Continua, guidati dal direttore del Museo Diocesano di Milano, il nostro viaggio attraverso alcune tra le sessanta opere della mostra «Chagall e la Bibbia», allestita nelle sale di corso di Porta Ticinese fino all’1 febbraio prossimo. Una lettura per introdurci alla rassegna diocesana, ma anche al tempo di Natale.

di Paolo BISCOTTINI
Direttore Museo Diocesano di Milano

Chagall crocifissione messicana

Un cielo infocato illumina il Golgota di Chagall: Cristo crocefisso sulla destra, proprio alla sommità del monte, al centro una donna con un bimbo in braccio e ai piedi della croce  una giovenca bianca ed un violino rosso. Quasi bruciato dal fuoco del cielo, un paesaggio riarso e brullo lascia intravedere ciò che resta delle tavole della legge e più in là lo scorcio di Vitebsk, memoria e apparizione insieme.

Gesù non indossa il perizoma, ma il talled ebraico. Un ebreo in croce accoglie su di sé tutto il dolore del mondo e ne diventa il simbolo. Chagall più volte dipinge il crocefisso, di cui, senza peraltro convertirsi, avverte la potenza misteriosa e simbolica. Nel Cristo ravvisa tutto il dolore della vita: la guerra appena terminata, la Shoa e il peccato dell’uomo, le tavole infrante…la morte è ovunque e il passato,  itebsk, un’ombra, una memoria disfatta.

Ma è l’amore che cambia il mondo e il Cristo ne rappresenta l’infinita grandezza, la risposta ad ogni domanda dell’uomo. La giovenca è viva e come il violino rosso a terra, mescola valori simbolici alla storia del tempo…

Al centro la vita ricomincia dalla donna, che abbraccia il suo bimbo. Figura mariana, Maria? Non è dato dire, se non che dall’inferno del Golgota rifiorisce la vita. Il Cristo misericordioso diviene, nonostante il fuoco messicano, annuncio di una vita salvata dal suo amore. 

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