Sarà la stessa sopravvissuta, che tra pochi mesi compirà 95 anni, a raccontare la sua drammatica esperienza di deportazione in un incontro che si terrà presso la Biblioteca di Bresso in occasione del Giorno della Memoria. Una storia che è stata raccolta nel libro “Tanto tu torni sempre” di Giovanna Caldara e Mauro Colombo (Melampo).

Ines Figini_Con Ciampi

«Cammino tra i Block… Ogni angolo, ogni dettaglio mi ricordano un particolare di quei mesi di prigionia. Rivivo le mie sofferenze. Rivedo la gente: un soldato in divisa, una reclusa che cammina a testa bassa, un’altra che corre… Risento i comandi dei tedeschi, i pianti, le grida, le bestemmie. Mi pare perfino di sentire l’odore della zuppa… Mi muovo come sospesa nell’aria, è un’emozione fortissima… Quando esco, non provo alcun sentimento di odio o desiderio di vendetta, solo un ringraziamento a Dio che mi ha salvata. È in questo momento che il sentimento del perdono si realizza compiutamente in me…».

Il racconto del ritorno di Ines Figini nel lager di Birkenau – dove venne internata durante la seconda guerra mondiale – è uno dei passaggi più intensi di Tanto tu torni sempre, di Giovanna Caldara e Mauro Colombo (Melampo Editore, 160 pagine, 15 euro). Il libro ripercorre la vita di una donna comasca che tra pochi mesi compirà 95 anni.

Lei stessa raccontarerà la sua vicenda in un incontro pubblico che si terrà presso la Biblioteca di Bresso (via Centurelli, 48), alle ore 17, insieme agli autori. 

Ines non era ebrea, non era impegnata nella Resistenza, non era dichiaratamente antifascista. Era operaia alla Tintoria Comense, storica azienda di Como coinvolta nello sciopero generale che arrestò l’attività lavorativa nelle fabbriche del Nord Italia ai primi di marzo del 1944. All’epoca Ines aveva meno di 22 anni: prese le difese di alcuni compagni di lavoro che erano tra gli organizzatori dello sciopero, e così venne arrestata e deportata con loro. Finì prima nel lager di Mauthausen, poi in quello di Auschwitz-Birkenau (dove rimase per oltre otto mesi) e infine a Ravensbrück. Dopo la liberazione venne ricoverata in un ospedale militare a causa di una grave malattia. Tornò a Como solo nell’ottobre del 1945. Sopravvisse all’inferno per non deludere la fiducia della madre che, quando lei era bambina e si allontanava da casa per giocare, non mostrava alcuna apprensione: «Tanto tu torni sempre…», le diceva.

Nominata commendatore della Repubblica nel 2004 dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, Ines Figini ha atteso più di cinquant’anni prima di portare la sua testimonianza nelle scuole. Il libro – corredato da un’appendice documentaria e da un contributo storico sulla deportazione in Italia e sul valore della memoria curato dal Centro studi “Schiavi di Hitler” – parla di una persona a cui il lager non ha rubato l’anima e che, dopo la deportazione, ha ripreso a vivere. Dal 1968 in avanti, ogni anno, è tornata là dove era stata reclusa. Ricorda tutto. E, nonostante tutto, è stata capace di perdonare.

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