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Redazione Diocesi

L’ecumenismo nasce alle frontiere dell’evangelizzazione:
in terra di missione e in tutti i luoghi in cui i cristiani si dedicano al servizio ai poveri, ai diseredati, agli ultimi.

I cristiani più impegnati sono i primi a rendersi conto dello scandalo rappresentato dalle divisioni fra le chiese: non si può predicare il messaggio d’amore del Vangelo, mostrando una realtà di contrapposizione e diffidenza.

Nel 1910 si riunisce a Edimburgo la Conferenza missionaria mondiale .

Emerge qui la personalità profetica di Charles Brent, vescovo episcopaliano delle Filippine.
Canadese, in prima linea fra gli emarginati in una parrocchia della periferia di Boston, egli diventa poi missionario nelle Filippine e continua a occuparsi della lotta alla droga e al narcotraffico.

A Edimburgo Brent pone sul tappeto una questione scottante: urge convocare un concilio universale di tutti i cristiani per discutere le ragioni di fede che li dividono, studiare la struttura delle diverse chiese e cercare un’armonia nella testimonianza.

L’idea prende piede e, fra mille difficoltà e resistenze, nasce il movimento Fede e Costituzione.
Un “concilio” come lo vuole Brent è però prematuro: le chiese non sono disponibili al confronto, ci sono anche problemi pratici non indifferenti e lo scoppio della prima guerra mondiale blocca i preparativi.

Brent, sempre pronto a correre dove più è necessaria la parola del Vangelo, assiste spiritualmente i soldati come cappellano militare.
Nel frattempo lavora per l’unità della Chiesa anche il vescovo luterano di Uppsala, Nathan Söderblom, spirito profondamente religioso e studioso delle religioni, in contatto fin dagli anni giovanili con esperienze dei cristiani di altre chiese e altri continenti.

La grande guerra (1915-1918) lo vede impegnato in inziative di pace, purtroppo senza esito, come i ripetuti tentativi di riunire nella Svezia neutrale i responsabili delle chiese dei paesi belligeranti.

Dopo la guerra Söderblom fonda il movimento Vita e Azione, che propugna non tanto il confronto teologico quanto la collaborazione pratica nella attività caritative fra tutti i cristiani.

La dottrina ci divide, la pratica ci unisce è lo slogan di Söderblom ; mentre Brent sostiene che non si può fare come se le differenze non esistessero, ma occorre studiarle a fondo.

Vita e Azione si riunisce nel 1925 a Stoccolma, Fede e Costituzione nel 1927 a Losanna.
Brent, già malato, muore nel 1929.

I tentativi di unificare le assemblee dei due movimenti si interrompono nel 1939. Tuttavia la seconda guerra mondiale, come la prima, accresce enormemente la coscienza della necessità di riunire i cristiani almeno sulle grandi questioni che travagliano l’umanità.

Nel 1948 si tiene ad Amsterdam la prima assemblea unitaria e nasce il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC): “un’associazione (fellowship) di chiese che accetta nostro Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore”.

Le chiese aderenti sono all’inizio 147, di 44 paesi, protestanti, anglicane e ortodosse.
Si vede subito che è necessaria una comune concezione di “chiesa” e una chiara definizione degli scopi del CEC perché le chiese vi si possano riconoscere.
Essa viene concordata a Toronto nel 1950: il CEC non è e non deve diventare una super-chiesa; non negozia unioni fra chiese; non si basa su una qualsiasi concezione particolare della chiesa; l’appartenenza non implica che una chiesa consideri come relativa la sua particolare concezione di chiesa; l’appartenenza alla Chiesa di Cristo è più vasta, ma non implica che ogni chiesa debba considerare le altre come “chiese” nel senso vero e pieno del termine.

Il fondamento che definisce il CEC sarà meglio articolato nel corso della III assemblea (Nuova Delhi, 1961): “Una associazione di chiese che confessano il Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore secondo le Scritture e cercano perciò di realizzare insieme la loro comune vocazione per la gloria dell’unico Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo”.

A Lima nel 1982 la commissione Fede e Costituzione produce un documento su Battesimo, Eucaristia, Ministero (BEM), che espone tutto ciò che le chiese membra del CEC sentono di poter affermare in comune sui sacramenti e sul sacerdozio.

Il BEM viene discusso dalle chiese, anche quella cattolica, e le risposte ricevute, raccolte e pubblicate, costituiscono un continuo approfondimento dei problemi.

All’assemblea di Vancouver (1983) prende il via il “movimento conciliare” sui temi della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato (JPIC: Justice, Peace, Integrity of Creation). È un lungo processo che vede le chiese impegnate sui problemi concreti del mondo, non solo da un punto di vista cristiano. L’ultima assemblea si è tenuta a Harare nel 1998.

La chiesa cattolica, pur non facendo parte del CEC, collabora ufficialmente, a pieno titolo, ai lavori della commissione Fede e Costituzione, la sezione teologica che studia i problemi di più difficile soluzione.

Oggi il cristianesimo è in cammino verso l’unità e un po’ tutte le denominazioni ecclesiali sono in fase di trasformazione.
Il cristianesimo comunque tende ad aprirsi sempre di più al dialogo, soprattutto al dialogo ecumenico tra le varie chiese, e quindi e di riflesso anche al dialogo esterno: un rapporto con credenti di altre fedi, o con non credenti, che sia comunque a vantaggio dell’umanità.

Per approfondire il discorso…
La Bibbia. Traduzione interconfessionale in lingua corrente, Elle Di Ci – United Bible Societies 1985
CERETI G., Molte Chiese cristiane un’unica Chiesa di Cristo. Corso di ecumenismo, Queriniana, Brescia 1992 FUMAGALLI P.F., Ecumenismo, Bibliografica, Milano 1996

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