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Cattedrale

I Quadroni di san Carlo: in corso il restauro

I 26 teleri del Duomo di Milano che illustrano la vita del santo arcivescovo Borromeo saranno oggetto di un vasto intervento di restauro che durerà 6 anni. Il progetto è stato presentato al Cantiere Marmisti della Veneranda Fabbrica. Due le opere attualmente in restauro: quella del 1602 del Cerano e quella del 1660 circa di Filippo Abbiati

di Luca FRIGERIO

28 Ottobre 2026
Il telero del Cerano in corso di restauro (al centro, il presidente della Veneranda Fabbrica Confalonieri)

Quest’anno, per la festa liturgica di san Carlo, il 4 novembre, tra le navate del Duomo di Milano non verranno appesi i celebri Quadroni, come di consueto. Sembra una brutta notizia, ma in realtà c’è da esserne contenti. La ragione, infatti, è che i preziosi teleri che illustrano la vita del Borromeo sono in restauro, affidati alle sapienti mani di tecnici e specialisti (che per la maggior parte, in verità, sono donne, come è giusto ricordare).

L’operazione, che riguarderà tutti i 26 Quadroni di san Carlo, è stata presentata oggi in una conferenza stampa presso il Cantiere dei marmisti della Veneranda Fabbrica del Duomo, che ha visto gli interventi di Fedele Confalonieri, presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo; Elisa Mantia, coordinatrice dell’area cultura; Roberta Grazioli, coordinatrice del progetto di restauro.

Proprio all’interno dei capannoni alla periferia nord occidentale di Milano, infatti, è stato allestito anche il laboratorio di restauro delle grandi tele, che misurano ben sei metri di lunghezza per quasi cinque di altezza. Un intervento che è già iniziato nel luglio scorso e che ora proseguirà a ritmo serrato, affidato per concorso a due ditte di restauro, tra le più note e apprezzate del settore.

L’altro quadrone in restauro, quello realizzato da Filippo Abbiati

Il nucleo iniziale del ciclo pittorico risale alla beatificazione dell’arcivescovo Borromeo, con una ventina di dipinti realizzati tra il 1602 e il 1604. Fu la stessa Fabbrica del Duomo a volere questa impresa, finanziandola interamente, sotto l’egida del cardinale Federico Borromeo, cugino di san Carlo e suo successore, seppur non immediato, alla guida della Diocesi di Milano. Fu infatti il fondatore della Biblioteca Ambrosiana a indicare i temi da rappresentare, suggerendo anche i nomi degli artisti, tra i più noti del tempo e in qualche modo legati a quell’Accademia da lui stesso creata. La serie della «vita» fu poi completata tra il 1660 e il 1740 con altri otto teleri, mentre già nel 1609, in vista della canonizzazione di san Carlo, era stata predisposta quella con i «miracoli» di cui l’arcivescovo era stato protagonista.

Il restauro dei Quadroni è partito proprio da due opere particolarmente significative dei due diversi momenti storici.

La prima reca la firma di Giovan Battista Crespi detto il Cerano, uno dei maestri della pittura lombarda del primo trentennio del XVII secolo. La tela mostra il momento in cui san Carlo vende il principato d’Oria, un suo possesso personale situato nelle Puglie, vicino a Brindisi, per distribuire il ricavato ai poveri. Da quella alienazione il Borromeo aveva ottenuto l’ingente somma di 40 mila scudi. Alla fine, tuttavia, risultò che erano stati dati in beneficenza migliaia di denari in più, tratti sempre dal patrimonio del Borromeo: un errore che il santo arcivescovo giudicò «molto giovevole» e frutto della Provvidenza. La tela del Cerano è un capolavoro di composizione scenografica, con gli uomini in primo piano – figure in tutto michelangiolesche – che salgono una scalinata curvi sotto il peso dei sacchi pieni di monete, mentre in alto a sinistra si riconosce la figura di san Carlo, umile e quasi dimessa, eppure gigantesca nel gesto eroico di quella carità smisurata.

Particolare del telero del Cerano con san Carlo

Il secondo quadrone attualmente in restauro, invece, appartiene alla fase del completamento del ciclo dedicato alla vita del santo, nell’ultimo quarto del Seicento. È opera di Filippo Abbiati, uno dei più acclamati pittori nel passaggio tra Seicento e Settecento in terra ambrosiana. Il suo telero, posto all’inizio della serie, rappresenta il solenne ingresso di san Carlo a Milano, il 23 settembre 1565, città e Diocesi di cui diventava pastore all’età di 26 anni. Sorprendente è il dinamismo della scena, in un gioco continuo di luci e ombre, ma anche di torsioni esasperate e di differenti espressioni, tra chi gioisce per l’arrivo del santo vescovo e le urla di persone spiritate, in primo piano a sinistra, che «muggivano come bestie» tormentate da quella presenza benedicente, come raccontano le cronache dell’epoca.

Un dettaglio del quadrone firmato da Filippo Abbiati

Ultimata la fase di restauro, che comporterà anche un’adeguata intelaiatura con un sistema di nuova concezione, i due quadroni verranno esposti in cattedrale, dove nel corso dei prossimi mesi si affiancheranno le tele via via restaurate. Un intervento che, nel complesso, proprio per la sua ampiezza e importanza, richiederà ben sei anni di lavoro incessante. Ma, come si diceva, è un’attesa che sarà resa piacevole dalla certezza di poter tornare ad ammirare questi capolavori borromaici in tutto il loro splendore.