Laboratorio e Spettacolo/Forum per sentirsi capaci di incontrare l’altro organizzato dalla Caritas di Monza presso il Salone della chiesa di S.Ambrogio

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Sabato 23 Marzo, alle 21, presso il Salone della chiesa di S.Ambrogio a Monza appuntamento promosso dalla Caritas cittadina con il Teatro dell’Oppresso. Un laboratorio e spettacolo/Forum per sentirsi capaci di incontrare l’altro.
In allegato la locandina con ulteriori dettagli.

Lo spettacolo
C’è una solitudine che aiuta l’uomo a trovare se stesso e c’è una solitudine che è paura
dell’incontro, fuga dall’altro. Dove il messaggio del Vangelo riesce a riassumere i comandamenti
biblici nell’unico ed essenziale: “amatevi” il tema della paura diventa il punto principale
da cui partire per una riflessione sulla disponibilità all’incontro.
Quali sono le vicende quotidiane che mettono in crisi l’idea di potersi avvicinare tra persone?
Dove sta la fiducia? Dove siamo quando le cose accadono sotto i nostri occhi? Quando lo
sguardo dell’altro ci cerca e ci interroga? Quando qualcuno chiede aiuto? Proveremo a lavorare
insieme e a confrontarci sul tema del pregiudizio, della paura, della solidarietà, dell’accoglienza.

I protagonisti

Gigi Maniglia
Dopo la laurea in giurisprudenza mi sono dedicato alla ricerca teatrale, sperimentando, a partire
dal 2001, animazioni teatrali interattive, laboratori teatrali con il metodo del Teatro dell’Oppresso,
lavorando come attore/autore in spettacoli di teatro ragazzi a livello nazionale; mi sono formato
come attore, autore, drammaturgo, regista, docente teatrale.
Contemporaneamente ho incontrato e approfondito l’ambito della mediazione dei conflitti, che ho cercato di
intrecciare alla ricerca teatrale, proponendo percorsi interattivi con una spiccata componente teatrale. Sono
mediatore familiare (A.I.Me.F) e formatore in ambito di mediazione dei conflitti. La mia ricerca, con piccoli e
grandi, si basa oggi sull’improvvisazione come possibilità di dialogo, di scambio educativo, di incontro, di cambiamento,
e di crescita personale e sociale.

Augusto Boal
Nato a Rio de Janeiro nel 1931, è stato regista del Teatro de Arena (São Paulo) dal 1956 al 1971, quando viene
espulso dal Brasile esiliandosi prima in Argentina, poi in Perù (dove inizia a formulare i giochi dell’arsenale
politico del Teatro dell’Oppresso), infine in Francia dove si stabilisce fino al 1991, creando le tecniche del Flic –
dans-la-tete. Di ritorno a Rio de Janeiro, è eletto Vereador (una sorta di consigliere comunale) per il Partito
dos Trabalhadores e svolge il suo Mandato Político – Teatral applicando il Teatro Legislativo a Rio ed in altre
città brasiliane ed europee (Londra).
E’ autore di testi drammaturgici e di libri teorici, alcuni dei quali tradotti in trentacinque lingue. E’
attualmente ancora attivo con iniziative formative in tutto il mondo.

La compagnia
FANFULON è un laboratorio di ricerca teatrale, un gruppo di professionisti che pone il teatro al
servizio della crescita personale e di gruppo. Sviluppiamo percorsi per le scuole di ogni ordine e
grado, percorsi di formazione attraverso il metodo del Teatro dell’Oppresso, sviluppiamo attività
artistiche teatrali basate sulla capacità di improvvisazione (Immersioni teatrali, Teatro Videogioco,
presentazioni di libri interattive, laboratori e corsi).

Metodologia proposta: il teatro dell’oppresso.
L’obiettivo del teatro dell’oppresso (TdO) è di sviluppare la teatralità umana, cioè la capacità di ogni persona di
usare il linguaggio teatrale, usando questo mezzo per conoscere il mondo reale e trasformarlo. L’analisi e la
trasformazione della realtà sono presenti in ogni tecnica del TdO.
Durante un esercizio si possono scoprire proprie potenzialità e limiti; nell’immedesimazione aspetti
nuovi di sé, nel teatro-forum si possono capire meglio le dinamiche oppressive, etc.
Il TdO porta lo spettatore ad essere protagonista dell’azione drammatica per stimolarlo a riportare
l’esperienza simulata nella vita reale. Lo spett-attore, entra in scena e prova a reagire all’oppressione nella finzione
teatrale; si arricchisce così di idee e di energie, ha la possibilità di capire e trasformare, in una situazione
protetta, per poi affrontare con un maggior bagaglio di strumenti ed esperienze l’oppressione reale. Il TdO
propone una prova dell’azione di liberazione, fatta in scena, cerca di chiarificare (a livello razionale ed emotivo)
i problemi e stimola ad agire di conseguenza nella vita quotidiana. Il TdO si pone come mezzo per aiutare
gli spettatori ad affrontare in modo più efficace le proprie oppressioni.

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