Artisti russi stanno realizzando per la nuova chiesa una serie di dipinti�per "accompagnare" i fedeli nei diversi tempi liturgici

di Luca FRIGERIO
Redazione

Per i parrocchiani è normale, non ci fanno più neppure caso. Ma per chi viene da fuori, trovare la chiesa intitolata a Beato Giovanni Mazzucconi nella via che porta il nome di Carlo Marx fa ancora un certo effetto… Cose che succedono a Sesto San Giovanni, nella (ex) Stalingrado d’Italia. E più precisamente a Cascina Gatti, oggi popoloso quartiere “satellite”, un tempo caratteristico e autonomo borgo rurale: un “contrasto” tuttora evidente nel susseguirsi, a poche decine di metri, di alti palazzi di edilizia popolare e di vetuste case di corte, ancora circondate dal verde. Per i parrocchiani è normale, non ci fanno più neppure caso. Ma per chi viene da fuori, trovare la chiesa intitolata a Beato Giovanni Mazzucconi nella via che porta il nome di Carlo Marx fa ancora un certo effetto… Cose che succedono a Sesto San Giovanni, nella (ex) Stalingrado d’Italia. E più precisamente a Cascina Gatti, oggi popoloso quartiere “satellite”, un tempo caratteristico e autonomo borgo rurale: un “contrasto” tuttora evidente nel susseguirsi, a poche decine di metri, di alti palazzi di edilizia popolare e di vetuste case di corte, ancora circondate dal verde. Tra colori, simbologia, liturgia La nuova parrocchiale è moderna, ampia, luminosa. A mancarle, semmai, è un po’ di “personalità”: edificata agli inizi degli anni Novanta, in piena “emergenza” per il continuo crescere della popolazione, fu progettata infatti badando più agli aspetti funzionali che a quelli estetici. «Ma adesso è giunto il momento di pensare a come renderla bella e accogliente, questa casa di Dio in mezzo agli uomini», ci dice don Tarcisio Ferri, da tre anni parroco a Cascina Gatti, mentre afferra, con destrezza d’equilibrista, un pannello alto quasi due metri che si rivela essere un’icona: una grande, splendida, nuovissima icona, raffigurante la Pentecoste. Secondo i canoni classici dell’iconografia bizantina, gli Apostoli sono qui disposti a ferro di cavallo, con al centro la Vergine Maria, a sottolineare l’idea di comunione e di comunità: sulle loro teste arde la fiamma dello Spirito Santo, mentre ai loro piedi, come in una nicchia, appare la figura di un re anziano, simbolo del mondo e del cosmo intero che attende di essere liberato dalle tenebre. Il colpo d’occhio è emozionante. E la sorpresa cresce quando ci rendiamo conto che quell’icona non è la sola, presente nella chiesa del Beato Giovanni Mazzucconi. Nel presbiterio, infatti, ce le mostra lo stesso don Tarcisio, eccone altre quattro: la Natività, Gesù dodicenne nel Tempio, la Crocefissione, la Discesa agli inferi. Identiche le dimensioni, identica la bellezza. Iconografi da Mosca «L’idea è quella di aiutare la nostra comunità a vivere i diversi tempi liturgici anche attraverso la simbologia di immagini così espressive come le icone», spiega il parroco. «Per questo i “nostri” artisti ne hanno preparate e ne stanno preparando ancora delle altre, che poi saranno collocate in chiesa “a rotazione” a seconda delle festività». I “nostri artisti”? In che senso, chiediamo? Perchè, da dove vengono queste icone? «Sono state realizzate proprio qui, nella nostra parrocchia, in questi mesi, da due maestri originari di Mosca…». E come evocati dalle parole del sacerdote, ecco comparire infatti i due autori, Ekaterina e Andrey Monastyrskiy. Pittori, in realtà, già noti e apprezzati nel nostro Paese per la loro arte sacra, e in particolar modo soprattutto nella nostra diocesi, dove dagli anni Novanta hanno realizzato lavori – affreschi, vetrate, pale d’altare – per diverse chiese di Milano e del territorio. Il fatto, poi, di avere commissionato direttamente queste opere ha permesso inoltre una certa loro “attualizzazione”. «Pur nel rispetto della più autentica tradizione iconografica», spiega ancora don Tarcisio Ferri, «abbiamo infatti voluto inserire alcuni elementi “originali”, come la presenza di Giovanni Mazzucconi nella raffigurazione della decollazione del Battista, per ricordare l’analogo martirio che ricevette anche il missionario a cui la nostra chiesa è dedicata». Insomma, merita davvero una visita, questo nuovo ciclo di icone a Cascina Gatti di Sesto San Giovanni. Testimonianze storiche E già che si è in zona, a Cascina Gatti può rivelarsi interessante dare un’occhiata anche alla vecchia parrocchiale di Santa Maria Nascente, di gradevole stile neoromanico, e al santuario della Madonna del Bosco, con una pregevole immagine mariana del primo Quattrocento, attribuita alla mano degli Zavattari o del loro maestro Michelino da Besozzo. –

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