In mostra oltre trenta opere tra ceramiche, olii e pastelli, incisioni a puntasecca, acquerelli, sculture in bronzo e disegni a china per cercare di ripercorrere la storia del poliedrico artistico di Urbania.

Raimondo Rossi

«Personaggi come Raimondo Rossi sono fuori dal comune, e non perché vogliano imporsi in qualche modo come un’eccezione, ma perché sono “naturalmente” un’eccezione». Così il critico Mario Narducci definisce il poliedrico artista di Urbania nella monografia “Angeli. Scultura e Poesia” (2007). E proprio l’universo multiforme e febbrilmente creativo di Raimondo Rossi è protagonista dell’antologica a lui dedicata dal titolo “Concerto”, curata da Gaetano Fermani e in programma fino a sabato 16 giugno presso lo Spazio Rossari di Milano.

In mostra oltre trenta opere tra ceramiche, olii e pastelli,  incisioni a puntasecca, acquerelli, sculture in bronzo e disegni a china, che testimoniano l’estrema versatilità della pratica artistica di Raimondo Rossi, sempre pronto a spaziare tra gli infiniti campi della cultura con curiosità, umiltà e passione; il titolo della mostra “Concerto” esprime proprio  la volontà poetica di mettere l’accento sia sull’insieme armonico delle tecniche di espressione artistica utilizzate sia sugli interessi musicali dell’artista. I lavori presenti a Milano sono stati realizzati tutti tra il 2000 e il 2012 con qualche “intrusione” negli anni ’90. Inoltre sono esposti anche alcuni libri di poeti e letterati contenenti  incisioni firmate e datate da Raimondo Rossi, controcanto agli scritti di intellettuali come Eugenio De Signoribus, vincitore del Premio Viareggio per la poesia nel  2008, Luigi Santucci, fra i principali scrittori e romanzieri della seconda metà del Novecento, e Carlo Bo, critico letterario che a Milano fondò l’Università Iulm nel 1968.

Raimondo Rossi, nato ad Urbania (l’antica Casteldurante) nel 1939, si è formato nel solco della tradizione durantina delle botteghe artigianali di ceramica, approdando all’arte incisoria nella seconda metà degli anni ’60 e alla tecnica della puntesecca negli anni ’90. Ma l’arte incisoria non basta da sola ad inquadrare e definire l’opera di Raimondo Rossi: egli è anche un musicista, esperto di pianoforte e organo; un ceramista, allievo di Federico Melis; un abile disegnatore tanto da esporre i suoi disegni all’inaugurazione del pontificato di Giovanni Paolo II nella Saletta della Libreria Editrice Vaticana, in piazza San Pietro; e non da ultimo un raffinato acquarellista.

Nell’antologica milanese sono esposte alcune delle sue opere più apprezzate per cercare di ripercorrerne la storia artistica e umana. Tra i bronzi e le ceramiche spiccano gli Angeli,  caratterizzati da piccole dimensioni che nulla tolgono all’intensità dei gesti e delle emozioni: intelligenze celesti domestiche, con ali brevi, quasi fossero colte sul punto di fermare il loro volo per portare la lieta novella o custodire da vicino l’individuo smarrito. Nella produzione ceramica, altro soggetto prediletto è rappresentato dal volto della donna, angelo laico che seduce con la bellezza terrena e un fascino talmente aggraziato da sembrare trascendentale, e i vassoi e piattelli. Fra i lavori in ceramica esposti spiccano la scultura Libro con facce del 2011 e soprattutto l’imponente  Addio Novecento! (2011) che poserà su una base d’acciaio realizzata dall’azienda marchigiana Ecleptica: un mosaico di colori, terre di Siena bruciate, aranci e marroni a ricordare quei paesi di montagna ove la silenziosa unità cromatica è squarciata solo dall’azzurro del cielo.

L’opera pittorica, ad olio, pastello e acquarello, deriva da un’attenta visione di ciò che circonda l’artista, con il colore che cattura le cose semplici della vita, senza falsarle. La terra marchigiana, con la valle del Metauro, il Montefeltro e la natura dipinta con semplicità e garbo, torna spesso protagonista, come in Paesaggio, pastello su cartone datato e firmato in basso a sinistra,  o nel dipinto Paese, olio su cartone del 2012. L’allegria cromatica è sempre elegante, mai fuori asse. Particolarmente intense le composizioni geometriche con chiari richiami cubisti come i due acquerelli su carta Libri e vasi (1998) o Viso in controluce (2005), quest’ultimo a pennellata unica.

Nell’incisione a puntasecca, come Viso di ragazza(2001),  il nero valorizza la bellezza del volto femminile ispirando, ancora una volta, una visione quasi angelicata, come se l’artista fosse sempre a contatto con il mistero della creazione senza dimenticare tuttavia la sua natura mortale.

L’esposizione milanese ha il merito di restituire al pubblico l’immagine più completa e veritiera dell’opera eclettica di Raimondo Rossi, un artista onnivoro di vita ed esperienze che sembra volerci ricordare che la vita va comunque vissuta in tutte le sue molteplici sfaccettature.

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