Scrigno artistico da scoprire, di tesori artistici e storici, la chiesa dei Santi Gervaso e Protaso si staglia nel paesaggio cittadino, specchiandosi nelle acque del naviglio della Martesana. Le iniziative programmate per questo bicentenario, sebbene in parte pregiudicate dall’emergenza sanitaria, sono volte a rimettere questo luogo al centro dell’attenzione della comunità locale e di tutti coloro che ricercano testimonianze preziose d’arte e fede e memorie storiche sempre attuali.

di Marco Cavenago
Associazione Culturale "Concordiola"

Da duecento anni la comunità cristiana di Gorgonzola celebra i riti sacri, prega e onora Dio in un magnifico tempio neoclassico. Quando il 22 ottobre 1820 l’arcivescovo di Milano consacrò la nuova chiesa prepositurale, i gorgonzolesi videro finalmente compiersi dopo lunghi anni quanto promesso dal compianto duca Serbelloni nel famoso testamento del 1802. I lavori, avviati in piena età napoleonica (1806) e diretti dall’architetto Cantoni fino al 1818 (qui il ticinese morì, trovando sepoltura nel mausoleo che lui stesso aveva progettato per il duca Gian Galeazzo nel 1776), proseguirono per alcuni decenni nel corso della Restaurazione e ben oltre l’Unità d’Italia.

Il superbo edificio neoclassico ereditò dalla chiesa precedente l’intitolazione agli antichi martiri Protaso e Gervaso, conservando a Gorgonzola il ruolo di capoluogo della prestigiosa pieve omonima di origine medievale. La vecchia chiesa parrocchiale è documentata nelle carte d’archivio, mentre le sue mura furono atterrate per lasciare spazio al nuovo e ampio sagrato nell’Ottocento. La presenza a Gorgonzola, almeno dal XVI secolo, dell’illustre casato dei Serbelloni Busca è all’origine di questo grandioso complesso monumentale – composto dal mausoleo, dalla chiesa, dall’annesso oratorio della Trinità e dal campanile (questi ultimi due opera di Giacomo Moraglia della metà del XIX secolo) – ma anche dell’importante Ospedale Serbelloni (pure di Moraglia), nonché di altri minori ma non meno significative iniziative edilizie, commerciali o caritative nei confronti del borgo.

Nel progetto cantoniano architettura, stucchi, sculture, pitture e arredi lignei concorrono, secondo un disegno unitario, a realizzare un insieme coerente e armonico, un luogo di rara e delicata bellezza conservatosi pressoché intatto fino ai nostri giorni. Per dare compimento a questi elementi, interconnessi fra loro, furono coinvolte inizialmente maestranze ticinesi fedeli all’architetto, volgendo poi lo sguardo – per le opere di maggiore impegno – ad artisti attivi a Milano, spesso legati all’Accademia di Brera. Fra di essi i nomi di maggior calibro sono quelli di Benedetto Cacciatori, Agostino Comerio e Domenico Moglia, ciascuno a suo tempo maestro nella scuola d’arte milanese. Non tutto fu consegnato in tempo per la cerimonia solenne dell’ottobre di duecento anni fa. Anzi, i lavori di completamento e decorazione della chiesa occuparono a lungo i responsabili della fabbriceria, chiamati a praticare un delicato gioco d’equilibri tra le opposte esigenze di concludere degnamente la costruzione, accogliendo le accorate istanze della popolazione e di preservare le risorse economiche disponibili, che attorno alla metà del secolo furono in gran parte destinate alla costruzione dell’Ospedale.

Il risultato ottenuto può dirsi però soddisfacente e di tutto rispetto: l’edificio pensato due secoli fa per un modesto borgo del contado milanese, che allora contava poche migliaia di abitanti, è diventato ben presto un’icona tra le più riconoscibili dell’Est milanese. Caro ai gorgonzolesi di ieri e di oggi, scrigno ancora poco conosciuto di tesori artistici e storici, il suggestivo complesso della parrocchiale di Gorgonzola si staglia imperturbabile nel paesaggio cittadino, specchiandosi nelle acque del vicino naviglio della Martesana, di cui è uno dei monumenti più identitari. Le iniziative programmate per questo bicentenario, sebbene in parte pregiudicate dall’emergenza sanitaria, sono volte a rimettere questo luogo al centro dell’attenzione della comunità locale e di tutti coloro che ricercano nei monumenti, anche i più defilati, testimonianze preziose d’arte e fede e memorie storiche sempre attuali.

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