Un viaggio alla scoperta del pittore, incisore e illustratore milanese, attraverso un percorso in 9 dipinti su tele di grandi dimensioni e 5 acqueforti. A cura di Paolo Biscottini.

Daniele Morini Museo Diocesano

Fino al 2 marzo 2014, il Museo Diocesano di Milano ospita la nuova personale del pittore Daniele Morini, dopo l’ultima esposizione a Miami Basel del 2004. Il direttore del Museo Diocesano e curatore della mostra, Paolo Biscottini, propone un viaggio alla scoperta del pittore incisore e illustratore milanese Daniele Morini, attraverso un percorso in 9 dipinti su tele di grandi dimensioni e 5 acqueforti.

Il nucleo di opere in mostra illustra gli esiti di una ricerca pittorica iniziata diversi decenni fa e giunta oggi alla sua maturità. Filo conduttore della produzione di Morini è la dimensione simbolica dell’arte, verso significati ben più profondi di quelli che l’occhio percepisce: tutte le opere esposte parlano del senso del mistero e dunque dell’apparizione di forme e figure non desunte dalla realtà o dalla storia (e pur tanto ad esse connesso).

L’opera centrale della mostra è il Trittico, dipinto della maturità di Morini, che coraggiosamente affronta il tema della confessione, con una libertà che la storia della pittura raramente ha raggiunto, dopo Francis Bacon, il dublinese "maledetto", pittore esistenziale ai limiti della patologia estetica, maestro della ‘defigurazione’ o addirittura della deformità. Come Bacon, Morini sa che “dipingere significa cercare la verità”. Ma in Morini ciò non può avvenire se non adagio, con movimenti silenziosi, che ricalcano i moti del pensiero e ne rintracciano la forza immaginifica. La sua pittura coraggiosamente confessa l’umano sentirsi abbandonato, da cui la necessità di affidarsi a un destino di salvezza.

Il senso del compiersi del tempo è sostanziale nella pittura di Morini. Non si tratta soltanto del silenzio che sprigiona dalle sue tele o dall’assenza di una precisa indicazione temporale, quanto la concezione dell’arte come avvenimento ineluttabile: figure sospese senza gravità, come venissero sulle nubi, spesso angeli, che aleggiano nello spazio fino a trasferire su un piano onirico i luoghi della città e della vita, che si ricompone in una visione surreale.

Il tram è un’altra immagine ricorrente nei dipinti di Morini, una sorta di luogo di riconoscimento: spazio chiuso e aperto ad un tempo, appartiene alla città e alla sua memoria, ma è anche l’ambito silenzioso (nonostante ogni sferragliamento) dell’isolamento delle figure.

Nato a Milano nel 1953, dove vive e lavora, Daniele Morini è pittore autodidatta, incisore e illustratore professionista dal 1975. Ha pubblicato su periodici Mondadori,Rizzoli,ERI Ed.Rai,FMR,Gruner+jahr AG &Co. Le sue illustrazioni sono state pubblicate in Germania,Francia,Olanda,Brasile e Svezia.

Tra le esposizioni personali: 1985 Teatro Comunale Alessandria, a cura di Mario Serenellini; 1986 Galleria Menotti, Milano; 1991 Salone Ex Poste, Monza, a cura di Paolo Biscottini; 1994 Centro culturale San Fedele, Milano; 1996 Galleria Antinia Jannone, Milano; 1997 Oratorio della Passione, S.Ambrogio, Milano; 2004 Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, Milano, a cura di Antonio Piva; 2004 Villa borromeo Litta, Salone delle Feste, Lainate; 2004 Dotfiftyone Art Space , ID International@art Basel Miami, Miami.

Ha realizzato una pala d’altare per la Chiesa di Santa Maria del Suffragio a Milano,un crocifisso dipinto su tavola per la Chiesa Maria Regina a Varedo. È autore di una Via crucis per il Seminario di Venegono.

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