Un intervento durato due anni, che ha riguardato anche i preziosi mosaici del V secolo di questo mausoleo imperiale, legato al nome di Galla Placidia, annesso allo straordinario complesso basilicale di San Lorenzo alle Colonne a Milano. Mercoledì 22 luglio, alle 21, concerto inaugurale.

di Luca FRIGERIO

«Riportare all’antico splendore» è un’espressione retorica spesso abusata, e quindi a volte perfino stucchevole. Ma in questo caso è quanto mai veritiera perché, dopo secoli, la straordinaria Cappella di Sant’Aquilino, in quel complesso monumentale d’eccezionale interesse storico e artistico che è la basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano (quella delle celebri Colonne), oggi ritrova finalmente la sua originaria luminosità. E questo grazie a un vasto intervento di restauro che ha permesso, ad esempio, la riapertura di finestre da lungo tempo tamponate e, soprattutto, la rimozione dei moderni strati di colore (peraltro ammalorati da infiltrazioni e da depositi di sporco), restituendo così una cromia degli intonaci il più possibile fedele a quella dell’età del tardo impero romano.

I lavori, promossi dalla parrocchia sotto la direzione dell’architetto Giorgio Ripa e con la supervisione della soprintendente Antonella Ranaldi, sono durati due anni e il costo totale è stato di circa seicentomila euro, sostenuto da fondazioni bancarie ed enti pubblici, ma anche grazie alle offerte della locale comunità e dei visitatori stessi. Un restauro, come hanno spiegato l’amministratore parrocchiale don Luca Camisana e il decano del Centro storico di Milano monsignor Gianni Zappa, ringraziando per il fattivo “gioco di squadra” dimostrato da tutte le parti “in campo”, che è solo il primo di una serie interventi che interesserà l’intera basilica di San Lorenzo, autentico gioiello, mirabilmente preservato, dell’architettura paleocristiana nell’Occidente europeo.

Un’antica tradizione voleva che questo sacello fosse stato fondato da Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio (al quale nel 395 sant’Ambrogio dedicherà un commosso discorso funebre) e sorella di Onorio. Ma quella che fino a pochi anni fa era considerata soltanto una leggenda oggi sembra trovare invece riscontro proprio nelle analisi delle strutture murarie, che risalgono effettivamente alla fine del IV secolo o, al più tardi, agli inizi del V secolo, in quell’epoca di transizione, cioè, in cui la corte imperiale si trasferisce da Milano a Ravenna.

Questa “Cappella della Regina”, come era chiamata nel Medioevo, sarebbe sorta dunque come mausoleo imperiale, accanto alla grandiosa basilica palatina: attraverso un atrio a forcipe (una sala quadrata con due pareti absidate) si entra in un’aula di forma ottagonale, con nicchie alternativamente semicircolari e rettangolari, coperta da una cupola a forma di ombrello, perfettamente emisferica.

Ancora nel Trecento il cronista milanese Galvano Fiamma descriveva questi ambienti come interamente decorati di mosaici, marmi preziosi e lastre di porfido. Oggi purtroppo ben poco rimane di tanta meraviglia, che prevedeva, ad esempio, una splendida raffigurazione musiva della “Gerusalemme celeste” nell’atrio, dove, peraltro, si erge un magnifico portale in marmo di Luni, ora restaurato, finemente scolpito e certamente “recuperato” da un precedente edificio romano. Ciò che è giunto fino a noi, tuttavia, è di qualità straordinaria, e si pone tra le rare testimonianze artistiche dell’epoca. Come il mosaico più completo, quello nella nicchia occidentale, anch’esso restaurato in questa campagna, che raffigura Cristo fra gli Apostoli, dove lo sfondo interamente dorato e il prato verdeggiante fra due specchi d’acqua alludono alla pienezza del Regno di Dio.

Già dedicata al martire Genesio, questa Cappella ha preso il nome di sant’Aquilino dopo che vi furono deposte le spoglie di quel sacerdote tedesco, nativo di Wurzburg, impegnato nell’assistenza dei malati di peste, ma anche nella difesa della vera fede, al punto da essere assassinato dagli eretici proprio nel capoluogo lombardo, nell’anno 1015. Il suo culto fu riproposto con entusiasmo dallo stesso san Carlo Borromeo, che lo volle come compatrono della città di Milano.

L’intervento appena concluso, inoltre, insieme al nuovissimo impianto di illuminazione, permetterà di gettare – letteralmente – nuova luce su alcuni aspetti fino ad oggi pressoché trascurati di questo sacro ambiente. Come ad esempio gli affreschi raffiguranti la cattura di Cristo, la sua flagellazione e la salita al Calvario, opera di un pittore attivo agli inizi del Cinquecento che sicuramente ha ben appreso la lezione di Leonardo da Vinci, ma che conosce anche lo stile di Vincenzo Foppa e che deve aver visto i dipinti del Bergognone: un artista ancora rinascimentale di sicuro talento, che gli studiosi, ora, hanno la possibilità di tirar fuori da un oscuro anonimato.

La Cappella di Sant’Aquilino, insomma, è davvero uno spazio di entusiasmante bellezza. Che a maggior ragione doveva emozionare gli antichi visitatori della basilica di San Lorenzo. Come il vescovo Benzo, che attorno al Mille esclamava: «Non esiste in tutto il mondo una chiesa più bella». Come dargli torto…

Per informazioni sugli orari di apertura, sulle funzioni e sulle visite si può consultare il sito: www.sanlorenzomaggiore.com Per la riapertura al pubblico della Cappella di Sant’Aquilino, mercoledì 22 luglio, alle ore 21, si terrà un concerto a ingresso gratuito della Cappella Sancti Satyri Mediolani (Matteo Riboldi, organo e cembalo; Matteo Galli, organo).
Le foto sono di M. Montagna.

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