Il colosso di rame che si innalza all'inizio del Lago Maggiore, sulle colline di Arona, è una meraviglia dell'arte e dell'ingegneria del XVII secolo. In attesa del restauro, un nuovo percorso didattico illustra la vita e le opere del Borromeo.

di Luca FRIGERIO

C’è già chi lo considera l’ultimo “miracolo” di san Carlo. Il fatto, cioè, che la gigantesca statua di rame che ritrae il vescovo Borromeo, e che domina il panorama del Lago Maggiore attorno ad Arona, non sembra presentare i segni di corrosione e di deterioramento che invece sarebbero naturali in un simile manufatto, da oltre tre secoli esposto alle intemperie e agli agenti atmosferici. Motivo per cui il “San Carlone”, come da sempre viene popolarmente chiamato, non solo attira ogni anno folle di visitatori, ma è anche meta di “pellegrinaggio” di studiosi da tutto il mondo.

Proprio nei giorni scorsi, infatti, il colosso è stato oggetto di un nuovo sopralluogo da parte del lussemburghese Jean-Marie Welter, uno dei massimi esperti a livello internazionale di analisi metallurgiche. Preludio di un nuovo progetto, stilato in collaborazione con il Politecnico di Milano e finanziato dall’European Coopt Institute e dall’Istituto italiano del rame, teso a studiare i materiali utilizzati nel XVII secolo per la realizzazione del “San Carlone” e il suo attuale stato di conservazione.

«Questa indagine offrirà dati scientifici di sicuro interesse da cui si potranno ricavare nuove conoscenze sulla statua», spiega Gianluca Erba, responsabile tecnico della Veneranda Biblioteca Ambrosiana che ha la custodia di questo “sacrario” borromaico fin dalla sua fondazione. Perché il “San Carlone” gode sì di ottima salute, in rapporto alla sua mole e alla sua età, ma necessita comunque di costanti interventi di manutenzione, e l’ultimo restauro “integrale” risale ormai a più di quarant’anni fa.

«Al momento – chiarisce ulteriormente Erba – stiamo definendo nel dettaglio gli interventi di cui la struttura necessita, sia nella parte esterna che in quella interna. Sarà poi redatto il progetto esecutivo e, ottenute le autorizzazioni necessarie dalla Sovrintendenza e dal Comune, ci si muoverà per reperire i fondi e trovare gli sponsor»: la stima del costo dei lavori, infatti, si aggira attorno al milione e mezzo di euro.

Intanto le presenze attorno all’effige ciclopica del Borromeo continuano ad aumentare. Anche per questo, per fornire un’offerta culturale ancora più completa, la Biblioteca Ambrosiana ha inaugurato nel “Parco della Statua” di Arona un nuovo percorso illustrato che ripercorre la vita e l’opera pastorale di san Carlo. I testi, in quattro lingue (italiano, inglese, francese, tedesco), elaborati da monsignor Marco Navoni, sono accompagnati dalle immagini di alcuni momenti salienti della biografia del santo che riproducono i famosi “Quadroni”, ovvero le serie di dipinti su tela esposte nei mesi di novembre e dicembre nel Duomo di Milano.

Il desiderio di realizzare un grande complesso devozionale dedicato alla memoria di san Carlo, proprio nel luogo che aveva assistito alla sua nascita e alla sua morte, sorse come spontaneo subito dopo la rapida canonizzazione del vescovo di Milano. L’idea è da far risalire direttamente al cardinale Federico Borromeo, cugino e successore del santo alla guida della diocesi, fedele continuatore della sua opera di riforma e fondatore della Biblioteca Ambrosiana stessa.

Il progetto, affidato al celebre architetto Francesco Maria Richino, aveva tratti grandiosi: il percorso doveva iniziare quasi in riva al lago con un arco trionfale, per risalire la collina con tre viali, fiancheggiati ciascuno da cinque cappelle illustranti momenti salienti dell’umana avventura di san Carlo, a cui avrebbero potuto aggiungersi altre quindici tappe dedicate alla sua sensibilità contemplativa. Il complesso sarebbe stato poi completato da un santuario, in cui raccogliere cimeli e testimonianze del santo vescovo, e da un annesso seminario. Il tutto esaltato da un segno visibile anche a grande distanza: un imponente “ritratto” del nuovo patrono della diocesi di Milano.

Il 12 luglio 1614 il cardinale Federico Borromeo poneva solennemente la prima pietra di questo Sacro Monte aronese, davanti a una folla immensa. A tanto entusiasmo, però, seguirono presto tempi difficili, che rallentarono il cantiere fino ad arrestarlo del tutto, e le poche cappelle costruite andarono presto in rovina.

Si ricominciò di buona lena sul finire del secolo, ripartendo proprio dal colossale monumento che, disegnato dal Giovan Battista Crespi detto il Cerano, fu completato soltanto nel 1698. Una statua unica ed eccezionale, che misura 28 metri d’altezza (a cui si aggiungono i quattro del basamento marmoreo) e che è composta da lastre di rame dallo spessore di circa quindici decimi di millimetro inchiodate le une alle altre, per uno sviluppo di oltre cinquecento metri quadri di superficie che modellano il fastoso drappeggio e la solenne, imponente figura del Santo.

Lo stesso Frédéric-Auguste Bartholdi, narrano le cronache, per quella sua Statua della Libertà che ancor oggi è il simbolo di New York e degli Stati Uniti d’America cercò ispirazione proprio qui ad Arona. All’ombra del “San Carlone”, che ancor oggi si volge verso le terre ambrosiane, alzando la mano in un gesto benedicente e di protezione.

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