In questi mesi diverse iniziative ricorderanno il centenario della nascita del sacerdote milanese, per oltre quarant'anni maestro della Cappella del Duomo. All'amato educatore e grande compositore viene dedicato un convegno di studio, sabato 18 maggio a Milano, nel quale verrà presentato anche un nuovo libro, pubblicato dal Centro Ambrosiano, che raccoglie memorie e testimonianze.

di Luca FRIGERIO

Un maestro della Cappella musicale del Duomo di Milano che si “dimenava” sull’altalena? Non si era mai visto! Ma monsignor Luciano Migliavacca era fatto così: spontaneo, gioviale, empatico, paterno. Con tutti, ma specialmente con i più giovani. Quando nel 1957 l’arcivescovo Montini gli affidò l’incarico di guidare la secolare e prestigiosa istituzione della cattedrale, fece subito capire che il suo modello sarebbe stato quello della “famiglia”: abolì il titolo di “maestro” (fatto inaudito), propose gite con gli studenti e momenti conviviali con gli adulti, creando, come ricordava lui stesso, «un’atmosfera di comunità in cui, più che le distinzioni di grado, contavano i rapporti di intima amicizia».

Don Luciano ci ha lasciato nel 2013, a 94 anni. Una vita lunga, la sua, ma soprattutto fruttuosa e intensa, al servizio della Chiesa e alla costante ricerca di quella bellezza che nasce dal canto e dalla musica. «Sono musicista, ma prete», amava ripetere, per sottolineare come quelle due vocazioni, in lui, si siano sempre fuse in un’unica direzione, dove anzi il suo essere sacerdote si esprimeva al massimo grado attraverso la missione dell’educatore e il carisma dell’artista. E oggi che se ne ricorda il centenario della nascita, sono ancora tanti i discepoli, i collaboratori, gli amici che ripensano a lui con immutato affetto e sincera ammirazione.

Diverse iniziative celebrano questo importante anniversario: alcune sono già state realizzate, altre verranno proposte nei prossimi mesi. In particolare, sabato prossimo 18 maggio, l’associazione Coro polifonico “Jubilate Deo” promuove un convegno di studio ed approfondimento musicale e musicologico sulla figura di Luciano Migliavacca, che si terrà presso l’Auditorium “Don Alberione” a Milano (via Giotto, 36), con inizio alle ore 9.30 (per il programma dettagliato, iscrizioni e informazioni: tel. 02.36505532, www.convegnomigliavacca.it )

In quell’occasione verrà anche presentato un nuovo libro, appena pubblicato dal Centro ambrosiano e fortemente voluto dall’Associazione ex-alunni della Cappella musicale del Duomo di Milano, dal titolo: Il musicista di Dio. Luciano Migliavacca, sacerdote e compositore (176 pagine, 16 euro, a cura di Paolo Massimini e Emilio Misani). Un testo che non vuole essere una trattazione biografica rigorosa, ma che si legge come «un colorato arcobaleno di coriandoli danzanti» (secondo un’immagine cara a don Luciano stesso), dove si susseguono memorie, aneddoti, testimonianze di persone che lo hanno conosciuto e che hanno avuto la possibilità di crescere con lui.

Milanese di nascita, Luciano Migliavacca fu ordinato sacerdote dal cardinal Schuster nel 1942, nei giorni drammatici della seconda guerra mondiale, mostrando precoci e spiccate attitudini musicali che si affinarono in anni di studio fino al raggiungimento del magistero in composizione e del diploma in canto gregoriano presso il Pontificio istituto di musica sacra di Roma. Contemporaneamente, però, il giovane presbitero frequentava la Facoltà teologica di Milano e nel 1951 si laureava in Lettere antiche presso l’Università cattolica del Sacro Cuore, sotto la guida di Giuseppe Lazzati, allora docente di Letteratura cristiana antica.

Don Luciano, infatti, è stato anche storico della musica sacra, redattore e direttore di importanti riviste del settore. Venendo via via chiamato a far parte della commissione liturgica del Concilio Vaticano II, della commissione per la traduzione dei salmi, della commissione per la revisione della liturgia delle ore, della commissione della Santa Sede a Strasburgo per la musica, del comitato della Santa Sede per l’Anno europeo della musica 1985…

La sua produzione musicale, del resto, è stata vastissima, le sue composizioni innumerevoli. Per gli esperti, infatti, Migliavacca è stato il vero e proprio riformatore della musica sacra post-conciliare, che ha saputo rinnovare con stile personalissimo e sicura perizia. Ma contemporaneamente è stato riconosciuto anche come <custode> delle antiche tradizioni musicali della cristianità, con la riscoperta e la valorizzazione, ad esempio, del patrimonio del canto ambrosiano. Innovatore e conservatore: un contrasto che è solo apparente. «Per me è stato semplice», ci aveva spiegato lo stesso don Luciano, quando lo avevano incontrato mentre festeggiava il suo novantesimo compleanno: «Non c’è il “vecchio” e il “nuovo”… La mia unica attenzione, infatti, è stata quella di comporre musica bella: e se è bella, è sempre moderna, attuale».

L’ultima delle sue composizioni, creata in età veneranda, ha un titolo particolarmente evocativo: Gesù tra i fanciulli. Evocativo perché sottolinea una predilezione che è stata propria anche del sacerdote milanese, quella di educatore, di guida e maestro dei più piccoli, soprattutto in quella Scuola per i fanciulli cantori, in viale Gorizia, in riva al Naviglio, che è stata a lungo la sua “casa”. E così è rimasto don Luciano fino all’ultimo, così lo ricordano tutti: spiritualmente giovane tra i giovani.

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