Realizzati dalla Scuola Beato Angelico di Milano, custodiscono le maglie insanguinate che il Pontefice indossava durante il fallito attentato di Manila

L'urna con la reliquia di Paolo VI

Alla Scuola Beato Angelico di Milano, noto laboratorio d’arte sacra fondato nel 1921 da monsignor Giuseppe Polvara, è stata affidata la realizzazione di due reliquari per la rispettiva custodia delle due maglie insanguinate, indossate da papa Paolo VI nell’attentato subìto a Manila nel 1970. All’aeroporto, in mezzo alla folla, uno sconosciuto si era avventato su di lui brandendo un kriss

Ciascun reliquiario è formato da un doppio cilindro di vetro con diametri diversi per consentire l’inserimento in posizione verticale dell’indumento; poggiano su un basamento in legno wengé, lavorato al tornio. Intorno, incisa su una piattina di metallo dorato, le scritte: “Cristo, tu ci sei necessario!” e “La civiltà dell’amore prevarrà”. La prima frase si riferisce a una nota preghiera composta dal Papa Beato, la seconda dà senso compiuto alla celebre espressione “La civiltà dell’amore” utilizzata dal Papa per la prima volta nella mattina di Pentecoste del 1970 e poi ripresa più volte in altri interventi.

Una decorazione cesellata su lastra d’argento fascia il cilindro esterno: comincia sul fronte con un serto di foglie di palma e si chiude sul retro con una corona d’alloro cingendo un medaglione raffigurante la scena dell’attentato. La volontà dell’Autrice è stata quella di raccontare il celebre testamento paolino, reso proprio anche dal papa Beato: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2 Tim.4,7) attraverso elementi iconografici che richiamassero il martirio, il premio e il combattimento.

Un disco d’argento, sormontato da un tetraedro, chiude il cilindro sul lato superiore. Il suo disegno è scandito da una sovrapposizione di triangoli equilateri inscritti in cerchi concentrici, che consentono lo sviluppo di spazi narrativi attraverso due linee di racconto intrecciate: la prima è dedicata alla rappresentazione araldica dello stemma di Papa Montini e la seconda è riservata all’aspetto del viaggio apostolico che accomunava tanto l’Apostolo Paolo quanto il Beato Papa Paolo VI. 

Il motto episcopale In Nomine Domini, i tre gigli e i monti all’italiana fungono da inserti decorativi tra i quali si sviluppa, a cerchio, il tema del viaggio. Quell’itinerario, acceso dalla Carità, rappresentata da fiammelle, ripercorre le tappe di: –  Milano, sede dell’infaticabile ministero arcivescovile negli anni del boom economico; –  Roma che lo vide nei drammatici anni della guerra al fianco di Papa Pio XII e successivamente nei difficili anni che scandirono il suo pontificato; la Terra Santa, testimone del primo ed importantissimo viaggio compiuto dal Papa. Stabilito poco dopo la sua elezione ed organizzato durante lo svolgimento del Concilio Vaticano II, il pellegrinaggio papale volle significare un sicuro ritorno alle origini ed un punto fermo per il proseguimento e la conclusione dei lavori conciliari.

Sul disco ogni tappa è segnata da un crisopazio e ogni città è rappresentata dalla facciata di una chiesa: il Duomo di Milano, la Basilica di San Pietro a Roma e la Basilica del Monte Tabor, in Terra Santa che ha un ulteriore significato: Papa Paolo VI tornò al Padre il 6 agosto 1978, giorno della Solennità della Trasfigurazione. 

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