Docu-film di Carlo Concina e Cristina Maurelli girato nel carcere di massima sicurezza di Opera

Levarsi la cispa dagli occhi

Venerdì 28 marzo alle 20.45, presso il Nuovo Teatro Ariberto (via Daniele Crespi 9) il film “Levarsi la cispa dagli occhi”, un documentario di Carlo Concina e Cristina Maurelli girato nel carcere di massima sicurezza di Opera. Alla serata, organizzata da iBVA, Caritas Decanale e Associazione “Il Girasole”, saranno presenti i registi Carlo Concina e Cristina Maurelli, alcuni detenuti protagonisti del film e i referenti del progetto Libera-mente. Invitati anche il direttore di Opera Giacinto Siciliani e la direttrice di San Vittore Gloria Manzelli.
«Vogliamo riproporre questo film in una sala nel cuore della città e a due passi da San Vittore – dicono gli organizzatori – per affrontare con i milanesi il tema del carcere, inteso non solo come luogo in cui i detenuti scontano la pena, ma dove possono trovare occasioni di crescita, di redenzione e di scoperta di se stessi. I reclusi vivono a volte percorsi di riscatto e di libertà interiore che spesso rimangono sconosciuti e nascosti tra le mura. Il 28 marzo sarà allora un’occasione per confrontarsi sul tema della detenzione e della rieducazione attraverso progetti culturali. Con questo film infatti vogliamo far conoscere l’esperienza di un laboratorio di scrittura creativa che Silvana Ceruti da 20 anni propone ai reclusi di Opera».
«Attraverso la proiezione di “Levarsi la cispa dagli occhi” vogliamo creare un ponte tra il “dentro” e il “fuori”, tra detenuti e cittadini liberi, nella speranza di accorciare le distanze e di abbassare i muri dell’indifferenza, della paura e del pregiudizio».
Muri, sbarre, chiavi. Il carcere è un posto di frontiera. Ma lettura e scrittura possono aiutare a ritrovare un senso, a dare valore a giorni sempre uguali. Le poesie dei detenuti, i loro scritti, le loro pagine preferite ci accompagnano in un viaggio all’interno del carcere alla ricerca del significato della parola Libertà.
Il film è girato nel carcere di massima sicurezza di Milano-Opera, dove scrittori e artisti vengono invitati “dentro” per creare un ponte con il “fuori”. Ed è proprio in questo spazio di confine che la nostra umanità ha una seconda chance, ritrovando nel linguaggio poetico e letterario un punto di incontro e di riscatto. E al di là del dolore, della desolazione e a volte della violenza, è possibile una nuova alfabetizzazione emotiva che prova a ricollocare se stessi dentro un diverso destino.

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