700 anni fa veniva giustiziato a Parigi Jacques de Molay, ultimo Maestro del Tempio: era la fine dell'Ordine nato dagli ideali della Crociata, per difendere i pellegrini in Terra Santa. L'anniversario è un'occasione per mettersi sulle tracce, quasi scomparse, dei monaci guerrieri nella Diocesi di Milano.

di Luca FRIGERIO

Castel Negrino Templari

Rimase impressa nella memoria di molti, la dignità con la quale Jacques de Molay affrontò la morte, su quella pira che era stata eretta di fronte alla cattedrale di Notre Dame, a Parigi. Mentre le fiamme già lo ghermivano, il maestro generale dei Templari riuscì ad alzare le mani in preghiera, volgendo lo sguardo all’immagine della Vergine Maria. Era il 18 marzo dell’anno di grazia 1314, settecento anni fa. In quel rogo sulla Senna finiva tragicamente una storia che era stata gloriosa, ma anche travagliata e complessa. E iniziava il mito, che ancora oggi affascina – e certe volte perfino abbaglia – studiosi e ricercatori.

L’Ordine religioso dei poveri compagni di Cristo era nato attorno al 1120 per iniziativa di alcuni cavalieri, allo scopo di incarnare gli ideali delle crociate, difendendo il sepolcro di Cristo a Gerusalemme e i fedeli che vi si recavano in pellegrinaggio. Il prestigio e la fama di questi “monaci guerrieri” crebbero rapidamente, così che, dal Tempio di Salomone, il loro ordine si diffuse in pochi decenni in tutta la cristianità, con una fitta rete di residenze e di proprietà che raccoglievano le risorse necessarie per proteggere la Terra Santa.

Una prosperità, tuttavia, che fu anche una delle cause della rovina dei Templari, contro i quali agli inizi del XIV secolo si scagliò per motivi politici e interessi economici il re di Francia Filippo il Bello, assecondato dalla debolezza di papa Clemente V. Accusati ingiustamente di eresia e perfino di stregoneria, guardati con sospetto per il fallimento della loro missione originaria (Gerusalemme e i luoghi santi erano infatti ricaduti nelle mani dei musulmani), i cavalieri del Tempio furono imprigionati, torturati e processati, e il loro ordine soppresso.

La damnatio memoriae che si abbattè sui Templari portò quasi a cancellarne le tracce, con i loro emblemi distrutti, i loro possedimenti confiscati dalle autorità locali o assegnati agli ordini militari superstiti, come gli Ospitalieri (che nel Cinquecento prenderanno il nome di Cavalieri di Malta).

Eppure anche nella Diocesi di Milano la presenza dell’Ordine del Tempio era stata diffusa e significativa, e può rivelarsi interessante, in occasione di questo storico anniversario, mettersi alla ricerca delle poche testimonianze superstiti.

Proprio a Milano, del resto, i Templari crearono uno dei loro primi insediamenti italiani, se non addirittura il primo in assoluto nella Penisola. La tradizione, infatti, vuole che i “poveri compagni di Cristo” si siano costituiti nel capoluogo lombardo con l’arrivo in città di san Bernardo di Chiaravalle, attorno al 1134, in concomitanza quindi con le prime fondazioni cistercensi: proprio Bernardo, del resto, può essere considerato l’“ideologo” dell’Ordine templare, con i suoi scritti sulla nuova cavalleria, la Militia Christi, al servizio della Chiesa e della fede.

Di fatto i documenti più antichi che attestano l’esistenza di una precettoria milanese datano al 1142: si tratta di rogiti notarili che presuppongono, dunque, un’attività già avviata da qualche tempo. La chiesa, intitolata come d’uso a Santa Maria e detta “del Tempio”, sorgeva fuori Porta Romana in un’area chiamata “brolo di Sant’Ambrogio”. Accanto vi era la domus, che oltre ad accogliere i membri dell’ordine poteva dare ospitalità a viandanti e pellegrini: proprio qui, secondo gli storiografi del Settecento, prese alloggio l’imperatore Federico Barbarossa quando pose l’assedio alla città, fra il 1158 e il 1162. Nulla, tuttavia, oggi rimane di questa presenza templare a Milano, se non il toponimo di quella “via della Commenda” che costeggia il Policlinico (“erede”, in qualche modo, proprio dell’originario ospizio del Tempio…).

Per trovare una struttura ancora riferibile ai Templari lombardi, nonostante i vari rimaneggiamenti, bisogna portarsi a Castel Negrino, fra Aicurzio e Verderio. La mansione, già esistente alla metà del XII secolo, venne costruita lungo la strada che da Vimercate saliva a Lecco, proseguendo quindi per Colico e Chiavenna, fino a raggiungere il Passo dello Spluga, uno degli accessi principali alla pianura padana per i viaggiatori mittelleuropei. Composto da alcuni edifici rustici disposti attorno a due ampi cortili (uno riservato ai religiosi, l’altro aperto al pubblico), il complesso prevedeva anche un fabbricato per il ricovero dei pellegrini e una cappella, tutt’ora esistente. Poco lontano, in posizione dominante la vallata, sorge una cascina detta ancora oggi “La Commenda”, forse in origine un luogo fortificato o una grangia dei Templari stessi: la croce rossa dipinta sulla torretta ricorda il passaggio e l’utilizzo di questo insediamento da parte dei Cavalieri di Malta, fino alle soppressioni napoleoniche.

“Cascina Commenda” è anche il nome che tuttora individua la magione di origine templare a Rovagnasco, nel comune di Segrate, lungo l’antica via romana che collegava Milano con Brescia e Aquileia, a oriente. La struttura, di cui rimane l’edificio detto “Castello” con una peschiera e una colombaia, rappresentava un tipico esempio di insediamento dove l’assistenza ai viandanti e ai bisognosi era sorretta da una serie di lavori agricoli e pastorali, il cui surplus produttivo era destinato a finanziare proprio le attività dei cavalieri in Terra Santa. Come del resto avveniva anche nella mansione di Zunico, a sud di Milano, lungo la strada provinciale 412, di cui ci parlano alcune tarde notizie.

A Varese, invece, l’Ordine era proprietario dell’hospitalia al Ninfontano, fuori le mura del borgo di Castellanza, fondato nel 1173 e dedicato a san Tommaso Becket. E certamente esisteva una domus templare anche nel territorio di Luino, come si desume dalle relazioni dei capitoli provinciali. Mentre a Gavirate le vecchie mappe catastali ancora riportano la presenza di una comanderia del Tempio, il cui impianto geometrico, strutturato su un cortile centrale e da ampi porticati, è stato oggi in gran parte sconvolto dai moderni rifacimenti.

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