E' eccezionalmente esposto, fino al 27 dicembre, a Palazzo Marino. Si tratta dell'ultimo capolavoro del maestro toscano, affascinannte e ricco di rimandi simbolici.

di Luca FRIGERIO
Redazione

Quando si recò a trovare Leonardo da Vinci nel castello di Cloux, vicino ad Amboise, il cardinale d’Aragona potè ammirare nello studio dell’artista, ormai anziano, quel ritratto della Gioconda destinato a diventare l’opera d’arte più celebre al mondo. Ma, accanto a quello, il prelato vide anche un altro dipinto, all’incirca delle medesime dimensioni: un san Giovanni Battista, iconograficamente forse un po’ insolito, ma bello e affascinante quanto la Monna Lisa… Dopo alterne vicende, le due tavole tornarono “insieme” al Louvre. Anche se, nei prossimi giorni, i visitatori del museo parigino non troveranno il Battista di Leonardo al suo posto: il quadro, infatti, in questi giorno è a Milano. A Palazzo Marino, per l’esattezza, in quella Sala degli Alessi dove un anno fa i milanesi, e non solo loro, naturalmente, si misero in fila per rendere omaggio a un altro capolavoro, la Conversione di Saulo di Caravaggio proveniente dalla Collezione Odescalchi. Quando si recò a trovare Leonardo da Vinci nel castello di Cloux, vicino ad Amboise, il cardinale d’Aragona potè ammirare nello studio dell’artista, ormai anziano, quel ritratto della Gioconda destinato a diventare l’opera d’arte più celebre al mondo. Ma, accanto a quello, il prelato vide anche un altro dipinto, all’incirca delle medesime dimensioni: un san Giovanni Battista, iconograficamente forse un po’ insolito, ma bello e affascinante quanto la Monna Lisa… Dopo alterne vicende, le due tavole tornarono “insieme” al Louvre. Anche se, nei prossimi giorni, i visitatori del museo parigino non troveranno il Battista di Leonardo al suo posto: il quadro, infatti, in questi giorno è a Milano. A Palazzo Marino, per l’esattezza, in quella Sala degli Alessi dove un anno fa i milanesi, e non solo loro, naturalmente, si misero in fila per rendere omaggio a un altro capolavoro, la Conversione di Saulo di Caravaggio proveniente dalla Collezione Odescalchi. A Milano “mancava” dal 1939 Un evento, insomma. Che ha anche il sapore, gradevole, del regalo di Natale: grazie alla sponsorizzazione dell’Eni, infatti, il San Giovanni Battista di Leonardo sarà esposto al pubblico per un mese, dal 27 novembre al 27 dicembre, con ingresso gratuito. Per Milano, del resto, si tratta di un apprezzato “ritorno”: il dipinto del maestro toscano, infatti, fu concesso dal Louvre al capoluogo lombardo in occasione di una grande mostra vinciana, settant’anni fa, nel 1939, quando già soffiavano venti di guerra e nonostante i rapporti fra Italia e Francia non fossero certo idilliaci… Ma da allora l’opera non era più tornata nel nostro Paese.Per quel sorriso “enigmatico”, per quel volto dai lineamenti quasi effeminati, per quei toni cupi, quasi umbratili, il dipinto del Louvre gode di notevole fama fra gli accaniti cercatori di presunti misteri e di improbabili codici nell’arte di Leonardo. E qualcosa effettivamente c’è di “particolare” in questa tavola. A cominciare dalla rappresentazione stessa del Precursore, il più delle volte raffigurato nell’età adulta, il viso barbuto e scavato dalla penitenza nel deserto, oppure come fanciullo (il san Giovannino), posto accanto al Bambino Gesù, e qui invece mostratoci da Leonardo come un ragazzo, in apparenza poco più che adolescente. «Ecco l’agnello di Dio» Quello che più colpisce in questo dipinto, tuttavia, è la gestualità di san Giovanni: il braccio sinistro ripiegato sul cuore, quello destro proteso a indicare verso l’alto. Gesto, peraltro, che è attributo iconografico tipico del Battista, qualificandolo proprio nel suo ruolo di precursore e concretizzando il noto passo evangelico: «Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!”». E nella diffusissima Legenda aurea, un vero e proprio best-seller dell’ultimo medioevo, fra’ Jacopo da Varagine sintetizza questa immagine affermando che Giovanni «mostrò il Cristo a dito».Quel che è insolito, se si vuole, è che mentre il gesto del Battista è per lo più rivolto di lato, orizzontalmente (dove è raffigurato o l’agnello mistico o il Cristo in croce), in questo quadro di Leonardo l’indice del santo è puntato verso l’alto. “Insolito” fino a un certo punto, naturalmente, e mostra semmai la profonda sensibilità religiosa dell’artista, che alza il dito di Giovanni verso l’alto proprio per indicare Gesù nella sua identità celeste, divina. Quasi una prefigurazione di quello che avverrà durante il battesimo di Cristo nel Giordano, quando «si aprirono i cieli ed egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui». Per questo, allora, sul volto del Precursore compare quel sorriso, che, al pari di quello della Gioconda, non ha nulla di misterioso o di inquietante, ma che è anzi espressione di una assoluta serenità interiore, di una gioia che sgorga dall’intimo: è il sorriso di letizia di chi ha visto il Signore. Una letizia che consola e ringiovanisce, appunto, nello spirito e nella mente. E pensare che quest’opera è molto probabilmente l’ultima che Leonardo dipinse negli estremi anni della sua vita straordinaria, è davvero emozionante. Come & Dove Il San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci del Louvre sarà esposto a Milano nella Sala degli Alessi di Palazzo Marino (piazza della Scala) fino al 27 dicembre 2009. La visita è possibile tutti i giorni dalle 11 alle 19,30 (giovedì fino alle 22.30). L’ingresso è libero. Per scuole e gruppi la prenotazione è obbligatoria telefonando al numero 02 6597728. Catalogo Skira.

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