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11 marzo

Un momento di libertà a San Vittore

Venerdì al Cinema Mexico sarà presentato il documentario che racconta il progetto “Biblioteche in rete a San Vittore” che ha visto, tra gli altri, la partecipazione della Biblioteca del Confine della Casa della carità. Progetto che si rinnova con la firma di una convezione con il Comune di Milano e la direzione del carcere per proseguire il lavoro all'interno della struttura di detenzione

7 Marzo 2016

Un momento di libertà. Questo può rappresentare, per chi della libertà è privato perché detenuto in un carcere, leggere un libro. E proprio “Un momento di libertà” è il titolo scelto dal regista Giovanni Giommi per il suo documentario, che sarà presentato in anteprima venerdì 11 marzo alle 10.30 al Cinema Mexico, e che racconta i 18 mesi del progetto “Biblioteche in rete a San Vittore”, cui ha partecipato anche la Biblioteca del Confine della Casa della carità.
Iniziato nel febbraio 2014, Biblioteche in rete a San Vittore si è sviluppato principalmente lungo due linee di intervento. Da una parte è stato fatto un lavoro di costruzione di un vero e proprio sistema bibliotecario, con la formazione di bibliotecari e la revisione del patrimonio librario. Dall’altra sono state realizzate una serie di attività culturali, con il fine di promuovere la lettura tra i detenuti e con l’obiettivo di dare vita a un continuo scambio tra il carcere e l’esterno.
Il progetto, molto articolato e complesso, si è declinato in laboratori differenti pensati a seconda della popolazione di ognuno dei sette “raggi” che compongono il carcere di San Vittore. In questo contesto si è inserita, per esempio, la sperimentazione all’interno della sezione penale della “Società di lettura”, che ha visto coinvolti i giovani adulti reclusi, i ragazzi ospiti della Casa della carità e gli studenti del liceo Volta di Milano. Attraverso lo sguardo esplicito, ma quanto più possibile discreto e rispettoso, della sua telecamera Giovanni Giommi ha documentato tutte queste attività, evitando una descrizione didascalica, ma costruendo una narrazione del progetto e dei suoi protagonisti: i detenuti, innanzitutto, ma anche gli operatori e i volontari dei diversi enti e associazioni che sono stati impegnati in questi 18 mesi.
«Ho cercato di raccontare tutti i progetti che sono stati realizzati, ma anche delle storie: quelle delle persone recluse, ma anche quelle dei responsabili e dei volontari che sono ritratti sia durante l’attività con i detenuti sia nella fase di organizzazione del lavoro», riferisce il regista, il quale spiega anche che la sceneggiatura del documentario è stata costruita partendo da “Farenheit 451” di Ray Bradbury, uno dei testi su cui i detenuti hanno lavorato nel corso di alcuni laboratori. «È un romanzo che parla di libri e quindi mi è sembrato un bel pretesto per affrontare l’argomento della lettura e dare la parola ai detenuti, uno per ognuno dei raggi in cui si sono svolte le attività».
Scopo di “Un momento di libertà”, titolo che deriva da una frase detta da una delle persone recluse a proposito del suo rapporto coi libri, è quello di trasmettere il valore di “Biblioteche in rete a San Vittore”: far cioè capire quanto un laboratorio di lettura possa essere utile per la popolazione carceraria e quanto questo progetto possa servire a formare dei bibliotecari che non solo si occupino di riordinare il patrimonio librario, ma sappiano invogliare alla lettura gli altri detenuti. «Questo – dice ancora Giommi – nel film si vede molto chiaramente, con gli stessi protagonisti che dichiarano di aver fatto la scoperta del piacere di leggere».
Ma non sono stati solo i detenuti a scoprire qualcosa su se stessi: anche il mondo esterno che, grazie a questo progetto, è entrato in contatto con la realtà carceraria si è trovato sorpreso, come lo stesso Giovanni: «Sono entrato a San Vittore portandomi dietro i luoghi comuni di chi non era mai stato in carcere. Poi ho assistito ai gruppi di lettura, e ho fatto fatica a pensare di essere in un istituto penitenziario, mentre sarei potuto essere in una qualsiasi biblioteca durante un laboratorio di lettura o scrittura. E poi è stata una sorpresa scoprire che questo, che è un luogo carico di difficoltà, è anche un luogo di cultura”. “Il lavoro del documentarista spesso consiste nell’avvicinarsi a delle realtà o dei luoghi che non si conoscono e che si scoprono durante il proprio lavoro. Ma qui sta la cosa più bella: percorrere una sorta di viaggio nell’animo umano, durante il quale trovi un’umanità inattesa, in luoghi apparentemente tremendi e inaspettati».

La proiezione di “Un momento di libertà” sarà anche l’occasione della firma della convenzione con cui l’Associazione Gruppo Carcere Mario Cuminetti, BiblioLavoro, Caritas ambrosiana, Fondazione Casa della carità, Ministero della Giustizia – Casa Circondariale di San Vittore, Centro Provinciale Istruzione Adulti e il Sistema Bibliotecario Urbano del Comune di Milano si impegnano a proseguire il lavoro avviato a favore delle biblioteche e delle attività culturali del carcere di San Vittore.