Con il terzo volume si completa l'opera� di Angelo Sala sulle chiese della città.� Le tappe�di un�cammino che ha preso avvio dal luogo sacro, attraverso molte vicende, grandi e piccole, liete e dolorose

di Marcello VILLANI
Redazione

Si chiama Pietre di Fede la più recente fatica letteraria di Angelo Sala, giornalista e grande appassionato di storia locale. Il sottotitolo – Chiese e campanili della città di Lecco – spiega ancora meglio. Anche se non dice tutto: partendo dall’edificio di pietra, l’autore passa infatti alla costruzione spirituale, ai prodigi di grazia e santità di cui le pareti delle stesse chiese sono il simbolo e, in certo modo, lo strumento. Non dimenticando le opere di apostolato e di carità che dalla Chiesa si sono irradiate alle famiglie, al tessuto sociale, a beneficio specialmente dei poveri e dei bisognosi e a sostegno dei valori spirituali e morali, che sono l’anima della comunità cristiana, la fonte della sua incessante crescita.
L’opera è articolata in tre volumi. Il primo (pubblicato nel 2008) si apre con la parrocchia di Lecco, continua con la parrocchia di Acquate e si conclude con la chiesa degli Istituti Riuniti Airoldi & Muzzi. Il secondo volume (nel 2009) si apre con la parrocchia di Belledo, continua con le parrocchie di Bonacina, Caleotto, Castello e Chiuso, e si completa con la parrocchia di Germanedo. Il terzo volume (in libreria alla vigilia della conclusione dell’Anno Sacerdotale) si apre con la parrocchia di Laorca e le chiese dei Santi Pietro e Paolo, di San Giovanni Battista e di Sant’Antonio Abate; continua con: la parrocchia di Maggianico e le chiese di Sant’Andrea, di Sant’Antonio di Padova e di San Rocco; la parrocchia di Olate e la chiesa dei Santi Vitale e Valeria; la parrocchia di Pescarenico e le chiese di San Marterno e di San Gregorio; la parrocchia di Rancio e le chiese di Santa Maria Assunta, di Santa Maria Gloriosa, della Beata Vergine sul Martino e di San Carlo in Castione; la parrocchia di San Giovanni e le chiese di San Giovanni Evangelista e della Beata Vergine del Rosario detta “Madonna di Varigione”; si completa con la parrocchia di Santo Stefano e la chiesa di San Francesco.
«Da qualunque angolazione la si voglia esaminare, dai tesori dell’architettura e della pittura, dall’intreccio degli avvenimenti susseguitisi in fasi alterne, la storia di queste pietre è una storia di fede», spiega lo stesso autore. Essa domanda dunque di essere guardata, esplorata e raccontata con un atteggiamento umile e pio che consente di vedere la trama essenziale di tutti gli avvenimenti secondo il misterioso piano di Dio.
Dal linguaggio delle cose al linguaggio delle anime. Non solo le tappe della costruzione materiale, ma soprattutto le tappe del cammino che ha preso avvio dal luogo sacro, attraverso molte vicende, grandi e piccole, liete e dolorose. Addentrandosi nelle pieghe della storia di cui quel cammino è intessuto. «Perché il passato di un popolo – conclude l’autore – è come l’insieme delle radici di un grande albero, di un albero secolare: non possono mai essere smentite senza che l’albero sia condannato a venir meno. Abbracciando in una visione di insieme gli anni trascorsi balzano agli occhi immediatamente la volontà tenace delle generazioni nel sostenere incessantemente l’edificio ad un elevato livello di decoro e di pregio, conveniente alla sua sacralità».
È come chiedere a un bambino di separare la tensione di una fede appresa entro i muri della propria casa dall’emozione di vedersela lì, in enormi, dolci, drammatici, momenti figurativi. Impossibile. Così non si può separare la pietra nella fascinazione di forme che assume ogni chiesa dalla passione di fede che ha prodotto quelle forme. Perché almeno la prima, di quelle pietre, è atto di fede. E man mano che quelle pietre prendono forma fino a diventare la casa di Dio in mezzo alle case degli uomini e ai luoghi di lavoro degli uomini, quell’innocente unità del bambino emerge sempre più evidente.
Non si può rimanere indifferenti di fronte alle ragioni che hanno fatto nascere una chiesa, all’inscindibilità di quelle pietre dal loro essere luoghi di culto, luoghi di fede. Escludendo la fede, ben poco si arriverà a comprendere, e dunque ad amare, delle forme che quelle pietre sono andate via via ad assumere. Così è in questi tre volumi Pietre di Fede. Chiese e campanili della città di Lecco in cui il cuore, lo stesso che spinse a fondarle, a costruirle e a frequentarle, spalanca la dolcezza d’aver finalmente trovato il senso reale della questione. Si chiama Pietre di Fede la più recente fatica letteraria di Angelo Sala, giornalista e grande appassionato di storia locale. Il sottotitolo – Chiese e campanili della città di Lecco – spiega ancora meglio. Anche se non dice tutto: partendo dall’edificio di pietra, l’autore passa infatti alla costruzione spirituale, ai prodigi di grazia e santità di cui le pareti delle stesse chiese sono il simbolo e, in certo modo, lo strumento. Non dimenticando le opere di apostolato e di carità che dalla Chiesa si sono irradiate alle famiglie, al tessuto sociale, a beneficio specialmente dei poveri e dei bisognosi e a sostegno dei valori spirituali e morali, che sono l’anima della comunità cristiana, la fonte della sua incessante crescita.L’opera è articolata in tre volumi. Il primo (pubblicato nel 2008) si apre con la parrocchia di Lecco, continua con la parrocchia di Acquate e si conclude con la chiesa degli Istituti Riuniti Airoldi & Muzzi. Il secondo volume (nel 2009) si apre con la parrocchia di Belledo, continua con le parrocchie di Bonacina, Caleotto, Castello e Chiuso, e si completa con la parrocchia di Germanedo. Il terzo volume (in libreria alla vigilia della conclusione dell’Anno Sacerdotale) si apre con la parrocchia di Laorca e le chiese dei Santi Pietro e Paolo, di San Giovanni Battista e di Sant’Antonio Abate; continua con: la parrocchia di Maggianico e le chiese di Sant’Andrea, di Sant’Antonio di Padova e di San Rocco; la parrocchia di Olate e la chiesa dei Santi Vitale e Valeria; la parrocchia di Pescarenico e le chiese di San Marterno e di San Gregorio; la parrocchia di Rancio e le chiese di Santa Maria Assunta, di Santa Maria Gloriosa, della Beata Vergine sul Martino e di San Carlo in Castione; la parrocchia di San Giovanni e le chiese di San Giovanni Evangelista e della Beata Vergine del Rosario detta “Madonna di Varigione”; si completa con la parrocchia di Santo Stefano e la chiesa di San Francesco.«Da qualunque angolazione la si voglia esaminare, dai tesori dell’architettura e della pittura, dall’intreccio degli avvenimenti susseguitisi in fasi alterne, la storia di queste pietre è una storia di fede», spiega lo stesso autore. Essa domanda dunque di essere guardata, esplorata e raccontata con un atteggiamento umile e pio che consente di vedere la trama essenziale di tutti gli avvenimenti secondo il misterioso piano di Dio.Dal linguaggio delle cose al linguaggio delle anime. Non solo le tappe della costruzione materiale, ma soprattutto le tappe del cammino che ha preso avvio dal luogo sacro, attraverso molte vicende, grandi e piccole, liete e dolorose. Addentrandosi nelle pieghe della storia di cui quel cammino è intessuto. «Perché il passato di un popolo – conclude l’autore – è come l’insieme delle radici di un grande albero, di un albero secolare: non possono mai essere smentite senza che l’albero sia condannato a venir meno. Abbracciando in una visione di insieme gli anni trascorsi balzano agli occhi immediatamente la volontà tenace delle generazioni nel sostenere incessantemente l’edificio ad un elevato livello di decoro e di pregio, conveniente alla sua sacralità».È come chiedere a un bambino di separare la tensione di una fede appresa entro i muri della propria casa dall’emozione di vedersela lì, in enormi, dolci, drammatici, momenti figurativi. Impossibile. Così non si può separare la pietra nella fascinazione di forme che assume ogni chiesa dalla passione di fede che ha prodotto quelle forme. Perché almeno la prima, di quelle pietre, è atto di fede. E man mano che quelle pietre prendono forma fino a diventare la casa di Dio in mezzo alle case degli uomini e ai luoghi di lavoro degli uomini, quell’innocente unità del bambino emerge sempre più evidente.Non si può rimanere indifferenti di fronte alle ragioni che hanno fatto nascere una chiesa, all’inscindibilità di quelle pietre dal loro essere luoghi di culto, luoghi di fede. Escludendo la fede, ben poco si arriverà a comprendere, e dunque ad amare, delle forme che quelle pietre sono andate via via ad assumere. Così è in questi tre volumi Pietre di Fede. Chiese e campanili della città di Lecco in cui il cuore, lo stesso che spinse a fondarle, a costruirle e a frequentarle, spalanca la dolcezza d’aver finalmente trovato il senso reale della questione.

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