Sarà presentato sabato 30 aprile al Collegio degli Angeli con due interventi: di fra Paolo Martinelli, Vescovo Ausiliare di Milano e del Prof. Luciano Caimi, Ordinario di Storia della Pedagogia all’Università Cattolica di Brescia

di don Giuseppe Villa

Suore di Maria Bambina Treviglio

All’inizio del mese luglio dello scorso anno, dopo ben 177 anni di permanenza in città, le suore di Maria Bambina hanno lasciato Treviglio, tra lo stupore e l’incredulità della popolazione. La loro presenza poteva apparire un frammento nella città, una componente della sua storia, dopo il primo smarrimento, però, ci si è accorti che in quel frammento ci sta il tutto, il tutto di un piccolo paese di provincia come Treviglio. Il frammento ‒ nel quale sta il tutto, la Chiesa e il mondo ‒ può essere raccontato? Lo si può e lo si è fatto a partire da questi legami, dove il frammento si fa notare come espressione del tutto.

Il libro sulle suore di Maria Bambina a Treviglio sarà presentato sabato 30 aprile alle ore 10.30 presso il Collegio degli Angeli (Via Cesare Battisti 15) con due interventi: di fra Paolo Martinelli, Vescovo Ausiliare di Milano e del Prof. Luciano Caimi, Ordinario di Storia della Pedagogia all’Università Cattolica di Brescia.

La ricerca e l’approfondimento della storia delle suore di Maria Bambina a Treviglio ha valorizzato testimonianze, ma anche il contesto storico in cui esse hanno operato in un periodo di tensione spirituale, ispirate da un Vangelo che annuncia la presenza e l’efficacia dell’amato “Sposo”. Le suore, in città, svilupparono un’acuta sensibilità spirituale, pastorale e caritativa verso le nuove povertà, i nuovi bisogni, le nuove piaghe sociali prodotte dalla rivoluzione industriale, dall’urbanizzazione e dalle profonde trasformazioni sociali ed economiche. Pur con una cultura talvolta diffidente, se non addirittura ostile verso la “modernità”, esse istituirono importanti opere, specialmente negli ambiti educativo e socio-sanitario. Le Suore di Maria Bambina si inserirono nel contesto sociale del territorio in modo innovativo, meno polemico e certamente più adeguato ai bisogni concreti della popolazione rispetto a quanto era stato fatto fino a quel momento. Parte di questo successo è certamente dovuto alla capacità di far fronte ai significativi mutamenti che la modernizzazione richiedeva grazie all’adattamento, ad esempio, ai sempre più restrittivi quadri legislativi nazionali, nonché alle macchinose strutture amministrative e burocratiche statali.

Il libro è composto da cinque capitoli che rappresentano rispettivamente gli inizi, sino all’unità d’Italia, a cui segue il periodo del movimento cattolico, che lascerà il posto al periodo fascista. Gli anni successivi alla II Guerra Mondiale costituiscono il quarto capitolo a cui si aggiunge l’ultimo che va dal Vaticano II ai tempi nostri. L’elenco dei punti a bilancio nei cinque capitoli è assai ampio. Il testo ne coglie alcune costanti interne che mostrano la direzione e il senso. Ogni capitolo mette in evidenza i tempi e i modi della modernizzazione propri e con ciò anche gli effetti della secolarizzazione. Gli elementi a bilancio non sono dunque assommabili e nemmeno si possono semplicemente mettere in sequenza con un meno e un più. Essi sono propri del tempo e non sono sovrapponibili in una sorta di inventario.

Le osservazioni fatte hanno un rilievo storico, non solo per intendere il passato, ma anche per il futuro. Che direzione avranno la vita consacrata e la Chiesa tutta in questo mondo? La domanda è affidata alla fede di tutta la Chiesa e di ciascun Istituto. Le esperienze umane, infatti, si conservano rivivendole con quella libertà e memoria, che da una parte ci rende grati, ma dall’altra ci espone con tutta l’anima, il cuore e il corpo. Se la post-modernità ha messo in luce quanto sia illusorio l’ottimismo enciclopedico della modernità, dall’altra però tende a disperdere e inclina al realismo cinico di Giona, che declina la responsabilità oggi della chiamata. La strada per i consacrati è opposta a quella di Giona. Lo segnala Papa Francesco nella lettera rivolta a loro: «Mi attendo che ‘svegliate il mondo’, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia. La radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico. È questa la priorità che adesso è richiesta: essere profeti che testimoniano come Gesù ha vissuto su questa terra … Mai un religioso deve rinunciare alla profezia»

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