Settant'anni fa una delle tragedie più orribili della seconda guerra mondiale in Italia. Per errore, aerei americani bombardarono la scuola elementare del quartiere milanese, causando oltre 200 morti. Il cardinal Schuster ne rimase sconvolto: ma la sua preghiera fu per la pace.

di Luca FRIGERIO

Gorla 1944 martiri

Il cielo era terso e il sole splendeva su Milano, in quella mattina di venerdì 20 ottobre del 1944, quinto anno di guerra, il primo sotto la Repubblica di Salò e con i tedeschi in casa, da occupanti. Non era facile stare attenti, per i piccoli studenti della scuola elementare “Francesco Crispi” di Gorla, popoloso quartiere a nord-est della città, al confine con Sesto San Giovanni: lo sguardo vagava fuori dalle finestre, nei cortili, fra i campi, ma le maestre lasciavano correre, facendo ogni tanto un bonario richiamo…

Alle 11.14 si udì improvviso un allarme. Un suono breve, dal significato ormai noto: aerei in avvicinamento su Milano. Era un segnale d’allerta, certo, ma nulla di particolarmente preoccupante: adulti e bambini si erano ormai abituati, in quei drammatici mesi di conflitto.

Lo sconcerto sopraggiunse pochi minuti più tardi, con l’urlo prolungato della sirena: significava che i velivoli, con il loro carico di bombe, erano diretti proprio in quella zona, e bisognava raggiungere subito i rifugi. Gli insegnanti fecero chiudere i libri, misero in fila gli allievi e, a partire dalle prime classi, cominciarono a scendere nei locali sotterranei della scuola. Qualcuno si chiedeva se non vi fosse un errore, perché troppo breve era stato il tempo intercorso fra l’allarme “corto” e quello “lungo”: «Magari era il segnale di cessato pericolo…», azzardò una maestra.

E invece, proprio mentre la scolaresca affollava i corridoi, una bomba aerea da 500 libbre precipitò sulla scuola, deflagrando nella tromba delle scale. L’edificio venne sventrato, i corpi delle giovanissime vittime scagliati a decine di metri o sepolti sotto cumuli di macerie. Una tragedia, una tremenda carneficina che conterà alla fine oltre 200 morti, di cui 184 bambini.

Milano era già stata colpita, e gravemente, dalle incursioni aeree degli Alleati, ma nulla poteva essere paragonato a ciò che i soccorritori si trovarono davanti a Gorla. Le madri urlanti, impazzite dal dolore, scavavano a mani nude fra i detriti cercando i propri figli inghiottiti dalla voragine dello scoppio, insieme a tutti gli abitanti del quartiere: nonni, zii, fratelli, vicini di casa di quei piccoli martiri.

Lo stesso cardinal Schuster, subito avvertito, si portò sul luogo della tragedia. E ne rimase molto turbato: le suore del vicino convento carmelitano, anch’esso colpito, lo videro piangere. «Col cuore oppresso dal dolore», come confidò lo stesso arcivescovo di Milano, benedisse le salme già estratte dalle macerie, si interessò delle condizioni dei feriti e dei superstiti, tracciò segni di croce su quelle mura squarciate, diventate la tomba di così tanti innocenti. «È stata la più triste giornata di questi cinque anni di guerra», scrisse Schuster nel pomeriggio stesso, informando dell’accaduto i «reverendi pastori della città di Milano».

Ancora oggi, a 70 anni da quei fatti, non è chiaro cosa avvenne con esattezza sopra i cieli di Gorla. Probabilmente si trattò di un tragico errore.

Gli aerei americani del 451° gruppo di bombardamento, infatti, dovevano portare un attacco contro gli stabilimenti Breda a Sesto San Giovanni, obiettivo militarmente significativo anche perché del tutto controllato dai tedeschi, che qui producevano alcuni componenti delle famigerate V1. Ma le bombe furono sganciate con troppo anticipo, da oltre settemila metri d’altezza, così che finirono proprio sulle case del quartiere milanese: un’azione che fu deplorata come fallimentare, «per scarsa capacità di giudizio e scadente lavoro di squadra», dallo stesso comando dell’aviazione statunitense.

Ma la propaganda fascista accusò gli Alleati di aver voluto colpire deliberatamente la popolazione inerme, incitando i milanesi alla vendetta contro i nemici, come si affermò nei proclami di quei giorni. Per questo il cardinal Schuster preferì non presiedere l’ufficio funebre delle vittime di Gorla che si tenne in cattedrale il 26 ottobre.

Celebrazione che, con la presenza in prima fila dei gerarchi fascisti e dei capi nazisti, apparivano come una prova di forza del regime, più che l’omaggio alle povere vittime innocenti di una guerra sempre più devastante.

L’Arcivescovo partecipava, dunque, ma non condivideva. E al termine della cerimonia in Duomo volle comunque dire qualche parola, «invocando la benedizione di Dio sulle vittime – come si legge nella cronaca dei quotidiani – e pregando che questo nuovo tributo di dolore valga a propiziarci la clemenza dell’Onnipotente onde si ponga fine a simili stragi».

Pace e non odio: lo chiedevano i martiri di Gorla.

Sul terreno dove sorgeva la scuola, nel 1974 è stato eretto un monumento-ossario dedicato ai “piccoli martiri di Gorla”, presso il quale, lunedì 20 ottobre, in occasione del 70° anniversario della strage, verrà celebrata alle ore 10.30 una santa messa presieduta da mons. Carlo Faccendini, vicario episcopale della città di Milano; dalle ore 20.30, inoltre, si terrà una veglia di preghiera per la pace (la partenza è dal monastero di Santa Chiara).

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