Un reportage su coloro che nella metropoli ci sono ma "non si vedono", raccolto in un volume con la prefazione di Garzonio e l'introduzione di Natoli e presentaato in una mostra alla Cada dei diritti a Milano.

di Silvio MENGOTTO

Lazzati Invisibili

Il libro Visibili. inVisibili. Reportage (Edito da La Vita Felice) è un reportage realizzato dalla fotografa Margherita Lazzati con la presentazione di Marco Garzonio e l’introduzione di Salvatore Natoli.

Il volume pubblica 56 fotografie realizzate in vari luoghi di Milano (e altrove) dove Margherita Lazzati ha cercato le presenze invisibili, ossia quelli che la gente chiama, con un orribile termine, “barboni” o, più diplomaticamente, “clochards”.

Il libro è stato presentato presso la Casa dei Diritti, in via De Amici 10 a Milano. Nata per volere del Comune di Milano nel dicembre 2013 come  spazio di confronto per promuovere politiche di inclusione sociale e di pari opportunità per tutti, la Casa ospita in questi giorni una mostra fotografica di gigantografie che riproducono alcune fotografie pubblicate nel libro della Lazzati.

L’ingresso è libero (per informazioni tel. 02.88441641).

Tra i protagonisti dell’evento anche le persone invisibili detenute nel carcere di Opera che, grazie al Laboratorio di Lettura e Scrittura Creativa fondato da Silvana Ceruti (Ambrogino d’Oro), hanno avuto l’opportunità di rendere visibili a se stessi e nella società civile i loro talenti nascosti della poesia.

«L’obiettivo fondamentale del Laboratorio nato vent’anni fa – dice Silvana Ceruti – è quello di fare un pezzo di strada insieme a persone “dentro” e persone “fuori”, scoprire sentimenti propri e altrui, sperimentare linguaggi e, attraverso la poesia dire «Ci sono anche io, posso produrre bellezza. Non dimenticarmi». A oggi dall’editore Gerardo Mastrullo sono state pubblicate varie antologie poetiche (Cara vita ti scrivo, Nessuna pagina rimanga bianca, Preghiere dal carcere) e una quindicina di calendari con poesie e immagini fotografiche donate da Margherita Lazzati.

Utilizzando una macchina digitale Margherita Lazzati ha fotografato una quotidianità rimossa. Ha selezionato tra gli scatti di architetture conosciute (Teatro alla Scala, Duomo, Galleria Vittorio Emanuele), ma viste con una sensibilità particolare. Scatti anche dal tetto del Duomo. In particolare si è soffermata nella città «disseminata di grovigli umani, sguardi smarriti che interpellano le nostre coscienze».

Durante il Laboratorio, a porte chiuse con la presenza dell’Assessore Pierfrancseco Majorino, Margherita Lazzati ha chiesto agli amici e persone detenute presenti un commento scritto attinente alle fotografie esposte.

Calogero, 41 anni passati in istituti di pena, scrive: “Notte! Per strada la mia casa, di cemento il letto, solo il sole come coperta. Il ristorante? Quel bel cesto della mondezza e l’erba del prato a dissetarmi. Rallegrato dal suono di una fisarmonica vedo il suonatore con la valigia aperta e vuota nell’attesa di riempirla di speranza. Una parete piena di buchi, mai però come nel mio cuore. Domani, forse, avrò migliore fortuna, notte, notte…è sempre notte…Ecco l’incubo da superare”.

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