Torna nei restaurati ambienti di Casa a Manzoni a Milano la rassegna realizzata dalla Fondazione P.R.G con una selezione di tavolette votive che illustrano momenti di vita quotidiana ed episodi prodigiosi legati all'alimentazione.

di Luca FRIGERIO

Ex voto PGR

Un uomo cade rovinosamente mentre raccoglie dei frutti da un albero. Una donna si dispera, perché le sue mucche non danno più latte. Un mugnaio viene travolto da un enorme sacco di farina, più grande e pesante di lui. Il figlio del gestore di un frantoio scivola nel liquido appena spremuto. Un contadino, zappando, si ferisce seriamente a una gamba…

Incidenti, imprevisti, disgrazie. Che possono capitare, purtroppo, a chi lavora, a chi è impegnato a trarre dalla terra il necessario per vivere, «con dolore» e «con il sudore della fronte», come leggiamo nella Genesi, secondo la condanna divina, dopo la caduta di Adamo ed Eva.

Episodi di quotidiana sventura, già. Eppure infine “redenti” da un intervento soprannaturale: per la risposta premurosa di un santo invocato, per l’apparizione rassicurante della Vergine (Madre di Dio e madre di tutti), per il gesto salvifico del Signore.

Momenti di vita drammaticamente vissuta e felicemente “risolti”, insomma, che sono stati illustrati a tramandati a futura memoria in colorati ed espressivi ex voto: tavolette per lo più dipinte a tinte vivaci e dal gusto schietto e popolare che raccontano la “grazia ricevuta”. Che testimoniano, una volta di più, l’incontro con il divino nell’umano.

La Fondazione “P.G.R.” ne propone oggi una selezione in una nuova mostra allestita a Milano nei restaurati ambienti di Casa Manzoni a Milano (dove peraltro aveva già presentato altre interessanti rassegne tematiche), attingendo alla propria, vastissima collezione.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano è il significativo titolo dell’esposizione, che presenta infatti un’ampia selezione di ex voto che hanno per tema il cibo e l’alimentazione, come a riprendere e a introdurre le linee guida dell’Esposizione universale ormai imminente.

Le opere oggi esposte vanno dalla fine del Settecento agli anni Quaranta del secolo scorso e provengono da varie regioni italiane, dalla Campania all’Alto Adige, dal Piemonte alla Sicilia, ma anche da altri Paesi (come l’Austria e il Messico). Acquistate nel corso di due generazioni dalla famiglia Cefis sul mercato antiquario, in alcuni casi risulta chiaramente individuabile il contesto d’origine, mentre per altri non resta che una generica attribuzione locale.

Assai diverso, e non può essere altrimenti, è l’aspetto di queste tavolette votive. Tutte accomunate dalla semplicità della composizione e dall’immediatezza del messaggio, ma ognuna con un suo “stile” particolare. E non soltanto per la mano che le ha realizzate (ora talentuosa, d’artista; ora ingenua, naïf, quasi fanciullesca), ma anche per i supporti impiegati (dal legno alla tela, alla latta) e per le dimensioni, di norma contenute, e che tuttavia possono variare per meglio adattarsi al soggetto rappresentato.

Davanti ai nostri occhi, così, sfilano una serie di tragedie sfiorate, di incidenti che potevano essere fatali e che invece sono stati evitati, di ferite risanate, di guai a cui, chi risiede nell’alto dei cieli, ha posto rimedio, venendo in aiuto alla fragilità umana. Con toni a volte anche divertiti (come la bambina che, avendo rubato un uovo, è inseguita dalle oche inferocite), o perfino fiabeschi (nel caso della fanciulla che, raccogliendo funghi nel bosco, s’imbatte in un orso, ammansito dallo “sguardo” di san Francesco…).

Un mondo vivace e vero, dal linguaggio diretto come una parlata dialettale, ma animato sempre da una fede genuina e incrollabile. Perché davvero, ci ripetono manzonianamente queste immagini, «la c’è, la Provvidenza!».

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