Maestro del cinema portoghese e decano dei registi di tutto il mondo, si è spento ultracentenario nella sua Porto. Autore di numerosi documentari, cortometraggi e lungometraggi si è imposto per uno stile sobrio e antinarrativo. Molti i riconoscimenti alla sua lunghissima carriera, fra i quali quello del Pontificio Consiglio della Cultura.

Manoel de Oliveira

È morto all’età di 106 anni il regista portoghese Manoel de Oliveira.

Nato a Porto, nella sua lunghissima carriera – il primo film è del 1942 l’ultimo da ultracentenario è del 2012 – De Oliveira ha vinto innumerevoli premi, tra cui due Leoni d’Oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia e una Palma d’oro alla carriera a Cannes. Tra i suoi film più noti Viaggio all’inizio del mondo e La lettera.

Considerato il maestro del cinema portoghese e il decano del cinema mondiale, Manoel de Oliveira si è sempre caratterizzato per il suo stile lento, antinarrativo e straniante in cui predomina la raffinatezza formale.

Nato in una famiglia di ricchi industriali, studia in Portogallo e in Spagna. Debutta nel cinema come comparsa nel 1928 in Fatima miracolosa e come attore partecipa al primo film sonoro portoghese. Nel 1929 comincia a girare un cortometraggio sull’ansa fluviale del Douro che uscirà due anni dopo. Atleta e corridore automobilistico, alla morte del padre deve dedicarsi alla conduzione dell’azienda paterna insieme ai fratelli.

Torna a girare cortometraggi nel 1938. Il suo primo film da regista è Aniki Bóbó (1942), un film sull’infanzia che verrà paragonato ai film di De Sica e Zavattini I bambini ci guardano e Sciuscià.

Nel 1956, dopo una pausa di riflessione in cui sembra voler abbandonare il cinema, gira un documentario a colori Il pittore e la città in cui confronta immagini di Oporto con i quadri di Antonio Cruz grazie al quale vince l’Arpa d’argento al festival di Cork. Ottiene dei fondi nel 1963 per girare il suo secondo lungometraggio Atto di primavera sulla rappresentazione che ogni anno nel paesino di Curalha si fa della passione di Cristo.

Dal ’72 torna al lungometraggio con Il passato e il presente, orientandosi verso storie letterarie d’epoca romantica, dove si consumano amori impossibili, che si conclude con il suo capolavoro Francisca (1981). Nel 1985 si ispira a un testo del francese Paul Claudel per La scarpetta di raso e riceve a Venezia il Leone d’oro alla carriera. Nel 1991, sempre a Venezia vince il premio speciale della giuria per La Divina Commedia.

Negli ultimi anni la sua produzione è stata molto intensa. Sono usciti tra gli altri, La valle del peccato (1993) e I misteri del convento (1995). Con La lettera (1999), ha ottenuto il gran premio della giuria al Festival di Cannes. Notevole successo di pubblico ha ottenuto nel 2000 Parole e Utopia e nel 2001 Ritorno a casa con Michel Piccoli nel ruolo di un anziano attore.

Presente fuori concorso con Porto della mia infanzia alla 58° Mostra del Cinema di Venezia, riceve il “Premio Robert Bresson” assegnato dalla Rivista del Cinematografo con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. 

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