Al Museo Diocesano a Milano la presentazione dell'ultimo libro di Demetrio Paparoni: una dettagliata analisi su come gli artisti, ieri e oggi, si confrontano con il trascendente. Con l'autore partecipano Moni Ovadia, Aldo Nove e Paolo Biscottini.

Paparoni Skira

Giovedì 19 novembre, alle ore 18.30, presso il Museo Diocesano di Milano (corso di Porta Ticinese, 95) si terrà la presentazione del libro di Demetrio Paparoni Cristo e l’impronta dell’arte. Il divino e la sua rappresentazione nell’arte di ieri e  di oggi (Skira Editore, 178 pagine, 28 euro).

Un’analisi lucida e ricca di riferimenti su come gli artisti abbiano affrontato nella loro opera il rapporto con il trascendente e in che modo abbiano trattato l’immagine di Cristo, interpretandone la figura con l’obiettivo di rendere visibile l’invisibile. Un contributo importante al dibattito contemporaneo sull’arte attuale.

Con l’autore interngono Moni Ovadia e Aldo Nove. Modera Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano

Questo libro racconta come gli artisti hanno affrontato nella loro opera il rapporto con il trascendente e in che modo hanno trattato l’immagine di Cristo, interpretandone la figura con l’obiettivo di rendere visibile l’invisibile.

Demetrio Paparoni, fra i più attenti osservatori dell’arte contemporanea, si accosta ai dipinti del passato analizzandoli in relazione alle visioni che ci vengono dall’arte moderna e contemporanea.

Questa impostazione affiora già nell’immagine di copertina, un recente dipinto dell’artista cinese Yue Minjun che riprende la Deposizione dalla Croce di Rosso Fiorentino, svuotandola però della presenza umana.

Con una scrittura piana e accessibile, il libro esamina il modo in cui gli artisti di oggi hanno ridisegnato sul piano iconografico, e inevitabilmente teologico, la figura di Cristo alla luce dei mutamenti storici e dello sviluppo di nuovi linguaggi. Approda all’arte dei nostri giorni mettendo in evidenza come, già dalla seconda metà dell’Ottocento, la rappresentazione di Cristo tende a sottrarsi alla narrazione religiosa per farsi simbolo della sofferenza umana.

Ne consegue una rappresentazione di Cristo legata alle vicende personali dei singoli individui e alle vicende storiche, come dimostrano le crocifissioni di James Ensor, Lovis Corinth, Max Beckman o Marc Chagall.

Il libro mette in gioco inediti accostamenti che consentono di analizzare le antropometrie di Yves Klein e le tante opere realizzate attraverso l’impronta del corpo umano in relazione alla Sindone di Torino. Dedica inoltre attenzione al modo in cui la figura di Cristo compare nell’arte cinese contemporanea.

La ricchezza di riferimenti spazia da Matthias Grünewald ad Anish Kapoor, da Sebastiano del Piombo ad Akseli Gallen-Kallela, dalle antiche icone ad Andy Warhol, da Hans Holbein a Marlene Dumas, dalle veroniche di El Greco a quelle di Georges Rouault, di Mimmo Paladino, di Francesco Clemente e di Nicola Samorì, dalla Sindone diTorino alle rappresentazioni che ne hanno fatto Tony Oursler eWang Guangyi.

Attraverso le sue analisi e l’ampia carrellata di opere, , “Cristo e l’impronta dell’Arte” dà un contributo importante al dibattito contemporaneo sull’arte attuale.

Demetrio Paparoni (Siracusa 1954), saggista e curatore di mostre d’arte contemporanea, ha fondato nel 1983 la rivista d’arte contemporanea “Tema Celeste”, che ha diretto fino al 2000. Ha curato numerose monografie di grandi protagonisti della scena artistica internazionale. Negli ultimi anni ha scritto saggi per i cataloghi delle grandi mostre che la città di Milano ha dedicato ad AndyWarhol, Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, David LaChapelle, Edward Hopper, Roy Lichtenstein, Tony Oursler, Anish Kapoor. 

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