Quello ambrosiano è un patrimonio ecclesiale da valorizzare sempre di più, anche in vista di Expo 2015. Come spiega monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura della diocesi di Milano.

di Pino NARDI

Bressan

«Usare l’arte per portare a Dio». Monsignor Luca Bressan è il vicario episcopale per la Cultura della Diocesi. E, oggi Giornata nazionale delle famiglie al Museo, riflette su come valorizzare al meglio l’enorme patrimonio culturale presente nei musei promossi da Diocesi e istituzioni di area cattolica. L’obiettivo è fare ancora di più rete. Soprattutto in vista dell’Expo che porterà milioni di visitatori a Milano e in Lombardia. Un’occasione da non perdere.

Quale ruolo hanno questi musei all’interno del progetto diocesano sulla cultura?
Hanno tre funzioni che il cardinale Scola chiede loro di vivere. La prima, avere la capacità di raccogliere anche tramite una rete, la memoria attraverso la quale noi abbiamo espresso la fede. Tutti gli oggetti che sono esposti sono stati pensati per la fede (paramenti, quadri, oggetti sacri…): quindi testimoniare la fede dei nostri Padri, questo chiede ai musei che siano per definizione aperti, a rete, che dialoghino col territorio perché molti tesori non li puoi spostare, come l’Ultima Cena di Leonardo. La seconda: perché nascono questi luoghi di concentrazione che sono i musei? Per una capacità di proposta didattica ed educativa: chi va lì è invitato attraverso il percorso che fa a interrogare la propria fede, quindi il dialogo con il mondo della scuola, della catechesi, dell’educazione alla fede. La terza è la capacità che ha il bello di suscitare il rimando a Dio, il legame al Padre, cioè l’arte da sola è già un luogo sacro capace di aprire l’uomo a chiedersi chi l’ha fondato, chi l’ha creato, a cercare Dio, quindi essere un luogo di proposta missionaria molto forte. Questi sono i tre motivi per cui la Diocesi volentieri investe in questi settori con un suo museo, ma riconoscendo tutto ciò che autonomamente è stato creato. Si pensi ai patrimoni locali (tante parrocchie hanno organizzato i loro musei) e, allo stesso tempo, anche alle grandi istituzioni che abbiamo, come l’Ambrosiana, il Museo dei Cappuccini, la realtà del Sacro Monte, Castiglione Olona, Villa Cagnola. Ecco perché la Diocesi ci tiene a fare sinergia, non tanto per un discorso semplicemente di implementazione produttiva, ma proprio perché emerga quali sono gli obiettivi.

Si può fare un passo in avanti? C’è la possibilità di metterli in rete in un progetto unitario?
Sì, il Cardinale lo chiede e io ho già presentato l’idea: non diventare un soggetto unico e rimanere i soggetti e le realtà che sono, ma imparare a lavorare insieme per raggiungere lo stesso obiettivo.

Ci avviciniamo all’Expo. Quale ruolo può avere una presenza culturale di questo tipo a Milano e sul territorio in occasione di un evento che richiamerà milioni di visitatori?
Noi chiediamo ai musei e a tutte queste realtà di aiutare a diffondere il messaggio che la Chiesa ha scelto per essere presente a Expo, di aiutare ad incarnarlo e a renderlo capillare, ovvero "Non di solo pane". La capacità di mostrare che l’uomo per essere tale non vive solo di cibo materiale, ma di tutti quei cibi che sono le relazioni, l’incontro con gli altri, l’educazione, fino ad arrivare a incontrare Dio. Lo scopo del padiglione della Santa Sede e della presenza della Chiesa, è proprio di far vedere come è proprio Dio che ha scelto di farsi pane, ha scelto un alimento molto naturale e un rito quotidiano come il pasto per dire la sua presenza in mezzo a noi; è proprio Dio che ci insegna la strada e i musei hanno questo compito, mostrare questa strada scelta da Dio in mezzo a tutti.

Si possono annunciare già iniziative in questo senso?
Il Museo Diocesano intende ospitare a turno, in quella che chiamerà la "Stanza delle meraviglie", oggetti di altre realtà proprio per creare questa sinergia. Ma c’è già un tavolo che fa capo ai Beni Culturali che ha proprio questo scopo, quello di aiutarle a lavorare insieme e sicuramente per Expo arriveremo con progetti comuni.

Verrà coinvolto anche il patrimonio parrocchiale, con la sua capillarità di testimonianza nella storia?
Si pensi solo alla pala a Treviglio o alle tele del Duomo di Monza, oltre alla Collegiata di Castiglione, Saronno, il Luini, basta guardarsi in giro. Lo scopo dei musei è aiutare tutte queste realtà a intuire la potenzialità educativa, anche in vista del nuovo umanesimo, dato che tutti andiamo verso Firenze (Convegno della Chiesa italiana nel novembre 2015 "In Gesù Cristo il nuovo umanesimo", ndr), cioè i nostri Padri ci hanno dato quei tesori proprio per educare l’uomo, per aiutare l’uomo a capire chi è.

Tuttavia le parrocchie vanno stimolate a valorizzare ancora di più questo patrimonio…
Certo. Ad esempio, da questo punto di vista, in occasione della beatificazione di Paolo VI e dell’Expo ci sarà un itinerario, che stiamo costruendo, tra le nuove Chiese costruite nell’ultimo secolo proprio per far vedere come questo anelito educativo non si è fermato, è andato avanti.

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