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Anniversario

Don Minzoni, martire della libertà e del Vangelo

Cento anni fa, il 23 agosto 1923, il sacerdote romagnolo veniva ucciso a bastonate dagli squadristi fascisti per il suo impegno sociale e al servizio dei giovani. Da pochi mesi è stata avviata la causa di beatificazione.

22 Agosto 2023

«È riduttivo definire don Minzoni un martire antifascista. È piuttosto un martire del Vangelo e dell’educazione completa dei cristiani, dei giovani che gli erano affidati». Così il cardinale Arrigo Miglio, arcivescovo emerito di Cagliari e già assistente ecclesiastico generale dell’Agesci, l’Associazione degli scout e delle guide cattolici italiani, sintetizza la figura e la testimonianza di don Giovanni Minzoni, sacerdote ravennate ucciso in un agguato fascista la sera del 23 agosto 1923, a soli 38 anni, ad Argenta, nel ferrarese, dove era parroco, per il suo magistero in favore dei giovani e della libertà dalle ideologie.

Nel centenario del suo assassinio, le associazioni dello scautismo cattolico italiano – l’Agesci, la Federazione Scout d’Europa (Fse) e il Movimento adulti scout cattolici italiani (Masci) -, insieme alla Diocesi di Ravenna-Cervia e alla parrocchia di Argenta, si sono fatte promotrici della causa di beatificazione del sacerdote romagnolo, avviata a livello diocesano a fine marzo di quest’anno, dopo il nulla osta della Congregazione delle Cause dei Santi.

Postulatore della causa è padre Gianni Festa, domenicano, già postulatore generale dell’Ordine dei predicatori. “Un parroco missionario tra i ragazzi e i giovani, grande esempio per noi oggi” lo ha definito l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni. San Giovanni Paolo II, che pregò sulla tomba di don Minzoni, nel duomo di Argenta, nel settembre 1990, in un messaggio per i 60 anni della morte, ha invitato “i sacerdoti e i laici impegnati in ogni settore della realtà sociale, decisi a pagare costi anche elevati pur di recarvi la verità, la libertà e la carità del Vangelo”, a “trarre forti stimoli e sante ispirazioni dalla vita e dalla morte di don Giovanni Minzoni”.

Nato a Ravenna nel 1885, studiò in seminario e nel 1909 fu ordinato prete. L’anno seguente fu nominato cappellano ad Argenta (in provincia di Ferrara, ma diocesi di Ravenna), studiando contemporaneamente alla Scuola sociale di Bergamo, dove si laureò.

Ammirato per il suo coraggio e per la sua volontà di collaborazione e di dialogo con il proletariato contadino, allo scoppio della Prima guerra mondiale fu arruolato nell’esercito, destinato alla sanità militare. Lui stesso, però, chiese di poter svolgere il suo servizio come cappellano tra i giovani militari al fronte e, in un momento molto critico della battaglia del Piave, aveva dimostrato tale coraggio da meritare la medaglia d’argento e una decina di altri riconoscimenti al valore.

Al termine del conflitto tornò ad Argenta, dove nel frattempo era stato nominato arciprete, dando vita a nuovi progetti per i giovani, i poveri, gli anziani. Nonostante la sua adesione al Partito Popolare Italiano, don Minzoni divenne amico del sindacalista socialista Natale Galba, ucciso dalle camicie nere nel 1923: questo e molti altri episodi lo convinceranno a disprezzare il fascismo.

Alle numerose iniziative in campo sociale egli aggiunse un’adesione entusiasta al cooperativismo, mettendosi contro il regime fascista che invece sosteneva il corporativismo. Poco dopo Minzoni rifiutò energicamente l’istituzione dell’Opera nazionale balilla ad Argenta, preferendo educare in prima persona i giovani della città: grazie all’incontro con don Emilio Faggioli, già fondatore nell’aprile del 1917 del gruppo scout Bologna I, e poi assistente regionale dell’Emilia-Romagna, don Minzoni si convinse della validità dello scoutismo, per cui decise di fondare un gruppo scout nella propria parrocchia.

Ormai inviso al governo di Mussolini per la sua opposizione al nascente regime fascista, la sera del 23 agosto 1923 venne ucciso a bastonate da alcuni squadristi facenti capo all’allora console di milizia Italo Balbo.