«Uomo, Terra, Infinito» è il titolo della nuova esposizione allestita dalla sezione di Milano presso la Biblioteca umanistica di Santa Maria Incoronata, con i lavori di oltre trenta partecipanti tra pittori, scultori e fotografi. Nella rassegna anche i progetti per il nuovo logo del Centro eucaristico di San Raffaele.

di Luca FRIGERIO

Uomo, terra, infinito. Al centro della scena di uno dei più grandi capolavori dell’arte – quel Cenacolo di Leonardo che le celebrazioni vinciane in corso ci invitano a rivedere e a “riscoprire” – c’è un uomo che è anche Dio: Gesù, il Cristo, la cui testa appare avvolta dall’azzurro di un cielo infinito (la sua divinità), mentre il busto spicca sullo sfondo di verdi colline, punteggiate di boschi e di borghi (la sua umanità).

Uomo, terra, infinito è proprio il titolo della nuova mostra promossa dalla sezione di Milano dell’Ucai (Unione cattolica artisti italiani), che sarà inaugurata sabato prossimo 19 ottobre negli spazi della splendida biblioteca umanistica dell’Incoronata. Una rassegna a cui hanno aderito oltre trenta autori, uomini e donne, esordienti o già affermati nel panorama artistico nazionale, che hanno accettato l’invito degli organizzatori a confrontarsi su un tema indubbiamente vasto e complesso, ma stimolante e ricco di suggestioni.

A partire dalla personale sensibilità e dalle diverse esperienze, infatti, i soci dell’Ucai, attraverso l’espressività delle varie tecniche artistiche, hanno dato vita a molteplici riflessioni, dagli aspetti sociali alle questioni ambientali, tra domande esistenziali e desiderio del sacro. Indagando il quotidiano, evocando l’eterno, cercando l’infinito: dentro e attorno all’uomo. Raccogliendo così, ancora una volta, quell’appello accorato e fraterno di san Paolo VI, che nel 1964, sotto la volta della Cappella Sistina, chiedeva proprio agli artisti di essere fedeli alla propria missione, che è quella di «carpire dal cielo dello Spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità».

La nuova mostra realizzata dall’Ucai è anche l’occasione per dare visibilità a un concorso promosso dalla sezione milanese stessa milanesi per realizzare il nuovo logo del centro eucaristico arcivescovile della chiesa di San Raffaele in centro a Milano (accanto alla Rinascente).

Al concorso hanno partecipato gli studenti di grafica del Liceo artistico Preziosissimo Sangue di Monza: fra i 19 progetti presentati, la commissione esaminatrice ha giudicato vincitore, «per essenzialità, significatività e immediatezza», quello realizzato da Roberto Artifoni. Tutti i progetti del nuovo logo, comunque, saranno presentati in un apposito spazio all’interno della rassegna allestita nella Biblioteca umanistica dell’Incoronata.

Ogni opera che sarà presente in questa mostra, del resto, meriterebbe un commento specifico. Qui vogliamo soltanto sottolineare l’importanza di questa iniziativa, che nasce da un progetto preciso e articolato, studiato nel tempo, e che per molti versi cerca di riprendere e di riproporre quelle linee guida che, proprio al tempo di Montini, prima come arcivescovo di Milano e poi come pontefice, hanno fatto dell’Ucai una realtà vivace e stimolante per tutto il panorama artistico e culturale italiano.

Una proposta che, sotto la presidenza di Gian Battista Maderna e con l’assistenza ecclesiastica di monsignor Domenico Sguaitamatti, si ripete ormai da alcuni anni, proprio con l’obiettivo di far interagire gli artisti su temi importanti del nostro vivere, sociali e religiosi. Consapevoli che l’aggettivo “cattolico” non fa, di per sé soltanto, il valido artista. Ma anche sapendo che l’arte sacra non può ridursi alla realizzazione di “immaginette” carine…

Occorre, insomma, superare quella tentazione, sempre in agguato, di rinchiudersi nell’eburnea torre di un’arte semplicemente e limitatamente “consolatoria” o di “evasione”, quasi a rincorrere una “bellezza” che faccia dimenticare le “bruttezze” di questo mondo… Quando invece è ben altra la Bellezza che salva, da cercare e da mostrare a tutti, da parte proprio degli artisti che sono “maestri”, come affermava sempre Paolo VI, a «rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio».

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