L'artista di fama internazionaleracconta in questo suo nuovo libroil percorso di conversione dell'anima a Dio, non da una prospettiva storica, ma come bruciante diario interiore, in una successione di illuminazioni.

di Battista CADEI
Redazione

Sembrerà strano, ma leggendo «La via della Luce» di Masterbee, mentre odo in sottofondo l’allegato CD con la «Voce di Kicka», mi viene in mente un bimbo o bimba che ti arriva dal prato e con uno sguardo ridente e disarmante ti tende – a te perfetto sconosciuto – un piccolo mazzo di fiori. Semplice e stupendo. Il «Ma che bello!» che ti esce dalla bocca, non è il complimento di routine, lo senti anzi del tutto inadeguato, anche se in quel momento non ti viene altro. A tratti però la lettura mi solleva in atmosfere rarefatte che quasi danno la vertigine. Che sarà? Sembrerà strano, ma leggendo «La via della Luce» di Masterbee, mentre odo in sottofondo l’allegato CD con la «Voce di Kicka», mi viene in mente un bimbo o bimba che ti arriva dal prato e con uno sguardo ridente e disarmante ti tende – a te perfetto sconosciuto – un piccolo mazzo di fiori. Semplice e stupendo. Il «Ma che bello!» che ti esce dalla bocca, non è il complimento di routine, lo senti anzi del tutto inadeguato, anche se in quel momento non ti viene altro. A tratti però la lettura mi solleva in atmosfere rarefatte che quasi danno la vertigine. Che sarà? Tra Oriente e Occidente Ma procediamo con ordine. Forse è utile premettere che nel 2006 Masterbee pubblicò un primo libro intitolato «Mendicante di luce. Dal Tibet al Gange e oltre». L’Autore, uno svizzero tedesco, classe 1940, vi narra i suoi percorsi spirituali, vissuti per lunghi anni in Oriente insieme alla moglie Kicka, in cerca di «luce», incontrando e ascoltando asceti e guru, addentrandosi in esperienze particolari del tipo meditazioni del profondo, esperienze extrasensoriali ed extracorporee, illuminazioni straordinarie. Dopo lungo vagare e sperimentare, si riteneva ormai ben attestato nella via del buddhismo theravada, quando avviene il suo «incontro di Damasco» con Gesù «Via, Verità e Vita», incontro che sconvolge i suoi precedenti parametri: «�una rivoluzione interiore che cambiò l’intera struttura psicologica pensante della mia mente… Scoprii cosa intendono i cristiani per grazia». Gli si spalanca un «oltre» la via di autosalvezza, pur ammirevole e ricchissima di valori, del Buddha. Solo Gesù, Dio incarnato, è il Salvatore, al di là e al di sopra di ogni sforzo e di ogni attesa umana. Ciò che qui dico in due righe, è un dramma narrato – direi quasi filmato – dall’Autore in pagine di un’intensità che non si dimentica. Quel primo libro è articolato in 41 brevi capitoli: vivaci e vibranti flash che vanno dall’infanzia, alla perdita della fede, al lungo e tortuoso vagare – geografico e spirituale – fino all’inatteso e sconvolgente incontro con Cristo e più tardi all’adesione convinta alla Chiesa cattolica, Corpo di Cristo. Colori e suoni «La via della Luce», arricchito da un CD con vocalizzi, evocanti atmosfere orientali, di Kicka, moglie e «musa» di Masterbee, e introdotto dalla Presentazione di P. Ferdinando Castelli S.J., editorialista de La Civiltà Cattolica, pur essendo chiaramente della stessa mano, dà più spazio ad approfondimenti e a voli che a me, ripeto, quasi danno la vertigine. Il libro, agile e breve, è diviso in tre parti: «L’assillo dell’Assoluto» – «Cristo Incarnazione di Dio» – «La Chiesa Vita e Irradiazione di Cristo»: titoli che indicano gli amplissimi orizzonti in cui si muove la sua singolare avventura spirituale. Il cristiano sa – dovrebbe sapere! – che l’Amore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo non ha confini: «fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, fa piovere sui giusti egli ingiusti»; il Concilio ha ribadito i valori positivi, anche se incompleti, delle grandi tradizioni religiose. Ma noi nella pratica rischiamo di restare chiusi nel nostro provincialismo. Masterbee ci aiuta ad aprire gli orizzonti: «La sua stima e simpatia per l’Induismo e per il Buddismo son dovuti al fatto che queste religioni sono state per lui sentieri che lo hanno portato a Cristo» (P. Castelli). Noi occidentali, così secolarizzati – o più chiaramente: così materialisti – ben meritiamo il rimbrotto che gli rivolse un saggio «seduto sulla terra nuda, rasato, piccoli occhialini appoggiati sul naso leggermente incurvato� : “Voi avete dimenticato il mistero della vita e il suo profondo significato. Vivete nell’orgoglio delle vostre conquiste che innalzate come Dio. Il vostro Cristo non vi interessa più. Per voi sono favole. Per voi, i miracoli sono tutti spiegabili, per voi non esiste ciò che non potete comprendere e ciò che non comprendete… ignorate, mettete da parte� Gli occidentali sono ormai gente da compatire, hanno perso le loro radici, le negano, le ignorano”» (pp. 83-85). Luoghi, atmosfere, incontri Come nel primo libro, anche qui si evocano in maniera magica ambienti, atmosfere, incontri: «Accarezzato dal sole, occhi socchiusi, silenzio. Umani erranti, avvolti in stoffe cangianti dai colori dell’arcobaleno, si muovevano lentamente verso il mistero, nei templi e al sacro fiume. Riflettevo» (p. 37). «Avvolto nel caldo mantello� seduto in meditazione� Giganteschi alberi, esseri silenziosi, si imponevano per la loro maestà; uccelli cantavano felici, scoiattoli saltavano da un ramo all’altro� La luce luminosa illuminava cuore e mente trascinandomi nell’abisso del mistero» (pp. 59-60). « La cattedrale semibuia… qualche candela accesa illuminava il Santissimo sullo sfondo, vicino all’altare. Sui banchi, qualche credente inginocchiato sgranava rosari. Preghiere salite al cielo nei secoli in questo antico tempio, pensai, sedendo anch’io in preghiera nell’ultimo banco. Si respirava silenzio e pace, nonostante fossimo al centro di una grande metropoli. I templi costruiti per l’Altissimo si trovano in ogni parte del mondo» (p. 79). «Dal confessionale giungeva il singhiozzare del penitente. Un brivido. Scorreva l’energia della compassione di Cristo. Piansi. Silenzio�» (p 103).Ma questi ambienti: il Gange, la giungla indiana o una cattedrale europea, sono «composizioni di luogo» per albergarvi meditazioni, anzi frammenti, lampi d’intuizione, aforismi:Religiosità e devozione degli Indù colpiscono anche agnostici, atei, non credenti. Esseri spirituali, sete di infinito sepolto nell’inconscio e nell’anima (p. 22).Il ringraziamento è la preghiera più sublime. Senza di essa la felicità è assente. Il dolore dell’anima è l’aridità del cuore. L’avidità lo avvelena (p. 51).Ecco la rivelazione. Il Cristo si è manifestato. L’ho incontrato. È realmente vivente. È più reale del sole. La sua Luce acceca gli occhi e apre la vista all’anima (pp. 66-67).Quella pace e gioia che non sono di questo mondo, sono un dono dall’alto (p. 68).Ogni lacrima si trasformerà in gioia. Ogni sorriso del cuore consola (p. 93).Il mistero rimane mistero. Eppure si è incarnato (p. 106). L’uomo incontra l’uomo-Dio. Molti l’hanno incontrato (p. 107). Irradiazione di Cristo Non mi preoccupa il fatto che il linguaggio di Masterbee risenta della sua lunga frequentazione dell’induismo e del buddhismo: la sua incrollabile fede in Cristo, «Luce del mondo», e la sua fattiva partecipazione alla Chiesa, «Vita e Irradiazione di Cristo», fugano ogni preoccupazione.«Se qualche sua espressione può apparire inesatta si deve sia all’asprezza del percorso sia al fatto che egli ha inteso raccontare ed esporre la sua esperienza religiosa, non fare della teologia» (P. Castelli).Un bel libro da leggere e� ascoltare, e perché no? da consigliare Masterbee, La Via della Luce. Lasciarsi trasportare dal fiume della vita porta pace, San Paolo (124 pagine + CD, 22 euro).

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