Da Caino e Abele al cieco di Gerico: esposti i lavori di un laboratorio artistico in carcere accanto a stampe antiche e le opere di un maestro contemporaneo.

di Luca FRIGERIO
Redazione

Nei suoi Esercizi spirituali Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù, invitava il fedele a visualizzare il brano evangelico che si apprestava a meditare, per riviverlo in tutta la sua intensità. Un’esperienza totalizzante, cioè, che doveva portare il cristiano a non essere un semplice “spettatore”, dopo tanti secoli, delle vicende terrene della vita di Gesù, ma protagonista attivo, immedesimandosi nei personaggi dei vari episodi (il pastore alla Grotta di Betlemme, il Cireneo sul Golgota…), ricreando mentalmente i luoghi e le scene, “annusando” i profumi e gli odori, arrivando insomma ad “entrare” nella storia di un Dio fattosi uomo per amore…
Un metodo rivoluzionario, quello di sant’Ignazio, ripreso con forza spettacolare anche nelle prediche di san Carlo Borromeo, che prendeva per mano il suo uditorio per “entrare” insieme nella pagina biblica. Un approccio oggi ripetuto in quello che forse è il più insospettabile dei luoghi, per degli esercizi spirituali: il carcere di San Vittore a Milano. Alcuni detenuti, infatti, quelli che hanno accettato di partecipare a questa singolare esperienza, si sono confrontati con alcuni racconti dell’Antico e del Nuovo Testamento di particolare pregnanza, lasciandosi interrogare da essi per poi rielaborarli in forma drammaturgica ed artistica. Quasi in una moderna versione delle Sacre rappresentazioni medievali, o in una “riedizione” di quella straordinaria esperienza che fu il religioso teatro dei Sacri Monti prealpini… Nei suoi Esercizi spirituali Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù, invitava il fedele a visualizzare il brano evangelico che si apprestava a meditare, per riviverlo in tutta la sua intensità. Un’esperienza totalizzante, cioè, che doveva portare il cristiano a non essere un semplice “spettatore”, dopo tanti secoli, delle vicende terrene della vita di Gesù, ma protagonista attivo, immedesimandosi nei personaggi dei vari episodi (il pastore alla Grotta di Betlemme, il Cireneo sul Golgota…), ricreando mentalmente i luoghi e le scene, “annusando” i profumi e gli odori, arrivando insomma ad “entrare” nella storia di un Dio fattosi uomo per amore…Un metodo rivoluzionario, quello di sant’Ignazio, ripreso con forza spettacolare anche nelle prediche di san Carlo Borromeo, che prendeva per mano il suo uditorio per “entrare” insieme nella pagina biblica. Un approccio oggi ripetuto in quello che forse è il più insospettabile dei luoghi, per degli esercizi spirituali: il carcere di San Vittore a Milano. Alcuni detenuti, infatti, quelli che hanno accettato di partecipare a questa singolare esperienza, si sono confrontati con alcuni racconti dell’Antico e del Nuovo Testamento di particolare pregnanza, lasciandosi interrogare da essi per poi rielaborarli in forma drammaturgica ed artistica. Quasi in una moderna versione delle Sacre rappresentazioni medievali, o in una “riedizione” di quella straordinaria esperienza che fu il religioso teatro dei Sacri Monti prealpini… Sotto “nuova luce” Mettere in scena, così, la storia di Caino e Abele, tratta dal libro di Genesi, per questi uomini che vivono la dura realtà del carcere, non ha rappresentato soltanto recitare un testo, ma interrogarsi sulla propria vita, un chiedersi ad esempio, perchè Dio ha preferito il sacrificio di un fratello rispetto a quell’altro, e attraverso queste domande ripensare ai diversi momenti di accoglienza o di rifiuto vissuti. «Per i corsisti», spiegano infatti i curatori del laboratorio tenutosi nella casa circondariale, padre Andrea Dall’Asta, Gigliola Foschi e Donatello Occhibianco, «la messa in scena dei racconti di Caino e Abele o del cieco di Gerico è stata l’occasione per porsi in discussione, per mettersi in gioco… Attraverso una narrazione vissuta in prima persona, hanno attualizzato il racconto e, appropriandosene, hanno gettato un nuovo sguardo sulla loro esistenza». Ma, per converso, anche lo stesso racconto biblico ha ricevuto “nuova” luce, perchè è stato a sua volta attualizzato, acquisendo una nuova dimensione di senso, incarnandosi nella vita, travagliata, di persone di oggi.Il risultato di questa singolare esperienza è confluito in una mostra dal significativo titolo: «L’illuminazione dello sguardo», che raccoglie le fotografie appositamente realizzate dai detenuti di San Vittore e oggi esposte presso la Galleria San Fedele a Milano. Copertura e rivelazione Accanto a queste immagini, però, saranno esposte anche pregevoli stampe antiche (tra le quali due splendide incisioni di Albrecht D�rer), nonchè i lavori di un artista contemporaneo, William Xerra, la cui visione creativa parte proprio dalla riutilizzazione di frammenti di dipinti a soggetto religioso, legati soprattutto alla passione e alla morte di Gesù, per ricontestualizzarli in opere intensamente “nuove”. Come accade, ad esempio, in La metà del cuore, dove Xerra nasconde, letteralmente, dietro una carta-velo, una parte del volto di Cristo: una “copertura” che, paradossalmente, si trasforma in una vera e propria ostensione, in uno svelamento della natura umana e divina di Gesù. Esattamente, del resto, come ci mostra la splendida Cena in Emmaus di Caravaggio conservata a Brera (oggi in “trasferta” a Roma per la mostra alle Scuderie del Quirinale), dove il Risorto, che si è appena rivelato ai discepoli nello spezzare del pane già svanisce ai loro occhi.Sia nelle foto dei detenuti che nelle opere di Xerra, dunque, la pagina biblica, come i frammenti di vita, sono reinterpretati, riattualizzati e rivissuti. Antiche narrazioni che diventano racconti per l’uomo d’oggi, gettando nuova luce e chiedendo un nuovo sguardo. Sant’Ignazio ne sarebbe contento. La mostra «L’illuminazione dello sguardo. William Xerra e detenuti di San Vittore: un dialogo» resterà aperta fino al 30 aprile 2009 alla Galleria San Fedele (via U. Hoepli 3°, Milano). Orario: 16 – 19 dal martedì al sabato (chiuso festivi) Per informazioni, tel 02.86352233. –

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