È quello di ritrovare finalmente delle testimonianze dell'apprendistato milanese di Michelangelo Merisi. Ora due studiosi dicono di aver trovato un centinaio di carte caravaggesche, ma gli addetti ai lavori invocano cautela e mostrano scetticismo. Anche se...

di Luca FRIGERIO
(Foto ANSA)

Da zero a cento. Di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio fino ad oggi nulla si conosceva riguardo ai suoi anni milanesi, cioè dall’apprendistato adolescenziale presso la bottega del Peterzano fino alla sua partenza per Roma, poco più ventenne. Ora l’annuncio clamoroso della scoperta di un centinaio di disegni che potrebbero appartenere alla mano del grande maestro lombardo e alla sua prima stagione ambrosiana. Una notizia certamente destinata a fare “schiamazzo” (per usare un termine ricorrente nei giudizi che i contemporanei diedero delle opere stesse di Caravaggio).

I disegni sarebbero stati individuati da due studiosi, Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, proprio nel Fondo Simone Peterzano, da novant’anni custodito nelle raccolte del Castello Sforzesco di Milano. Una ricerca i cui risultati sono pubblicati in due ponderosi ebook in vendita su Amazon: una scelta “scientificamente” insolita, che ha fatto storcere il naso a più di un addetto ai lavori…

Il mondo accademico, del resto, reagendo a caldo alla notizia, non pare avere accolto di buon grado questa nuova “rivelazione” caravaggesca. Innanzitutto perché in questi ultimi anni più volte (e anche da parte di “serissimi” storici dell’arte, a dirla tutta) si è gridato al “miracolo” del ritrovamento di sconosciute o perdute opere del Merisi: annunci, tuttavia, ben presto smentiti di fronte all’evidenza di un’inconsistenza documentaria e perfino “qualitativa” dei lavori proposti.

E poi perché, è stato osservato, quel Fondo Peterzano è stato già scandagliato e analizzato innumerevoli volte in questi decenni, e anche se molti hanno inevitabilmente provato un brivido merisiano di fronte a quelle carte, nessuno aveva mai osato attribuirle direttamente alla mano del Caravaggio («O siamo noi tutti scemi o non lo so…», avrebbe commentato Maria Teresa Fiorio, già direttrice delle Civiche raccolte di Milano).

È anche vero, però, che il famigerato atto di battesimo, che ha finalmente certificato la nascita milanese di Michelangelo Merisi, è stato ritrovato pochi anni fa nell’Archivio storico diocesano da un emerito (nel senso di meritevolissimo) dilettante, laddove gli studiosi patentati avevano cercato senza trovare (o neppure avevano pensato di cercare…).

Insomma, in attesa di poter leggere e valutare quanto avrebbero scoperto i due studiosi, una certa cautela, e perfino un po’ di sano scetticismo, pare d’obbligo.

Resta il fatto che nulla si sa, come dicevamo, del periodo di formazione del Caravaggio, se non del suo certissimo alunnato presso il Peterzano (abbiamo perfino il contratto, datato 6 aprile del 1584). Ma cosa ha fatto Michelangelo in quegli anni? Cosa ha dipinto? In quali cantieri ha prestato la sua opera, anche come semplice ragazzo di bottega?

Un mistero che, unito alla straordinaria fortuna che oggi la pittura di Caravaggio riscuote (così vicina alla sensibilità e ai travagli dell’umanità del XXI secolo), continuerà ad alimentare i sogni di una vera e propria caccia al tesoro.

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