È morto a 86 anni nella sua casa di Milano. Scompare proprio mentre la sua città gli dedica un significativo tributo, con una grande mostra antologica. 21 le chiese da lui dipinte: l’ultima quella di San Giovanni in Laterano, che lui stesso aveva definito come la summa della sua vita. Una vita dedicata alla pittura, cioè alla ricerca della bellezza.

di Luca FRIGERIO

Valentino Vago si è spento questa mattina, nella sua casa di Milano. Il pittore “nato astratto” aveva 86 anni. Scompare proprio mentre la sua città gli dedica un significativo tributo, con una grande mostra antologica presentata in due storiche gallerie milanesi, dal significativo titolo: “Oltre l’orizzonte”. L’ultima sua grande opera nella chiesa di San Giovanni in Laterano, che lui stesso aveva definito come la summa della sua vita: una vita dedicata alla pittura, cioè alla ricerca della bellezza.

«La mia pittura esiste già a priori, e io non sono che uno strumento che ha il compito di portarla alla luce…». E proprio di luce pare fatta l’arte di Valentino Vago. Un’arte misticamente astratta, pura e purificata, così intimamente sacra, che sembra attingere direttamente alla scintilla della creazione fino ad evocare la gloria della resurrezione, dove ogni cosa è trasfigurata dall’amore divino, dove ogni frammento non è perduto, ma ricomposto nell’eternità. Immagini e segni, sulle tele come sulle pareti delle chiese affrescate dal maestro milanese, che emergono come epifanie di colore, come testimonianze di una fede personale che si fa professione comunitaria: angeliche presenze, annunciatrici di una beatitudine paradisiaca, già donata e ormai immutabile.

Sì, mostrare l’Invisibile, è stato lo scopo della pittura di Vago. Dare forma all’Ineffabile, la sua essenza. Dire l’Indicibile, la sua sfida. E facendolo, emozionare. Non il brivido effimero ed epidermico di un’improvvisa meraviglia, ma il sussulto stesso dell’anima, quel movimento interiore che attraversa le profondità del nostro essere di fronte alla consapevolezza che c’è una bellezza che salva, davanti alla certezza della misericordia di Dio, che è per tutti e per ciascuno. Così che ogni pennellata si fa preghiera, ogni campitura di colore invocazione, ogni nostro sguardo inno di lode.

Quella di Valentino Vago è stata una carriera straordinaria, e per molti aspetti unica, nel panorama artistico italiano, dalla seconda metà del XX secolo ad oggi. Il cammino limpido, seppur a tratti sofferto, non privo di ripensamenti e di aggiustamenti di rotta, di un pittore che ha intrecciato incessantemente la sua vocazione artistica con la sua ricerca spirituale, a svelare e rivelare il Mistero. Così che la sua pittura modernissima, pervasa d’ascesi, può trovare consonanza e paragone, in modo solo apparentemente paradossale, proprio nei vertici espressivi della spiritualità medievale, nell’eterea serenità di Beato Angelico, nelle travolgenti cromie di Giotto.

Ha voluto trascinarci con lui, Vago. Mostrarci quel che il suo sguardo azzurro contemplava oltre il quotidiano. Avvolgerci in quei suoi colori sfumati, morbidi, luminosi, che non vogliono essere consolatori, ma riflessi di un mondo trasfigurato che ha trovato infine pace e riconciliazione. Innalzarci in un universo poetico, dove tutto sembra dissolversi nella redenzione di una luce metafisica. Un pezzo di Paradiso: quello che adesso Valentino contempla.

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