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Redazione Diocesi

Parole di dolore e tristezza aprono l’assemblea dell’inaugurazione del Meeting “Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo”.

Con il breve intervento del vescovo di Beslan, la città nel nord dell’Ossezia, dove venerdì scorso centinaia di bambini sono stati uccisi senza alcuno scrupolo da terroristi islamici: dopo ore di terrore, senza mangiare e sottoposti a indicibili torture.

Un appello alla solidarietà e alla preghiera che davvero possono sconfiggere l’odio che troppo spesso abita nel cuore umano.
E’ innanzitutto dalla dimensione relazionale e sociale dell’uomo che può nascere la pace.
Così ha esordito il cardinale Dionigi Tettamanzi. Per costruire la vera pace, secondo il Cardinale, è indispensabile farsi carico dell’altro e delle ingiustizie che subisce. “ Bisogna partire da una nuova prassi basata sul dialogo e sulla specificità della persona ”, ha detto il Cardinale.

E il dialogo si conferma la vera strada per intraprendere un cammino di pace anche per il presidente della commissione europea Romano Prodi. “Gli squilibri tra nord e sud, la sfide dell’ambiente e delle malattie oggi ci chiamano a nuove responsabilità. Per questo è indispensabile saper ascoltare, approfondire i problemi, conoscere prima di giudicare”, ha sottolineato Prodi.

In una società dove regnano sempre più il multiculturalismo e la molteplicità delle fedi religiose diventa poi ancora più importante il ruolo dei leader religiosi, chiamati a farsi carico della guida dei fedeli verso la pratica quotidiana della fede. “Noi leader religiosi dobbiamo trasmettere questo valore di santità della vita umana nelle nostre comunità di questo tempo”, ha spiegato il rabbino capo d’Israele Yona Metzger.

“Come leader religiosi possiamo giocare un ruolo concreto e di fondamentale impegno attraverso la diplomazia religiosa, ricercare un’umanità religiosa attraverso la società dei conflitti.”
In un mondo sempre più interdipendente, nuovi assetti si stanno rapidamente configurando. Cambiano i rapporti reciproci tra le nazioni, le aree geografiche, le culture e le civiltà, si spostano i centri di gravità economici e politici.

Sembra così avviata a finire l’epoca del chiaro predominio dei popoli dell’Europa e dell’America del Nord, che dura da quando si può parlare in concreto di un’unica storia mondiale, e non soltanto di diversi “mondi”, tra loro sostanzialmente separati. Pur con tutte le loro differenze, e con tutti i fenomeni di scristianizzazione da tempo in atto, quei popoli condividono una comune matrice religiosa e culturale cristiana.

“Cresce l’urgenza di passare dall’etica alla politica, ossia di tradurre in termini politicamente efficaci l’istanza etica della pace, in particolare rinnovando e rafforzando, rendendo più autorevoli e praticamente efficaci le strutture e le istituzioni che possono assicurare un giusto ordine mondiale, come anzitutto le Nazioni Unite.”, ha dichiarato il cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Si tratta cioè di percorrere un cammino storico, come tale non astratto ma aderente alla realtà, nel quale si fanno man mano i passi concretamente possibili e che proprio così può portare a risultati oggi apparentemente utopici.
E in questa complessità il nuovo umanesimo deve essere innanzitutto dialogico e aperto all’altro.
Ecco dunque lo scopo di queste assemblee, che la Comunità di sant’Egidio organizza dal 1986 ad oggi. Uomini e donne di religioni, razze e culture diverse possono trovare attraverso un vero dialogo interreligioso la via comune per camminare insieme
“Proprio come nella profezia di Isaia: un popolo in cammino da diversi punti della terra per trovarsi davanti a Dio in un’unica e grande famiglia.
Cristina Conti

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