Nel quinto centenario della morte, anche gli oratori celebrano il genio del Rinascimento italiano ispirandosi alle sue fantastiche invenzioni per realizzare maschere, costumi e carri allegorici. Dal paracadute all'elicottero, fino al terribile cannone... sparacoriandoli!

di Luca FRIGERIO

Anche il carnevale ambrosiano rende omaggio al genio di Leonardo da Vinci. I ragazzi degli oratori della diocesi di Milano, infatti, seguendo le indicazioni e i suggerimenti della Fom, hanno preparato maschere, costumi e carri allegorici ispirati ai capolavori e alle invenzioni del grande protagonista del Rinascimento italiano, e in questi giorni stanno sfilando per le strade e tra le case delle nostre città, contribuendo così, in maniera divertente e simpatica, alle celebrazioni che ne ricordano il quinto centenario della morte.

A Leonardo, del resto, le feste “in maschera” non dispiacevano affatto. Alla corte di Ludovico il Moro, durante il suo primo soggiorno a Milano, più volte fu incaricato di organizzare eventi e spettacoli che suscitarono la meraviglia e l’ammirazione dei contemporanei. Come la memorabile “Festa del Paradiso”, realizzata nelle sale del Castello sforzesco in occasione delle nozze tra Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona, nel 1490, dove il maestro toscano diede prova di tutto il suo talento creativo, non soltanto in campo artistico, ma anche meccanico e ingegneristico, mettendo in scena una rappresentazione teatrale di grande impatto visivo e con inediti “effetti speciali”, tra mitologia e astronomia, sfruttando anche i suoi pionieristici studi scientifici.

Tra le moltissime invenzioni vinciane, dunque, gli animatori della Fom ne hanno scelte alcune che si prestano particolarmente a un’interpretazione carnevalesca, invitando i ragazzi a rielaborarle in forma divertente e scherzosa. Come il celebre “paracadute”, ad esempio, il cui disegno si trova nel foglio 1058 del Codice Atlantico, conservato come è noto presso la Biblioteca Ambrosiana, ed è databile attorno al 1485, quando cioè Leonardo era particolarmente interessato alla questione del volo meccanico, a partire dallo studio del comportamento degli uccelli. Lo schizzo originale è accompagnato da indicazioni precise su come realizzare tale apparato, costituito da un «padiglione di pannolino intasato» (ovvero una tela di lino molto compatta) che doveva misurare dodici braccia fiorentine – cioè circa sette metri e venti centimetri – sia in altezza sia di base, cioè di forma piramidale. Il nostro inventore assicurava che con questo “paracadute” chiunque «potrà gittarsi d’ogni grande altezza sanza danno di sé», ma non si sa se sia stato effettivamente provato, e con quali risultati…

Sempre in campo aeronautico, il sussidio della Fom suggerisce inoltre di prendere ispirazione dalla famosa “vite” di Leonardo, presente sul foglio 83 del cosiddetto Manoscritto B (oggi conservato all’Istituto di Francia a Parigi: fu infatti trafugato dall’Ambrosiana da Napoleone, insieme ad altri preziosissimi codici vinciani). In questo affascinante disegno molti studiosi vedono addirittura l’antenato dell’elicottero, ma probabilmente questa “vite aerea” era destinata più a studiare l’efficienza trattiva dell’elica che a costituire una vera e propria macchina per il volo. Lo stesso Leonardo, del resto, in una nota a fianco consiglia di farne un modello di carta e lanciarlo mediante una molla a spirale avvolta alla base della vite stessa per… vedere l’effetto che fa!

Ma Leonardo, lo sappiamo, non era attirato soltanto dalle sfide più difficili e più “alte”, ma si interessava anche di trovare soluzioni a problemi concreti e quotidiani. Il suo naso, insomma, era puntato tanto verso il cielo quanto infilato… nelle cucine! Ecco allora che per questo carnevale la Fom propone uno spiritoso forno a “macro-onde”, con tanto di flutti marini in movimento. Il maestro di Vinci non era arrivato a tanto, ma tra le sue carte, effettivamente, diversi sono gli studi destinati a creare forni più efficienti, più capienti, più areati di quelli in uso al suo tempo, soprattutto per soddisfare i voraci appetiti della corte sforzesca; tanto che in suo appunto non riesce a trattenere una certa soddisfazione: «Questo è il vero modo di cuocere gli arrosti».

Nella lettera di presentazione a Ludovico il Moro, del resto, Leonardo vantava soprattutto la sua capacità di fornire al duca di Milano armi innovative e macchine da guerra superiori a quelle di qualunque altro esercito. E infatti le sue carte sono piene di progetti di ordigni bellici di ogni misura, per attaccare le schiere nemiche o difendere le proprie posizioni, compresi una sorta di carrarmato ante litteram e una specie di “motoscafo” d’assalto. Eppure, come si evince dai suoi scritti, Leonardo credeva nella forza della pace, più che nella follia della guerra. Per questo il “mortaio sparacoriandoli”, ideato dalla Fom a partire dai suoi disegni nel Codice Atlantico, gli sarebbe certamente piaciuto. E chissà che non l’abbia inventato davvero…

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