In occasione del quinto centenario della morte del genio del Rinascimento italiano, la Biblioteca milanese fondata dal cardinale Federico Borromeo presenta una selezione dei disegni e dei fogli vinciani più importanti, attingendo al suo straordinario patrimonio.

di Luca FRIGERIO

Questo 2019 sarà l’anno di Leonardo da Vinci. Il grande scienziato e artista, infatti, moriva cinque secoli fa e innumerevoli sono le mostre e gli appuntamenti che, nel nostro Paese e in tutto il mondo, ricorderanno il maestro del rinascimento italiano. Milano, in particolare, si farà promotrice di una serie di eventi culturali di assoluto valore, considerando che proprio nel capoluogo lombardo il genio toscano ha trascorso un lungo periodo della sua vita, lasciando un segno indelebile delle sua presenza e numerose testimonianze ancora oggi visibili.

Il Cenacolo nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie è certamente una delle opere più celebri e importanti di Leonardo («Il vertice dell’arte di tutti i tempi», aveva dichiarato Goethe). Ma “tesori” vinciani si conservano anche in altri luoghi milanesi: a cominciare dalla Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana, che di Leonardo non solo custodisce il magnifico Ritratto di musico, ma anche quella straordinaria e incomparabile raccolta di carte nota con il nome di Codice atlantico.

Già in occasione di Expo 2015 l’imponente codice, costituito da ben 1119 fogli autografi, era stato interamente esposto al pubblico in una serie di rassegne tematiche, dopo che si era proceduto al suo integrale restauro e alla coraggiosa, quanto ormai necessaria, “sfascicolatura”. Oggi, per celebrare l’importante anniversario, l’Ambrosiana ripropone una grande mostra che, in due parti distinte, presenta una selezione delle carte più importanti e significative contenute nel Codice atlantico.

La prima esposizione, in corso fino al prossimo 17 marzo, si apre con i disegni di Leonardo legati in modo specifico alla città di Milano, tra cui spiccano la celebre visione a volo d’uccello della città, lo studio per il naviglio San Cristoforo, il progetto per il monumento equestre in onore di Francesco Sforza e le ricerche per il tiburio del Duomo. La rassegna prosegue quindi con vari studi prospettici, architettonici e militari, ma anche diversi fogli che contengono i noti disegni <bellici> (con un campionario di fionde, balestre e mortai), le grandi scenografie destinate agli spettacoli di corte, le incredibili “invenzioni” di macchinari (come l’ala meccanica o la famosa automobile… a molla!). La seconda parte, invece, prevista tra il 19 marzo e il 16 giugno, si concentrerà in particolar modo sugli studi di ingegneria civile: congegni idraulici, macchine per corde, per l’attività tessile, per la produzione di strumenti meccanici, punzonatrici e perfino… girarrosti automatici!

Se il contenuto del Codice atlantico è straordinario, non meno affascinante è la storia che lo accompagna. Questo “oceanico” atlante, infatti, potrebbe apparire come una sorta di enorme taccuino predisposto dallo stesso Leonardo a essere riempito di disegni e di note. In realtà si tratta di una raccolta miscellanea e posticcia, realizzata nella seconda metà del Cinquecento dallo scultore Leone Leoni (proprio quello della Casa degli Omenoni a Milano), che aveva fatto incetta di materiale vinciano: con forbici e colla, infatti, il cesareo artista fece una vera e propria opera di montaggio, sistemando su pagine di grande formato fogli sciolti o estratti dai vari quaderni del maestro, badando in realtà più all’effetto spettacolare e alla curiosità collezionistica che a un ordine tematico o cronologico. Resta il fatto che questi disegni e annotazioni abbracciano l’intera carriera di Leonardo, dal 1478, quando aveva 26 anni, fino alla morte (avvenuta in Francia il 2 maggio 1519, appunto), e rappresentano la più ricca documentazione dei suoi svariatissimi, e spesso geniali, studi.

Gli eredi di Leoni tentarono quindi di vendere la raccolta al granduca di Toscana Cosimo II de Medici, che mal consigliato – è proprio il caso di dirlo! – valutò negativamente la proposta. Più lungimirante si dimostrò invece il milanese Gaetano Arconati, che non solo acquisì il codice leonardesco, ma nel 1637 ne fece dono alla Biblioteca Ambrosiana fondata dal cardinal Federico Borromeo. Agli inizi dell’Ottocento Napoleone requisì il tutto, portando i documenti di Leonardo a Parigi; alla sua caduta i dottori di piazza San Sepolcro, grazie al Canova, riuscirono a farsi restituire il Codice atlantico, ma non, purtroppo, gli altri quaderni e le varie carte che ancora oggi sono dunque conservati nella Biblioteca nazionale della capitale francese.

Quel che rimane all’Ambrosiana, comunque, è di tale valore e di tale ricchezza da costituire il corpus in assoluto più importante di documenti di Leonardo. Oggi nuovamente offerto all’ammirazione di tutti.

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