Con questo grande ciclo pittorico, realizzato da Annamaria Trevisan, la parrocchia del Gallaratese a Milano ha festeggiato i 50 anni della posa della prima pietra della sua chiesa e l'apertura dell'Anno della fede.

testo e foto di Luca FRIGERIO

Maria Regina Pacis Milano Gallaratese

Figure chiare, diafane, si agitano sulle rosse pareti di mattoni come mosse dal vento dello Spirito. «Credo», dicono quelle forme slanciate. «Credo», testimoniano quelle mani protese, quelle gambe in cammino, quei volti illuminati. Professione di fede dipinta sui muri, che risuona amplificata nella voce dell’assemblea, ad ogni celebrazione eucaristica…

Ha festeggiato in questi giorni il cinquantesimo della posa della prima pietra, la comunità che si stringe attorno alla chiesa di Maria Regina Pacis, al Gallaratese, nella comunità pastorale della Trasfigurazione del Signore a Milano. E lo ha fatto “regalandosi” un dono prezioso: il completamento della decorazione interna del proprio tempio, con l’esecuzione, appunto, di un grandioso ciclo pittorico che illustra le parole del «Credo», secondo il progetto originario ideato da monsignor Valerio Vigorelli mezzo secolo fa. Ed è stato lo stesso architetto della Scuola Beato Angelico, al cui genio creativo si devono tanti significativi lavori nella diocesi ambrosiana (oggi alla soglia dei 90 anni), a individuare proprio in Annamaria Trevisan l’artista capace di tracciare, sulle pareti del sacro edificio milanese, immagini possenti e allo stesso tempo discrete, forti di un’espressività coinvolgente, rispettose di uno spazio già profondamente caratterizzato.

Fu l’allora arcivescovo Montini a volere, per questa nuova chiesa in un quartiere in rapida espansione alla periferia occidentale della metropoli, la dedicazione a Maria “Regina della Pace”. Erano anni, quei primi dei Sessanta del secolo scorso, carichi d’ansia per il confronto mondiale fra blocchi contrapposti, sotto la minaccia nucleare e l’accendersi di conflitti in varie parti del globo, ma anche già segnati da duri contrasti sociali, soprattutto attorno al mondo del lavoro.

«Pace», dunque, chiedeva il futuro papa Paolo VI, affidando il suo popolo alla protezione della Madre di Dio. E Vigorelli ha saputo dare voce a questa invocazione incarnandola nella pietra viva, con un progetto che, fin dalla struttura del tempio, esprime protezione e accoglienza, e che rievoca, nella pianta come nella copertura, quella corona che è simbolo della divina regalità della Vergine, ma che allo stesso tempo “incorona” l’assemblea stessa, segno di quella Chiesa di cui Maria è figura. “Donna vestita di sole”, nella visione apocalittica, che s’impone nella grande composizione musiva dietro l’altare illuminata da vaste vetrate: l’una e le altre firmate da Ernesto Bergagna, altro indimenticato maestro della Beato Angelico, dalla squisita sensibilità artistica e religiosa.

È in questo contesto così denso di simboli e richiami che oggi si è mossa Annamaria Trevisan. Versetto dopo versetto, frase dopo frase, seguendo fedelmente la scansione fissata nei secoli (e qui già incisa in lastre marmoree), l’artista vicentina ha dato corpo alle parole del «Credo» con figure monumentali, riunite in gruppi distinti dalle nervature stesse della struttura architettonica, eppure allo stesso tempo legate fra loro in un discorso fluido e con eloquenti incroci. Un lavoro non facile, quello della Trevisan, sia per la difficoltà di intervenire in un programma iconografico preesistente, sia per la particolare superficie su cui stendere la materia pittorica – mattoni in rilievo -, che ha richiesto specifici accorgimenti tecnici. Aspetti, tuttavia, risolti con una pittura efficace, ora come evanescente, ora più corposa, sempre cangiante in una cromia dove, alla luce delle vetrate, ai bianchi si sommano i gialli, agli ocra le tinte azzurrate.

Il Simbolo apostolico e le affermazioni cristologiche si susseguono così in una scansione artistica che riprende, adattandoli, grandi cicli medievali e rinascimentali (come quello del Vecchietta nel battistero del Duomo di Siena). Ma non mancano, giustamente, le novità e le invenzioni legate alle vicende del nostro tempo e alla storia peculiare di questa parrocchia milanese: ed ecco allora anche le figure dei santi titolari delle diverse chiese della comunità pastorale del Gallaratese; ed ecco anche i volti dei santi contemporanei, da padre Kolbe a madre Teresa di Calcutta, da Giuseppina Bakhita a padre Pio, ai pontefici del ventesimo secolo. Sì, fino a papa Giovanni Paolo II che proprio qui, nel 1983, concluse la sua visita a Milano in occasione del Congresso eucaristico, celebrando l’eucaristia di fronte a una folla oceanica: un unico coro, «tutto il mondo», come ebbe a esclamare lo stesso Wojtyla, che proclamava il suo «Credo».

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