Un appuntamento raro e appassionante, incentrato sulla figura di re Davide, quello proposto al San Fedele domenica 2 dicembre nell'ambito del ciclo «Musica a più dimensioni».

di Giovanni GUZZI

Trio

L’aggettivo “biblico”, accostato a qualsiasi vocabolo, dà sempre di quest’ultimo un’idea di imponenza, di monumentalità, quasi di un qualcosa di eccessivo. Ma non è proprio questo il caso delle Sonate biblicheper clavicembalo di Johann Kuhnau(1660-1722) sulle quali è stato incentrato il programma dell’appuntamento di domenica scorsa, 2 dicembre, del ciclo Musica a più dimensioni ospitato da San Fedele Musica a Milano.

Le sei Sonate bibliche di Kuhnau sono infatti tutt’altro che brani “debordanti”, anzi hanno la leggerezza che è propria di tutta la musica eseguita sullo strumento “precursore” del pianoforte. E l’aggettivo è qui perciò motivato dall’esplicita volontà dell’autore di letteralmente e puntualmente “dipingere” con la musica passi della Bibbia. Pratica di cui Khunau è stato “alfiere” pressoché unico nel mondo germanico in anni in cui la musica “descrittiva” era uno stile tipicamente francese.

Pubblicate nel 1700 con titolo Rappresentazione musicale di alcune storie bibliche, fanno parte della musica per strumenti a tastiera realizzata a servizio della cosiddetta Hausmusik tedesca d’ascendenza rinascimentale, ovvero l’usanza di far musica in case private che, a quel tempo, era un importante elemento della vita sociale in situazioni liturgiche, operistiche o semplicemente strumentali.

L’ispirazione biblica di queste pagine è ampiamente attestata e non stupisce pensando al forte sentimento religioso di un’epoca che poneva la lettura dell’Antico Testamento quale base della formazione dell’individuo. Nello specifico di Kuhnau è espressione della sua sincera fede indissolubilmente legata all’ambiente culturale nel quale era profondamente immerso. Musicista dalla personalità poliedrica – teorico, critico e acuto polemista nell’ambito dell’allora nascente riflessione estetica musicale – Khunau ricoprì la carica di Kantor nella Chiesa di San Tommaso a Lipsia, incarico che, alla sua morte, fu assegnato a Johann Sebastian Bach.

Nella loro struttura quasi in forma di suites, le Sonate Bibliche di Kuhnau affiancano forme della musica strumentale propriamente tedesche – come il Preludio-Corale – a quelle ‘danzanti’ squisitamente francesi, anticipando così la commistione di stili nazionali diversi realizzata solo in decenni successivi da compositori francesi quali Couperin e Rameau.

Graziella Baroli, che le ha suonate al clavicembalo, osserva che la loro scrittura musicale «lascia all’interprete estrema libertà espressiva nel descrivere colori, situazioni e stati d’animo diversi». Una poetica «simile a quella di Frescobaldi per l’estrema varietà di sentimenti che le note permettono al musicista di trasmettere a chi ascolta coinvolgendolo nella vicenda descritta in forma strettamente didascalica». Perché questa diretta comunicazione non si perda, ognuna delle sei Sonate è, infatti, preceduta dalla narrazione dell’argomento in lingua tedesca, mentre una specifica didascalia in italiano è riportata all’inizio di ciascun movimento.

La musica è stata quindi di volta in volta introdotta e commentata da una voce narrante, un po’ come negli stacchi con i dialoghi dei film muti (per capirsi: quelli recentemente ripresi in The Artist). Così il pubblico ha potuto ben figurarsi e riconoscere nella Sonata n. 2 Saul malinconico e trastullato per mezzo della Musica il passaggio dalla rabbia del primo movimento: La tristezza ed il furore del Re alla gioia data dall’ascolto della musica dei due successivi: La Canzona refrigerativa dell’arpa di Davide e L’animo tranquillo e contento di Saul. O, ancora, nella Sonata n. 1, Il Combattimento tra David e Goliath nell’ambito del IV movimento (Il combattere fra l’uno e l’altro e la loro contesa. Vien tirata la selce colla frombola nella fronte del Gigante. Casca Goliath) il clou del colpo di fionda al quale segue un grande respiro e il pesante crollo a terra del corpo del gigante; e, nel successivo, le rapide figure con scale volte a restituire la Fuga de’ Filistei.

Poiché le due Sonate Bibliche eseguite si riferiscono alla figura del re Davide, nello stile consueto di San Fedele Musica alle note è stata intercalata la lettura di riflessioni spirituali; per l’occasione tratteda un corso di Esercizi spirituali del cardinale Carlo Maria Martini del 1988, dal titolo: Davide, peccatore e credente. Un originale confronto fra una drammatizzazione musicale di alcuni passaggi biblici in una prospettiva descrittiva con la riflessione profonda e l’esperienza spirituale del biblista e grande pastore milanese. «Davide è il tipo dell’uomo secondo il cuore di Dio, e non lo è per una moralità superiore, bensì per la sua fede» dichiara in proposito padre Pileggi, curatore dell’iniziativa.

Oltre alle Sonate Bibliche – raramente ascoltabili a Milano – il programma ha previsto poi anche due Trio sonate nelle quali al clavicembalo si aggiungono flauto traversiere e violino barocco. Di quella in re minore, alcuni attribuirebbero la composizione non a Carl Philipp Emanuel Bach ma al padre Johann mentre dell’autore dell’altra in do minore, Johann Joachim Quantz, si sa che in San Fedele è stato di persona per dirigervi un concerto di Sammartini.

Merita ancora un ultimo cenno la ragione storica della presenza del flauto traversiere in queste due opere strumentali da camera: entrambi i compositori appartenevano alla corte di Federico II di Prussia, compositore ed esigente musicista, al quale destinarono numerosi lavori per questo strumento di cui l’imperatore era un virtuoso.

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