Al Museo del Duomo di Milano in mostra le opere inedite che il maestro dello Spazialismo, celebre per i "tagli", realizzò in occasione del concorso per la Quinta porta della Cattedrale. Dal 3 novembre esposta in Duomo anche la sua "Assunta".

di Luca FRIGERIO

Lucio Fontana è quello dei “tagli”. Geniale, irritante, provocatorio. Acclamato come il rinnovatore dell’arte contemporanea quanto accusato di averla definitivamente distrutta. Per le sue tele lacerate, per i suoi buchi attraverso le superfici, per i suoi grumi d’argilla. Ma che lo si ami o meno, quel che è certo è che Fontana è stato uno dei protagonisti dell’arte del dopoguerra, e uno degli artisti italiani più noti del Novecento.

Meno nota, semmai, è la sua produzione d’arte sacra, seppure essa sia tutt’altro che occasionale, e anzi espressione di un lungo, ininterrotto cammino di ricerca. Come rivela ancora una volta la mostra che il Museo del Duomo di Milano dedica oggi a Lucio Fontana, celebrandone così il cinquantenario della scomparsa, avvenuta appunto il 7 settembre 1968.

Una rassegna che viene inaugurata venerdì 26 ottobre e che eccezionalmente presenta l’ultimo bozzetto che il maestro italo-argentino realizzò nel 1955 per la quinta porta della Cattedrale, mai esposto prima al pubblico perché fino ad ora conservato presso il cantiere dei marmisti della Veneranda Fabbrica. Si tratta di un modello in gesso il cui precario stato di conservazione ha richiesto un delicato intervento di restauro, che si concluderà proprio nelle sale del museo, sotto gli occhi dei visitatori.

Al travagliato concorso per la quinta porta del Duomo di Milano, indetto nel 1950, Lucio Fontana era stato invitato per chiara fama, e nonostante i molteplici impegni di quel periodo febbrile, aderì al progetto con convinzione ed entusiasmo. Il suo modello per la nuova porta, il cui tema – “Origini e vicende della cattedrale” – era stato suggerito dallo stesso cardinal Schuster, spiccava per originalità inventiva e compositiva, dove i vari episodi non apparivano rinchiusi in precisi riquadri, ma fluivano in una narrazione libera e movimentata, a dare come l’impressione di una storia in progressione, più che un susseguirsi di singoli ed isolati episodi. La commissione giudicante fu ben impressionata da questo lavoro, ma forse “intimorita” da quell’estrema sintesi formale, da quell’«arte novissima» (come fu definita, e come si intitola la mostra), chiese a Fontana di “riequilibrare” l’insieme, riproponendo cioè un nuovo bozzetto. Richiesta, peraltro, che venne estesa anche agli altri partecipanti ritenuti più meritevoli, e cioè Enrico Manfrini, Francesco Messina e Luciano Minguzzi.

Dal nuovo esame risultarono vincitori ex aequo Fontana e Minguzzi. Sarà quest’ultimo, con una proposta all’altezza delle sue qualità di scultore, a ottenere infine la commissione della quinta porta del Duomo, che oggi ancora possiamo ammirare. Fontana, invece, probabilmente deluso, se non addirittura contrariato, da un’ulteriore richiesta di “sistemazione” della sua opera da parte della giuria, preferì abbandonare la partita.

La mostra milanese, realizzata sotto la direzione del comitato scientifico del Museo del Duomo presieduto da monsignor Gianfranco Borgonovo (e curata da Michela Aversa, Giulia Benati e Massimo Negri, con il coordinamento di Elisa Mantia), ripercorre in realtà l’intera avventura creativa di Fontana nella cattedrale ambrosiana, cominciata nel 1935 con la commissione della statua di san Protaso e continuata con il <Cavaliere>, un altro gesso del maestro dello Spazialismo realizzato attorno al 1951 e compreso nelle raccolte della Veneranda Fabbrica. Accanto a queste opere, inoltre, saranno esposti disegni e sculture degli altri artisti coinvolti nella vicenda della quinta porta, con materiali e documenti provenienti anche da altre istituzioni milanesi come il Museo del Novecento, la Galleria d’arte sacra dei contemporanei, la Triennale e gli archivi Giancolombo e Mulas.

Ma il protagonista, ovviamente, è sempre lui, Fontana. Così che sabato 3 novembre, al termine del pontificale nella solennità di san Carlo Borromeo, nel Duomo di Milano sarà svelata la sua pala dell’Assunta, che sarà collocata sull’altare di Sant’Agata per tutta la durata della mostra in museo. L’opera è la versione bronzea di un modello che l’artista plasmò nel 1955 su richiesta della Veneranda Fabbrica, e che avrebbe dovuto realizzare in marmo di Candoglia: ma il progetto rimase incompiuto.

Anche in questo lavoro, del resto, si coglie come l’arte di Lucio Fontana sia percorsa da un vigore plastico e da una vibrazione luministica capaci di animare la materia. Anzi, di andare oltre la materia stessa, come per liberarla di quella forza interiore che spinge fuori, in un’ansia di infinito. Una scultura percorsa da un’energia liberatoria, e intimamente, fortemente spirituale, che anela al Mistero.

L’arte novissima. Lucio Fontana per il Duomo di Milano (1936-1956),
Museo del Duomo di Milano (piazza del Duomo, 12),
dal 27 ottobre 2018 al 27 gennaio 2019.
La mostra è visitabile con il biglietto che permette l’accesso al Duomo e al Museo (3 euro),
senza costi aggiuntivi. Info: www.duomomilano.it, tel. 02.723375.

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