(seconda parte)


Redazione

Circa un secolo dopo, nel tardo Cinquecento, la chiesa è ampiamente rimaneggiata al suo interno. A questo periodo va ascritta la copertura della navata centrale con volta a botte e la costruzione dell’altare maggiore. Questo intervento architettonico è stato attribuito a Pellegrino Tibaldi o a Martino Bassi, i due maggiori architetti che operano a Milano nel XV-XVI secolo. Pellegrino Tibaldi, architetto di san Carlo Borromeo, potrebbe essere stato chiamato a Casoretto proprio dal santo a cui era cara la canonica.

Il santo arcivescovo milanese sembra si ritirasse spesso in preghiera in tale monastero, come è dato intendere dall’epigrafe incisa sull’ architrave di un portale che si trova nei pressi del chiostro. Il testo dell’ epigrafe rivela inoltre il grande affetto dei Canonici nei riguardi del loro arcivescovo: « Questa casa, un tempo fu spesso cara a san Carlo, per questo è da noi monaci molto amata».

La grande ammirazione dei Canonici per san Carlo Borromeo pare confermata dal ritrovamento, nel 2001, di un affresco seicentesco raffigurante Carlo e Federico Borromeo. Infatti proprio nell’ antica sala capitolare, pochi anni fa, dietro un imponente armadio sono stati rinvenuti lacerti di un affresco raffigurante i due Borromeo. Carlo è raffigurato sulla destra della parete, Federico sulla sinistra; in alto è raffigurato lo Spirito Santo. Sotto questa raffigurazione si leggono le parole latine Sapientia et Intelectus, quindi lo Spirito Santo è inteso qui come donatore di sapienza ed intelletto e non è un caso ritrovare queste scritte proprio nella sala capitolare,luogo in cui era necessario che l’ aiuto divino si mostrasse sotto forma di sapienza ai religiosi.

Il convento di Casoretto sopravvive per quasi due secoli alla morte del santo cardinale suo protettore. Nel 1772 il cardinal Pozzobonelli decreta la soppressione delle canoniche di Santa Maria Bianca della Misericordia di Casoretto, San Giorgio in Bernate Ticino e Santa Maria Rossa di Crescenzago. A partire da questa data Santa Maria Bianca diviene coadiutoria di Turro. Per più di cento anni la chiesa non è interessata da alcun intervento di manutenzione a causa della mancanza di fondi economici. Don Gaspare Fossati,parroco di Turro, nel 1839 scrive al Regio Governo perchè intervenga a riparare il tetto della chiesa, che si trovava in condizioni disastrose; ed ecco che nel 1841 le sue richieste vengono esaudite con la sistemazione del medesimo.

Nel 1927 la chiesa e il chiostro sono interessati dai lavori di restauro dell’ architetto Annoni, che ridona alla facciata della chiesa il suo aspetto quattrocentesco e sistema gli ambienti interni del chiostro ad uso di canonica ed asilo infantile. Nel 1942, nella chiesa di Santa Maria Bianca opera l’ architetto Ugo Zanchetta. Per esigenze di spazio l’ architetto demolisce le cappelle cinquecentesche e crea il coretto a sinistra dell’altare.

Interessanti da segnalare gli ultimi restauri del chiostro, nel 2002, ad opera dell’ architetto Tandoi. Durante i lavori di restauro, l’architetto scopre che la facciata dell’antico monastero verso via Mancinelli presenta alcuni elementi architettonici trecenteschi; questa scoperta è tuttora oggetto di studio presso la Soprintendenza dei Beni Architettonici. Forse proprio lì risiedevano i primi religiosi chiamati da Pietro Tanzi prima della costruzione del chiostro nel XVI secolo .

Il Chiostro di Casoretto, nonostante i palesi rifacimenti, costituisce un esempio unico a Milano per tipologia architettonica. La peculiarità del medesimo è costituita dal grande spazio architettonico posto a separazione degli archi a tutto sesto e delle bifore, tipologia non presente in altri chiostri coevi della città.

Nonostante gli stravolgimenti attuati duranti i restauri del secolo scorso, la chiesa e il chiostro di S. Maria Bianca costituiscono dunque una interessante meta storico-artistica per riscoprire un tesoro nascosto alle porte di Milano

Maria Bravin

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