Fino al 6 aprile 2018, la chiesa di San Gottardo in Corte accoglie la grande scultura, nel centenario dell'artista Venturino Venturi, legato al poeta Mario Luzi da una solida amicizia.

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La Chiesa di San Gottardo in Corte, all’interno del percorso del Grande Museo del Duomo di Milano, accoglie una della opere più importanti della produzione scultorea di Venturino Venturi: la grande Pietà di Micciano, realizzata nel 1997 in marmo bianco di carrara per la Pieve di Micciano di Anghiari.

Grazie alla collaborazione tra la Veneranda Fabbrica del Duomo, l’Associazione Mendrisio Mario Luzi Poesia del Mondo ed il Museo Archivio Venturino Venturi, nella ricorrenza del centenario della nascita di Venturi, la Chiesa di San Gottardo in Corte, chiesa degli artisti nella tradizione milanese, riafferma così l’importanza della scultura nella ricerca di forme artistiche sempre nuove, in grado di rileggere i grandi momenti dell’esperienza della fede attraverso inediti linguaggi.

«Non conoscessi Venturino da tanti anni, penserei che di artisti di quella specie si fosse perduta la razza. Promana da lui quel tanto di leggendario che colleghiamo con l’antica e perenne idea di creatore di forme vive; si tocca con mano la nascita di un’idea pensata nella materia che deve contenerla e esaltarla; non circospetto, non mediato né addomesticato dall’astuzia moderna: riappare l’antico confronto e la sfida tra la libertà e il limite». Queste parole del poeta Mario Luzi, legato allo scultore da una solida amicizia, tratteggiano un ritratto particolarmente interessante di Venturi, impegnato per tutta la sua vita nella meditazione sui grandi temi esistenziali, tra cui quello della Madre riveste una particolare importanza. Tutto nasce dal vissuto personale dello scultore ed in particolare dal dramma della guerra, che egli visse in prima persona sul fronte greco-albanese dove rimase ferito gravemente.

Arte e vita s’intrecciano così in modo radicale e profondo: la Pietà assume un significato universale; nel sacrificio del Cristo tra le braccia della Madre è racchiuso il dramma dell’uomo del XX secolo, il cui cammino è segnato da decine di milioni di morti e da fiumi di sangue versato, in una spirale di inaudita e cieca violenza. Certo, come suggerisce Luzi rileggendo Jacopone da Todi, “quelle crudeltà si operano e si consumano nella Sua carne. [Maria] è stata chiamata Donna de Paradiso e suo figlio è stato chiamato beato. Ma la forza di gravità del dolore sposta il centro nell’umano e solo nell’umano di questa prova”.

Alla fine del percorso artistico di Venturi non vi sono però pessimismo e rassegnazione. La parola chiave è “speranza” e lo scultore non può fare a meno di farsi interprete di questo concetto. “Io l’uomo non lo vedo morire, lo vedo nascere. Scolpire per me è come partorire… Io credo che, malgrado tutto, andiamo verso un rinascimento universale. Io ho l’impressione che mentre io rinasco gli altri stiano morendo. E allora io rinasco per farli rivivere cioè con la speranza di dargli vita”.

Anche per questo, forse, la Pietà di Micciano non cessa di peregrinare, per continuare a trasmettere il suo messaggio di dolore e di speranza: è partita, la «grande statua», del peso di due tonnellate, da una pieve di un borgo in provincia di Arezzo, ha quindi raggiunto Milano mostrandosi davanti all’altare della Basilica di Santa Maria delle Grazie, per poi approdare perfino all’estero, in Svizzera, nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Mendrisio. Da qui, nelle prossime settimane approderà al Grande Museo del Duomo dove, a partire dal prossimo 30 novembre, sarà visibile all’interno della Chiesa di San Gottardo in Corte, dove resterà fino al 6 aprile 2018.

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