Continua nella chiesa dietro la Rinascente l’iniziativa “Arte e contemplazione" con l’esposizione di un'opera d'arte per pregare. dal 24 febbraio riprendono anche gli incontri "Pregare con arte" che hanno come tema conduttore la Bolla di papa Francesco arricchita da opere d’arte opportunamente scelte e da brani musicali eseguiti all’organo.

di mons. Domenico SGUAITAMATTI
Rettore chiesa San Raffaele - Milano

Ecce Homo Pizzol

“Ecce Homo”: “Misericordiae Vultus”.

“Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre… Essa è divenuta viva, visibile, e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth… Chi vede Lui, vede il Padre. Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio.” (Papa Francesco)

Sante Pizzol, con la sua originale creatività e la sua raffinata sensibilità artistica, cattura la luce, la plasma con vena poetica e dà trasparente e delicata   visibilità alla verità che Papa Francesco annuncia nelle primissime righe della bolla di indizione dell’Anno Giubilare della Misericordia: “Misericordiae Vultus”. E ci consegna un trittico di volti.

“Ecce Homo”: colui che ci cerca. E’ Il volto del Cristo che chiama, al centro, riconoscibile nel suo sguardo vero, intenso, profondo; seducente nell’ occhio: finestra di luce e di verità aperta su un desiderio profondo che s’affaccia in tutta la sua straordinaria, straripante grandezza e bellezza: “Io ti amo”. Sapienti ed efficaci striature di delicati colori fusi nel vetro, come soffio di brezza leggera, avvolgono il viso, ne esaltano lo sguardo, lo liberano dalla muta e fredda rigidità della materia. Con leggero, ma deciso dinamismo, Egli ci viene incontro, caldo ed umano, ci trova, ci guarda, ci sorride e ci interpella: “E tu chi dici che io sia?”

“Ecce Homo”: colui che ci ama “fino alla fine”. E’ il volto del Cristo che soffre e che l’artista rivela nella parte destra dell’opera.  “La Misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi”. (Papa Francesco) Quella responsabilità che Cristo liberamente si assume nel Getzemani: “Padre, sia fatta non la mia, ma la tua volontà” e che declina nella sofferenza della passione, nella misura della croce e nel dono totale di sé fino a quell’ “uscire” di sangue ed acqua. Un volto che non ha più lineamenti, irriconoscibile nel suo patire, lacerato nella lotta tra vita e morte, straziato nel vorticoso magma materico nel quale le contorte linee nere sembrano acuire il dolore delle ferite, le campiture rosso scuro segnare il drammatico spazio del sangue fino al triangolo rosso nell’angolo basso che decisamente rimanda proprio al costato trafitto: “non ha né apparenza, né bellezza per attirare i nostri sguardi … uno di fronte al quale ci si copre la faccia”. (Isaia 53) Eppure lacerti di luce soffocata, ma non cancellata; sopraffatta, ma non vinta continuano ad essere eco di attese e speranze mai sopite né abbandonate.

“Ecce Homo”: colui che ci dona la vita. E’ il volto del Cristo risorto e che appare, informale, alla sinistra dell’opera. Con velature di forme e colori che la trasparenza del vetro esalta, Sante Pizzol crea una luminosa e sorprendente dissolvenza tra il volto umano del Cristo e il suo apparire da risorto a segnare una continuità nella diversità: “apparve sotto altro aspetto a due di loro mentre erano in cammino verso la campagna”. (Mc 16, 12). A questa continuità nella trasformazione, a questa visibilità che si vela di trascendenza l’artista affida il compiersi del Mistero. “La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza. ’Dio è amore’”. (Papa Francesco) Un amore che si fa sorgente viva di grazia e di verità e che scaturisce proprio dalla sguardo misericordioso del Cristo per farsi inarrestabile e debordante fiume di vita per tutta l’umanità. Non più un trittico di volti, ma un unico “Volto” sul quale fissare il nostro sguardo per poter “cogliere l’amore della SS. Trinità. (Papa Francesco)

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