Concerto inaugurale della XIV edizione di Milano Arte Musica, che si terrà giovedì 23 luglio, con la partecipazione di Maurizio Croci e Maurizio Salerno, che si esibiranno agli organi della Basilica di Santa Maria della Passione

Maurizio Salerno organo

Giovedì 23 luglio, alle ore 18.00 e alle ore 20.30, la Basilica di Santa Maria della Passione ospiterà il primo concerto della quattordicesima edizione di Milano Arte Musica, festival internazionale di musica antica.
Maurizio Croci, che assume quest’anno la direzione del festival, e Maurizio Salerno si esibiranno agli organi monumentali della Basilica con un programma dedicato a tre autori straordinari del repertorio barocco: Bach (Aria variata alla man[iera] italiana BWV 989 e Concerto in do maggiore BWV 1061a), Händel (Sonata in sol maggiore HWV 579) e D. Scarlatti (Sonata in re maggiore K 287 e K288).

Aria. Variata. all[a] Man.[iera] Italiana recita il manoscritto più antico a tramandarci l’unica opera bachiana destinata a una delle forme principe della musica occidentale oltre al capolavoro della maturità, le Variazioni Goldberg. In questa frequentazione del giovane Bach con la «maniera italiana», cioè con i modi compositivi ascritti al magistero della Penisola, è possibile individuare un comune denominatore fra i tre giganti della tastiera del tardo barocco, Bach Händel e Domenico Scarlatti, com’è noto, per un capriccio della storia della musica, coetanei (videro la luce nel breve giro di otto mesi). Tre virtuosi nell’esecuzione (all’organo, al clavicembalo e, sicuramente Bach e Scarlatti, anche al fortepiano), accompagnati dal colorito corteo aneddotico di giudizi dei contemporanei sul primato di ciascuno all’uno o all’altro strumento, ma anche tre autori straordinari d’una produzione eccellente e generosa per gli strumenti citati. Produzione quantomai vasta, varia e multiforme quella bachiana, monumento che gode da oltre due secoli d’un culto devoto; assai più contenuto e meno frequentato il catalogo händeliano per la tastiera, che pure rappresenta un contributo storico importante e offre valori estetici evidenti; apparentemente consacrata, con assiduità quasi quotidiana, a un unico genere, la produzione di Domenico Scarlatti: un genere, la sonata, che si rivela, nella mente e sotto le dita del compositore napoletano, microcosmo brulicante di soluzioni formali e atteggiamenti espressivi sempre nuovi. Nessuno di costoro trascorse la propria esistenza nella Penisola, ma per tutti l’“italianità” rappresentò un’esperienza cruciale, un richiamo costante, un linguaggio stabilmente insediato nel mezzo secolo, la prima metà del Settecento, della loro creatività. Scarlatti in Italia ci nacque e vi restò durante una giovinezza operosa, tra Napoli e Roma, prima di salpare definitivamente per la Penisola Iberica nel 1719, a 33 anni; Händel vi trascorse un lungo viaggio di formazione nella stagione fondamentale dei suoi vent’anni, dal 1706 al 1710, caratterizzato da una produttività prodigiosa e da una disponibilità inesausta a far proprio un idioma musicale che non abbandonerà più; Bach, che pure non si avventurò oltre i confini della Germania, venne tuttavia in contatto con la musica italiana già dall’apprendistato col fratello maggiore Christoph (1695-1700) e ne approfondì la conoscenza grazie alla fornitissima biblioteca del duca di Weimar, straordinariamente accresciuta dal principe Johann Ernst nel 1713.

Il programma di questo concerto inaugurale esibisce la meravigliosa versatilità dell’organo barocco, riconducendo alla sua tastiera una molteplicità di generi e forme. Composizioni non sempre nate per l’organo o per l’organo solo, ma agevolmente a questo riconducibili, grazie alla capacità dello strumento di dar voce alle strutture architettoniche astratte della musica strumentale barocca, in una tensione costante e feconda tra grandiosità e intimismo, cantabilità e contrappunto, esuberanza e raccoglimento.
L’apertura è affidata a un lavoro giovanile del ventenne Bach, l’Aria variata alla maniera italiana di cui si è detto in esordio. Sulla scorta di una tradizione già consolidata in terra tedesca (e nella stessa famiglia Bach), dieci fantasiose variazioni sfidano l’interprete a cimentarsi in un ricco campionario di figurazioni organistiche chiamate a ornare un’aria dal sapore melodico italiano. Händel ci viene incontro col piglio baldanzoso della Sonata in Sol maggiore HWV 579, lavoro plausibilmente giovanile (forse risalente al viaggio in Italia, ma pubblicato ad Amsterdam da Roger attorno al 1720) che propone sui due manuali del clavicembalo, o appunto all’organo, la ricchezza di colori e contrasti dinamici con cui il genere del concerto aveva incantato le platee europee. Gli risponde a una quinta di distanza Domenico Scarlatti con una coppia di sonate in Re maggiore, anch’esse risalenti probabilmente alla gioventù del genio, prescritte nella fonte parmense Per Organo da Camera con due Tastatura [sic] Flautato e Trombone: la prima di queste è un vero e proprio voluntary, in cui, ha scritto Giorgio Pestelli, «in onore dell’organo viene imbastita una commedia nello stile severo, con imitazioni e stretti».
A fine programma trapianta sulla tastiera un altro genere per eccellenza italiano il Concerto in Do maggiore BWV 1061a, composto da Bach a Weimar o al più tardi nel primo periodo di Cöthen originariamente per due clavicembali soli e trascritto un decennio più tardi col ripieno degli archi. Trasmessoci nelle parti redatte da Anna Magdalena Bach, questo lavoro testimonia la piena metabolizzazione dei modelli italiani, ricca di conseguenze nel catalogo bachiano. Purissima invenzione a quattro voci è il centrale Adagio ovvero Largo, d’interiorità tersa e tesa; una Fuga, aperta da una doppia esposizione a tre voci da parte di entrambi i solisti coronerà il concerto; ma forse ancora più sorprendente sarà risultato l’intrico serrato delle parti nella pagina d’apertura. Il contrappunto vivifica infatti bachianamente la selva spessa e viva d’un ordito sempre serrato, ispirato a un horror vacui in cui si esaltano reciprocamente l’ingegno profondo dell’Autore e il leggendario talento dell’interprete, senza che la densità della scrittura giunga mai a offuscare mai la verve esuberante che rappresenta lo spirito più autentico del concerto italiano.

Maurizio Croci è un organista e clavicembalista attivo sulla scena internazionale, Professore alla Haute Ecole de Musique de Lausanne (HEMU).
Laureato al Concorso Internazionale “Paul Hofhaimer” di Innsbruck, è stato invitato a tenere concerti in Europa, Russia e Giappone, suonando tra l’altro al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, alla Musashino Concert Hall di Tokyo e in festival come Toulouse les Orgues, Organ Festival Holland, St Albans International Organ Festival. Nel 2000, ha eseguito a Berna l’integrale dell’opera organistica di J.S. Bach.
Ha pubblicato numerosi CD dedicati, tra gli altri, a G. Frescobaldi, J. S. Bach, G. F. Kauffmann, A. Soler (in duo con P. van Dijk), A. Gabrieli, C. Monteverdi (alla guida dell’ensemble “Il Pegaso”, da lui fondato nel 2012) ottenendo riconoscimenti dalla critica internazionale.
Per la sua ultima registrazione dedicata a J. S. Bach Bach mirrored, ha vinto nel 2017 il “Preis der Deutschen Schallplattenkritik”.
Dal 2005 è Professore di Organo presso la Haute Ecole de Musique de Lausanne (Svizzera) e, dal 2004, Professore di clavicembalo presso la Civica Scuola di Milano.
Dirige attualmente un progetto biennale di ricerca HES-SO sulla musica rinascimentale per strumenti da tasto e a pizzico.
È stato invitato a tenere corsi di perfezionamento in Europa, Russia e Giappone e come membro della giuria di concorsi internazionali, tra cui St Albans International Organ Competition, Concorso Organistico “Xavier Darasse” a Tolosa, il Concorso Organistico Schnitger ad Alkmaar, il Grand Prix ECHO a Freiberg e Treviso, il Premio Internazionale di Composizione per i Sei Organi Storici di Mafra, ecc.
Maurizio Croci si è diplomato in Organo e Clavicembalo presso i Conservatori di Milano e Trento e ha continuato i suoi studi alla Schola Cantorum di Basilea con Jean-Claude Zehnder e Andrea Marcon. Si è laureato summa cum laude in Musicologia all’Università di Friburgo sotto la guida del Prof. Luigi Ferdinando Tagliavini.
Entusiasta promotore degli organi storici, è stato consulente per i restauri di strumenti storici italiani e per la costruzione di nuovi strumenti. Dal 2005 è membro del consiglio dei direttori artistici del network European Cities of Historical Organs (ECHO), associazione di città europee per la tutela e la valorizzazione degli organi storici.
Dal 1998 è direttore artistico del Festival International d’Orgue de Fribourg (Fondation Académie d’Orgue de Fribourg), di cui è fondatore.

Maurizio Salerno, nato a Milano nel 1970, si è diplomato in organo e composizione organistica presso il Conservatorio della sua città, in clavicembalo presso i conservatori di Lugano e Torino, e in Musica Sacra presso il conservatorio di Roma. Si è perfezionato presso la Schola Cantorum di Basilea con Jean-Claude Zehnder e in seguito ha studiato con Andrea Marcon.
Come solista si esibisce regolarmente in Italia e in Europa, e ha inoltre tenuto concerti negli Stati Uniti, Sud America, Russia e Australia. Ha collaborato con diversi solisti e gruppi strumentali, tra i quali si segnalano l’Orchestra Mozart (dir. Claudio Abbado), l’Orchestra della Svizzera Italiana e I Barocchisti della RTSI (dir. Diego Fasolis), l’orchestra I Pomeriggi Musicali (solista, prima esecuzione assoluta del concerto I tempi di Dafne per due clavicembali e orchestra di Carlo Galante).
Insieme al violinista Stefano Montanari – con il quale ha inciso le Sonate per cembalo obbligato e violino di J. S. Bach – ha fondato l’ensemble L’Estravagante, con il quale ha inciso l’integrale delle Sonate per violino, viola da gamba e clavicembalo di D. Buxtehude, pubblicate con Arts, la Musikalische Ergötzung di J. Pachelbel, le Sonate a tre op. 1 di A. Vivaldi pubblicate da Naïve.
Ha inciso un CD dedicato alle opere organistiche della maturità di J. S. Bach. In duo con Edoardo Bellotti ha registrato un CD riguardante le opere per due organi di Bach e Händel, uno sulla versione organistica delle Sette Ultime Parole di Cristo sulla Croce di J. Haydn ed uno sui Musikalische Sterbens-Gedanken di J. Pachelbel, entrambi in collaborazione con la rivista Amadeus, oltre alla registrazione delle Sonate a due bassi di Bernardo Pasquini per La Bottega Discantica.
Ha tenuto masterclass di interpretazione, improvvisazione e musica sacra per numerose istituzioni accademiche in Italia e all’estero (tra le quali, nel 2010 la Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo di Pistoia e nel 2012 il Festival di Forbach-Völklingen). È stato membro della giuria in concorsi organistici internazionali (2012, International Organ Competition Jan Pieterszoon Sweelinck, Amsterdam).
È organista titolare della prestigiosa Basilica di Santa Maria della Passione a Milano.
È titolare della cattedra di organo e composizione organistica presso il Conservatorio di Brescia.

BIGLIETTI
23 luglio: posto unico numerato 10 euro
Bambini under 12: posto unico numerato gratuito
Giovani under 26: posto unico numerato 5 euro
Punti vendita: sul posto, secondo disponibilità, 40 minuti prima di ogni concerto; online (con diritto di prevendita): Circuito Vivaticket www.vivaticket.it
È fortemente consigliato l’acquisto in prevendita

SEDE
Basilica di Santa Maria della Passione
Via Conservatorio 16, Milano
MM San Babila, tram 9, 19, bus 54, 61, 94

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