Inaugurazione giovedì 2 luglio, alle 17.30, alla presenza di autorità e sponsor. Una mostra illustra l'intervento e le particolarità di quest'opera, realizzata tra il 1928 e il 1932 da uno degli architetti italiani più significativi del Novecento.

Terragni Caduti Erba

Giovedi 2 luglio 2015 saranno inaugurati i lavori di restauro conservativo del Monumento ai Caduti di Erba, progettato da Giuseppe Terragni nel periodo 1928 -1932.

Il taglio del nastro avverrà alle h. 17.30, in loco, a cura del Sindaco della Città Marcella Tili e di Carlo Cattaneo, Presidente del Rotary Club Erba Laghi, sodalizio promotore e partner originario della iniziativa. Marco Ortalli, progettista e direttore del restauro, illustrerà le finalità dell’intervento e gli esiti delle opere. Alle h. 18,30, al piano terra della attigua Villa Candiani, sita in via Crotto Rosa 1, seguirà l’inaugurazione della Mostra dal titolo: Giuseppe Terragni. Il Monumento ai Caduti di Erba Incino 1928-1932. Il mutevole permanere dell’antico linguaggio architettonico a cura di Alberto Novati e Aurelio Pezzola, foto di Giovanni Colosio (allestimento/grafica di Giovanna Saladanna).

Il monumento sorge nel punto in cui convergono alcune strade, vicino a Villa Clerici, dimora storica, e non lontano dalla chiesa parrocchiale e da villa Majnoni, dove ha sede il municipio. Attraverso un’ampia scalinata in pietra, orientata da ovest ad est, si sale alla sommità del colle, dove lo spazio del monumento è organizzato attorno alla doppia scala che cinge il sacrario.

La scalinata supera un dislivello di circa venticinque metri; è costituita da quattro rampe lineari cadenzate sul passo di tre pianerottoli, lungo il pendio naturale del luogo. La scala è un inserimento netto che interrompe la coltre erbosa, come fosse una dura concrezione che emerga dalla leggerezza del prato. Due filari di cipressi affiancano la scalinata accompagnando la salita alla terrazza superiore, dove si apre il sacrario. Ancora è sottolineato il rapporto del monumento con il paesaggio collinare. Raccogliendo la consuetudine degli spazi e delle architetture rurali, la scala è costruita con gradini in pietra e ciottoli di fiume. 
La terza rampa, in cima alla scalinata, si conclude di fronte all’edificio cilindrico dove si trova la cripta del sacrario, elevato sulla terrazza che domina il paesaggio. Due rampe di scala si allungano ad emiciclo attorno al sacrario e salgono alla terrazza, sulla quale fa da fondale un’esedra in pietra, aperta fra due ali e traforata da portali ad architrave e ad arco.

Un disegno complessivo che si articola nella contrapposizione di elementi curvilinei, concavi (l’esedra) e convessi (il sacrario e le scale ad emiciclo). Una scritta campeggia nella cornice curvilinea del sacrario, al di sopra dei portali di accesso alla cripta; vi si legge: “per quelli che furono, per quelli che sono, per quelli che saranno”.

La terrazza è ricoperta dal manto erboso, con due tracciati ortogonali in pietra che marcano ad un tempo gli assi cartesiani, con le direzioni dei punti cardinali, e il simbolo della cristianità. L’architettura è semplice, priva di ornamenti, severa nella composizione come nella scelta dei materiali e degli effetti cromatici, in un bel rapporto e contrasto tra la durezza della pietra e la morbidezza e lucentezza del verde, sia esso il prato, siano essi gli alberi che cingono e marcano l’inserimento del monumento nel paesaggio.

L’opera di Terragni si discosta non poco dalla più vasta teoria di monumenti celebrativi ai caduti del dopoguerra. Il progettista non cede alla retorica della celebrazione diretta degli eventi, ma ricorre ad un linguaggio molto semplice e comprensibile ai più, utilizzando nella sua trama gli elementi del luogo che si riflettono nel paesaggio circostante, al quale inevitabilmente tutta la composizione e lo spazio così organizzato si riferisce.

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