In un saggio di Stefano Di Carlo e Luigi Meani (Effatà), la valorizzazione di una dimensione fondamentale per conoscere meglio noi stessi e stabilire relazioni significative con gli altri

di Adriana AMORESE

ascolto

«Saper ascoltare è una delle abilità più importanti nella vita di tutti i giorni, […] l’arte dell’ascolto può influenzare positivamente la nostra esistenza e la nostra relazione con l’altro».

Ascolto come arte, dunque, e non solo come tecnhe, questa la proposta di Stefano Di Carlo (psicoterapeuta) e Luigi Meani (sociologo), autori di Quando io parlo, tu mi ascolti? I segreti per un vero incontro con l’altro (Effatà, 9.50 euro), che in un dialogo sul tema si interrogano sul senso e sugli effetti di un buon ascolto, intrecciando le loro competenze e i loro saperi in modo da rendere la ricerca il più sfaccettata possibile.

Arte, quella dell’ascolto, che come tale presuppone conoscenza della materia, passione, abilità, capacità di essere flessibili per coglierne le varie sfumature. Un gioco di chiaro-scuro in grado non solo di creare ponti comunicativi con l’altro, ma anche di conoscere, proprio grazie all’essere entrato in relazione con un’altra persona, qualcosa in più di se stesso.

Lo so, ci si potrebbe chiedere: un altro testo sull’ascolto e la comunicazione? Non è già stato detto tanto? Domande lecite, stante l’offerta che si trova sull’argomento; eppure questo piccolo testo contiene una perla al suo interno, piccola, ma capace di generare riflessioni che ci aprono a una dimensione altra. Gli autori, infatti, per poter parlare efficacemente dell’ascolto e della comunicazione, hanno ritenuto centrale dedicare un buono spazio al silenzio. Silenzio come «ingrediente indispensabile nella comunicazione con l’altro, infatti, stando in silenzio e dando spazio all’interlocutore, si può capire di più e si possono condividere gioie e dolori». E ancora: «Il silenzio affina le capacità percettive e prepara il terreno alla creatività esplorativa dell’altro».

Retorica, tutto ciò? Non ci sembra affatto visto, che come dice Max Picard «l’uomo è diventato un’appendice del rumore!». Di fatto, l’epoca della massima espansione comunicativa e della connessione tecnologica costante ha generato nuovi tipi di solitudine e di patologie sociali nate proprio dalla mancanza di dialogo e relazioni vere.

Ecco perché è importante ritrovare la dimensione del silenzio: solo in essa possiamo guardare dentro noi stessi e far scaturire parole e ascolto efficaci nel rendere l’incontro con l’altro qualcosa di altamente significativo.

Un libro di facile lettura, con teoria ed esercizi pratici, rivolto a quanti vogliono approfondire questa tematica quanto mai attuale.

 

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