Un incontro presenterà questo raro e prezioso manufatto del XV secolo, ancora oggi conservato nella Collegiata varesina, attraverso il racconto di chi l'ha restaurato.

Venerdì 17 maggio, alle ore 21, presso la Nuova Scolastica, si svolgerà la prima presentazione del restauro del prezioso chandelier della Collegiata di Castiglione Olona, nell’ambito della rassegna Restauri Rarri, a cura di Agostino Alloro. Dopo il delicato recupero di questo straordinario manufatto quattrocentesco, grazie a Intesa San Paolo, e la successiva esposizione nella mostra Restituzioni presso Venaria Reale, è giunto il tempo di illustrare nel dettaglio quanto eseguito, con perizia e sensibilità, dalla restauratrice Lucia Miazzo. Dalla sua viva voce, con ricco corredo di immagini, si sfoglieranno le tappe fondamentali del cammino, che ha recentemente riguardato anche una ricognizione completa sulla copia ottocentesca in Chiesa di Villa, nata per mascherare il tentato furto dell’originale. La breve intervista che segue è solo un assaggio del suo racconto.

Quali momenti del restauro ricorda con più emozione?

Un restauro è sempre la scoperta di una nuova storia. Il lampadario della Collegiata ha avuto diversi momenti emozionanti, il primo sicuramente è stato quando abbiamo iniziato le prime operazioni di rimozione. Abbassarlo con la carrucola, posta sopra alla volta, e poterlo vedere da vicino per la prima volta è stato un momento di grande suspense. Era molto tempo che non si muoveva e in quella fase si conosceva pochissimo; anche la letteratura specifica, quasi nulla in realtà, era estremamente scarna. A parte i sopralluoghi preliminari per organizzare le operazioni in sicurezza, vederlo scendere dalla volta, avvicinarsi per osservarlo meglio, mettere i primi segni di riferimento e procedere allo smontaggio dei bracci, adesso appaiono operazioni semplici; rimaneva tuttavia l’incognita che tutto quanto era stato progettato e pensato superasse o meno la prova dei fatti. Al momento della sua ricollocazione sembrava quasi di salutare un amico con il quale si era passato tanto tempo e che molto aveva svelato della sua storia.

Quali problemi tecnici ha dovuto affrontare? Quali sono stati i maggiori risultati raggiunti?

Diverse erano le problematicità, collegate soprattutto alle complesse vicende della storia conservativa del lampadario. Il maggiore quesito riguardava la sua originalità e il rapporto con la copia conservata nella Chiesa in Villa. Le caratteristiche tecniche rilevate hanno permesso di riconoscerne l’autenticità e definire meglio la relazione con il suo simile ottocentesco. Bisogna considerare che questo tipo di manufatti ha goduto di grande fortuna nell’Ottocento, che ha creato per il caso specifico della Collegiata il rischio di perdita e di sostituzione, fortunatamente risolto. Rimane aperto il conto delle copie o imitazioni, risalenti al XIX secolo, che l ’esemplare originale ha generato.

Spicca invece la rarità di analoghi lampadari conosciuti, attualmente esposti in grandi musei (ad esempio al Metropolitan Museum di New York o al Victoria & Albert di Londra). Questi hanno subito interventi che li hanno riportati ad una cromaticità splendente, quasi come se fossero recenti. L’impostazione italiana del restauro ha invece un’altra direzione e mira al rispetto e quindi alla conservazione della patina. Nel caso specifico non si poteva sapere quali caratteristiche poteva avere la superficie perché non ci è stato tramandato nulla a proposito della “pulitura” ottocentesca. Le fasi di intervento hanno visto quindi oltre allo smontaggio totale, una serie di analisi e di test mirati per definire la corretta metodologia di intervento in una situazione particolarmente complessa.

Per informazioni visitare il sito www.museocollegiata.it

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