Un inedito percorso espositivo dentro e attorno la chiesa dei gesuiti milanesi, dall'altare alla cripta, passando per la Cappella delle Ballerine fino alla Quadreria. Esposti numerosi capolavori antichi e moderni (Romanino, Cairo, Bambaia, ma anche Fontana, Kounellis e Meyerewitz), per far dialogare, nel segno dell'arte sacra, tradizione e contemporaneità.

di Luca FRIGERIO

san Biagio San Fedele

Sulla tavola fra Gesù e i due discepoli, nella splendida Cena in Emmaus del Langetti, campeggia sorprendentemente una grossa aragosta. Il rosso acceso del crostaceo richiama il vermiglio della grande croce appesa sopra, Sacro Sud, un’intensa opera di Mimmo Paladino. Due lavori d’arte sacra, l’uno secentesco, l’altro del 2010, che oggi dialogano fra loro nei nuovi spazi espositivi della chiesa di San Fedele a Milano. Non in una mostra temporanea, ma in un vero e proprio museo permanente che viene ad arricchire l’offerta culturale del capoluogo lombardo e dell’intera diocesi ambrosiana.

Fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, del resto, il Centro San Fedele dei gesuiti milanesi, con le sue iniziative e le sue proposte, si è segnalato come protagonista nel moderno dibattito fra arte e fede. Un impegno che si è ulteriormente intensificato proprio in questi ultimi anni, con una serie di progetti che continuano a coinvolgere gli artisti più significativi del nostro tempo e, in special modo, le nuove generazioni. E che ora si completa con questo nuovo percorso artistico che si snoda dentro e attorno la storica chiesa borromaica, in spazi che sono stati accuratamente restaurati e adattati per l’occasione. Dove, appunto, sono accolti e valorizzati antichi, e per lo più inediti, capolavori appartenenti alla storia della Compagnia di Gesù, come messi a “confronto” con importanti installazioni contemporanee.

L’itinerario inizia infatti nella chiesa stessa di San Fedele, dove già “convivono” opere eccelse seppur cronologicamente “lontane” fra loro, come la Deposizione di Simone Peterzano (maestro del Caravaggio) e la pala del Sacro Cuore di Lucio Fontana. Oggi, alla base dell’altare maggiore ottocentesco, una saletta ottagonale, aperta verso il coro e opportunamente allestita, torna a custodire l’imponente raccolta di reliquie (ogni giorno ha qui la testimonianza fisica del “suo” santo!) con i loro sontuosi reliquiari, preziosi manufatti realizzati fra XVI e XVII secolo. Mentre attorno, sull’altare stesso e sulle pareti dell’abside, sono collocati la Corona di spine di Claudio Parmiggiani e tre pannelli monocromi di David Simpson, a evocare la Passione di Gesù e i colori trinitari del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Da qui i fedeli e i visitatori oggi possono nuovamente accedere alla cripta, dominata dalla cinquecentesca croce processionale proveniente dalla distrutta chiesa di Santa Maria alla Scala, e dove una mirabile opera scultorea rinascimentale del Bambaia dialoga con la Via Crucis plasmata da Lucio Fontana a metà del secolo scorso. In questo vasto locale sotterraneo progettato dal Richini si aprono anche due sacelli: uno, che ancor oggi conserva le tombe degli Asburgo “milanesi”, ospita l’impressionante opera apocalittica di Jannis Kounellis; l’altro, invece, si presenta come un sacrario in cui sono raccolti numerosi oggetti liturgici antichi, come crocifissi, cartaglorie e reliquiari.

Il percorso continua risalendo nella celebre Cappella delle Ballerine (che abbiamo presentato in anteprima su queste stesse pagine), luogo di preghiera scelto dalle artiste stesse del Teatro alla Scala, oggi finalmente riaperto al pubblico e sede, oltre che della venerata immagine trecentesca della Madonna del Latte, di una poetica installazione di Paladino e delle espressive formelle di Sean Shanahan, che si pongono come ex voto degli anni Duemila. Qui, in una sorta di “studiolo” sono proposti alla visione anche alcuni antichi e rari volumi, di argomento religioso, storico e scientifico, redatti da membri stessi della Compagnia di Gesù.

Attraversando la superba sacrestia secentesca, monumentale lavoro di intaglio dei fratelli gesuiti Taurino, si passa quindi nella nuova Quadreria, che espone straordinari capolavori antichi – dalla Madonna col Bambino e sante del Romanino alla Decapitazione del Battista di Francesco Cairo, dagli angeli adoranti dei Procaccini alla donna in preghiera di Favretto – accanto a lavori di grandi autori moderni come Mario Sironi, Vittorio Tavernari, Umberto Milani, fino ad accogliere interpreti contemporanei come Joel Meyerowitz e Lawrence Carroll.

Un nuovo, importante museo dedicato all’arte sacra, dunque. E, tuttavia, come sottolinea il direttore Andrea Dall’Asta SJ, questo del San Fedele di Milano «non vuole essere un semplice spazio espositivo, ma un luogo in cui si impara a guardare al passato per vivere il futuro, dove si cerca di entrare nel mondo della tradizione tramandata dai nostri padri per vivere consapevolmente la fede». Oggi, nella cultura e nella spiritualità del nostro tempo.

Per informazioni su orari di apertura
e visite guidate al Museo San Fedele a Milano (piazza San Fedele),
scrivere a: francesco.pistocchini@sanfedele.net

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