Il contributo del SAE e di Clara Achille

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La Fondazione Ambrosianeum e il Segretariato Attività Ecumeniche (SAE) organizzano per sabato 18 novembre il convegno “Le radici ebraiche del dialogo tra le chiese cristiane. Il contributo del SAE e di Clara Achille. L’appuntamento è alle 15, presso la Fondazione Culturale Ambrosianeum di via delle Ore, 3 – Milano.

Di seguito il programma:

Ore 15.00:
– Marco Garzonio, Presidente Ambrosianeum: Introduzione ai lavori, con un ricordo di Clara Achille.
– Mario Gnocchi, Gruppo Teologico SAE, ex presidente SAE:

Presentazione dell’incontro e dell’attività del Gruppo Teologico SAE.
Ore 15.30 – 17.00:
– Daniele Garrone, Biblista, Pastore valdese, Docente Facoltà Teologica Valdese di Roma.
· Vladimir Zelinsky, Teologo, Presbitero Parrocchia Ortodossa SS. Madre di Dio Gioia degli Afflitti di Brescia.
· Piero Stefani, Presidente SAE, biblista cattolico.

Ore 17.00 – 18.00:
Dibattito e conclusioni di Piero STEFANI

La ragione che ha spinto la Fondazione Ambrosianeum e il Segretariato Attività Ecumeniche (SAE) a promuovere questo incontro è la prematura morte di Clara Achille Cesarini, teologa esperta di ecumenismo e studiosa dell’Ebraismo. Clara fu responsabile del Gruppo SAE di Milano, segretaria del Gruppo Teologico, curatrice scrupolosa degli Atti delle Sessioni, coordinatrice del servizio newsletter e redattrice delle sezioni del Sito dedicate agli aggiornamenti sui documenti del Consiglio Ecumenico delle Chiese (www.saenotizie.it). Nella realtà milanese intrattenne rapporti con numerosi enti culturali, tra cui Ambrosianeum, dove organizzò spesso incontri su tematiche ecumeniche.
Sulla scorta del suo esempio, desideriamo riproporre un tema a lei molto caro, e fondamentale per l’ecumenismo, in quanto riferimento comune a tutte le Confessioni cristiane: il rapporto tra le chiese e il popolo ebraico. Questa relazione, come più volte evidenziò anche il card. Martini, riguarda non solo il passato delle “radici ebraiche” ma anche il presente e il futuro delle chiese. È convinzione condivisa tra i cristiani che l’elezione d’Israele non sia mai stata revocata. Le affermazioni di Paolo nella Lettera ai Romani sono inequivocabili: in quelle grandi pagine si legge, infatti, che “i doni e la chiamata di Dio sono senza pentimento” (Rm 11,29), e che al popolo ebraico “appartengono [verbo al presente] l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, le promesse” e che da lui “proviene il Messia secondo la carne” (Rm 9,4-5). La riacquisizione di questa prospettiva neotestamentaria è chiamata ora a produrre nuovi frutti nella vita delle chiese.

I relatori sono cari amici di Clara, che con lei hanno condiviso momenti di gioia e fraternità, di studio e impegno, sempre apprezzandone la generosità e la competenza.

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