Le opere del giovane artista, realizzate prevalentemente su tela, indagano la dimensione della pittura tradizionale attraverso l'uso di materiali di recupero e scarto.

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Andrea Mariconti propone una lettura di alcune tra le opere della collezione permanente del Museo Diocesano, creando un percorso che si articola tra le sale e si struttura attraverso una successione di  “stazioni”.

Il visitatore è invitato a soffermarsi sul tema del dialogo tra l’antico e il moderno, tra linguaggi profondamente diversi che si incontrano e si stimolano a vicenda, senza cercare un diretto confronto. Otto dipinti in cui ad una certa distanza viene ritratto una tavola, una tela, ecc.. Non si tratta di copie né di libere interpretazioni, bensì dello sguardo personale di un artista che visita il Museo Diocesano.

Tra i soggetti indagati da Mariconti alcuni dei capolavori della collezione del Museo che coprono un arco cronologico ampio, dal XIV al XX secolo. Tra le opere più antiche Mariconti ha selezionato uno dei fondi oro della Collezione Alberto Crespi (le due tavole del Maestro della Madonna Lazzaroni, seconda metà XIV sec.), poi ancora il Vaso di fiori di Daniel Seghers, la tela secentesca di Guido Reni (San Giuseppe con il Bambino) e il Crocifisso con Maddalena di Francesco Hayez, sintesi altissima dei valori della pittura romantica ottocentesca.

Non solo dipinti, ma anche alcune sculture sono state oggetto di rilettura da parte dell’artista: la Madonna del latte di Bernardino Luini, affresco staccato proveniente dalla basilica di Sant’Ambrogio; un crocifisso ligneo di intagliatore lombardo di fine Trecento e due tra le stazioni della Via Crucis bianca, capolavoro in ceramica di Lucio Fontana (1955), cui il Museo Diocesano ha dedicato una sala espositiva al piano terra. Andrea Mariconti lavora con materiali di origine naturale, come cenere, cera, petrolio e terra; l’unico colore che usa è il bianco.

Le opere esposte al Museo Diocesano, realizzate prevalentemente su tela, indagano la dimensione della pittura tradizionale attraverso l’uso di materiali di recupero e scarto, caratteristica distintiva del suo lavoro: olio di motore, cenere, cera d’api. Le tinte cromatiche sono state rielaborate dall’artista trasfigurando le aree cromatiche originali con un intervento di foglia di rame ossidata.

Accompagna la mostra un catalogo.

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