Ai presbiteri e ai laici della VII Zona riuniti per la consegna della Carta di Comunione per la Missione e della Regola di Vita, l'invito del cardinale Tettamanzi: «Una comunione pienamente ecclesiale e ancor più matura, non solo per aiutarci a vicenda, ma per assumere una corresponsabilità»

di Patrizia LURAGHI
Redazione

Una forte esperienza di Chiesa. È quanto si è vissuto venerdì 8 ottobre a Cernusco sul Naviglio, nella prepositurale di Santa Maria Assunta, che ha accolto sacerdoti, diaconi, religiose, religiosi e laici della VII Zona pastorale, riuniti per la consegna della Carta di comunione per la Missione e della Regola di Vita al cardinale Dionigi Tettamanzi.
«Consideriamo insieme la bellezza di quest’assemblea – ha esordito il Vicario episcopale, monsignor Carlo Faccendini – che anche emotivamente e visivamente rende evidente l’esperienza della Chiesa. La consegna dei testi della Carta di comunione per la Missione e della Regola di Vita al Cardinale è un gesto che si vorrebbe responsabile e insieme profondamente ecclesiale. Quasi ad affermare che su questi testi vorremmo tutti impegnare davvero le nostre vite, per dare qualità alta alla nostra esperienza di Chiesa».
Dopo l’ascolto della Parola di Dio, la testimonianza di una componente del Consiglio Pastorale Decanale di Cinisello Balsamo ha messo in risalto il capillare lavoro di riflessione che ha portato alla stesura della Carta. In un clima di densa preghiera animata anche con il canto, i decani di Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Bresso, Paderno Dugnano, Cernusco sul Naviglio e Cologno Monzese con alcuni laici in rappresentanza dei Consigli pastorali, hanno consegnato la Carta di comunione per la Missione nelle mani dell’Arcivescovo. Un documento che verrà ripreso all’interno di ogni Consiglio pastorale parrocchiale e sul quale i Consigli pastorali decanali verificheranno il cammino fatto, al termine dell’anno pastorale appena iniziato. Significativa, inoltre, la consegna al Cardinale della Regola di Vita da parte dei presbiteri e dei diaconi, «frutto di un discernimento condiviso».
Ricco di sollecitazioni, infine, l’intervento del cardinale Tettamanzi che, dopo aver ripercorso il cammino intrapreso dalla Chiesa ambrosiana dal Sinodo 47°, non ha mancato di sottolineare come «nella situazione dei nostri decanati troviamo delle esigenze particolari forti e significative che ci esortano a viverle in maniera precisa e puntuale, come risposta coraggiosa e audace alle problematiche che troviamo nel nostro territori. Ci sono delle dimensioni profonde – ha concluso il Cardinale – che devono diventare la forza per generare e progettare: la comunione o fraternità e la missione; la passione per il Vangelo che ci è donato perché generosamente con la vita, prima che con le parole, lo doniamo agli altri e la conversione spirituale, l’anima che rende viva e vitale tutto quanto stiamo facendo».

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