Al Sacro Monte di Varese, pomeriggio musicale promosso dal Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra (PIAMS), in collaborazione con la Rettoria del Santuario. A guidare la riflessione, alla tastiera dell’organo Mascioni, op. 1050, il M° Davide Paleari

davide paleari

Nella bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, parlando del «modo dell’agire di Dio fin dai primordi della nostra storia» in relazione alla Immacolata Concezione di Maria, papa Francesco ha detto: «Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio non ha voluto lasciare l’umanità sola e in balia del
male. Per questo ha pensato e voluto Maria santa e immacolata nell’amore (cfr. Ef 1, 4), perché diventasse la Madre del Redentore dell’uomo. Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona». E ancora: «Il pensiero ora si volge alla Madre della Misericordia. La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. […] Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù» (Misericordiae vultus, 3.24).

Mentre il Giubileo della Misericordia vede coinvolti in prima linea i santuari, «mete di tanti pellegrini, che in questi luoghi sacri spesso sono toccati nel cuore dalla grazia e trovano la via della conversione» (Misericordiae vultus, 3), il Piams promuove la meditazione organistica che avrà luogo domenica 22 maggio, alle 15.15, nel Santuario di S. Maria del Monte in Varese (via dell’Assunzione, 21 – Sacro Monte).
Si tratta di una iniziativa promossa dal Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra (PIAMS), in collaborazione con la Rettoria del Santuario.
A guidare la riflessione, alla tastiera dell’organo Mascioni, op. 1050, il M° Davide Paleari.

Aperto dal celeberrimo Preludio e fuga in la minore BWV 543 di Johann Sebastian Bach (+ 1750) – brano di carattere quasi-rapsodico e che consente all’interprete una grande libertà espressiva – il percorso musicale attinge direttamente ai principali testi liturgico-devozionali mariani e ai temi della loro scrittura gregoriana: il Magnificat, le antifone e le litanie della beata Vergine Maria, e l’Angelus Domini, quotidiana memoria dell’incarnazione.

Realizzato nel quadro delle iniziative dedicate a promuovere la riforma della musica sacra avviata da Pio X, il Preludio sul tema Angelus ad Virginem», del compositore britannico Alfred Hollins (+ 1942), sulla base del corrispondente tema gregoriano e mediante caratteristiche soluzioni timbriche commenta l’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria: «Rallegrati, piena di grazia».
La riflessione proseguirà poi sulle note di un altro brano bachiano, la vivace e ricca Fuga super Magnificat BWV 733, composta in età giovanile, la cui trama
contrappuntistica interpreta il tonus peregrinus che dà voce al cantico di Maria, «il cantico del popolo di Dio», di tutti coloro che «hanno affrontato la lotta della
vita portando nel cuore la speranza dei piccoli e degli umili», secondo le parole di papa Francesco.

Appartenenti alla raccolta dei Fioretti alla Madonna ma nate come composizioni estemporanee da concerto, le tre parafrasi di Alessandro Eposito (+ 1981) sul
Tota pulchra, sull’Ave maris stella e sul Regina coeli interpretano liberamente, con linguaggio contemporaneo, i temi delle omonime «antifone» gregoriane: il
canto di lode alla «Tutta santa» che la liturgia propone l’8 dicembre, l’antichissimo e popolare inno vespertino mariano attribuito a Venanzio Fortunato
o Paolo Diacono e, infine, la celebre antifona pasquale, risalente probabilmente al secolo X-XI, che felicemente congiunge il mistero dell’incarnazione del
Signore con l’evento pasquale.
Risalente al medioevo e attribuita a Ermanno di Reichenau (Hermannus Contractus – XI sec.) è la Salve, Regina: il Preludio appartenente alla ristretta produzione
dell’organista parigino Joseph Bonnet (+ 1944) – prevalentemente di ispirazione laica e con destinazione concertistica – è riconducibile alla fase della
valorizzazione del ruolo liturgico della musica e dell’organista, nonché della riscoperta del canto fermo come musica ufficiale della Chiesa cattolica, che gli varrà l’amicizia di dom Mocquereau.
La meditazione prosegue proponendo, del compositore belga Joseph Jongen (+ 1953), l’Offertorio – costruito come poemetto in stile romantico-sinfonico – che
si ispira all’antifona per il tempo di avvento e di Natale Alma Redemptoris
Mater, anch’essa redatta da Hermannus Contractus, la cui melodia ripetutamente
ricorre nel brano organistico proposto.
A partire dalla metà dell’Ottocento, vari musicisti – fra i quali Franz Liszt (+1886), che negli anni 1862/’63 realizzò una sorta di Fantasia lirico-meditativa – rivolsero la propria attenzione all’Ave Maria detta di Arcadelt (+ 1568) ma in realtà realizzata da Pierre-Louis Dietsch (+ 1865), seppur su temi originali del compositore fiammingo ma con ampi interventi, anzitutto sul piano ritmico e armonico, ma anche per adeguare la melodia al testo della salutatio angelica classica.

Alle litanie – «prolungata serie di invocazioni rivolte alla Vergine» che «succedendosi, l’una all’altra con ritmo uniforme creano un flusso orante caratterizzato da una insistenza lode-supplica» (Direttorio su pietà popolare e liturgia, 203) – spetterà il compito di concludere la Meditazione. Saranno qui proposte le celebri e affascinanti Litanie, composte nel 1937 da Jehan Alain (+ 1940), il cui carattere assillante e asimmetrico mirano a riprodurre il carattere di ripetitività e insieme di variabilità della preghiera litanica.

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