Approccio “family friendly”: questa la “ricetta” dei Consultori di ispirazione cristiana che guardano al futuro per i bisogni di singoli e famiglie tenendo conto della persona nella sua interezza. L'intervento di don Edoardo Algeri, Presidente della Confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione cristiana, al Convegno nazionale di Catania

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“Bambini e ragazzi: quale futuro?” questo il tema del Convegno Nazionale avvenuto a Catania dal 18 al 20 gennaio a cui hanno preso parte i consultori familiari di ispirazione cristiana, rappresentati dalla Confederazione Nazionale e da UCIPEM, con un intervento di don Edoardo Algeri, Presidente della Confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione cristiana, dal titolo: “Il lavoro nei consultori familiari: un sostegno alla famiglia in prevenzione”.

Due gli spunti. Il primo più di quadro generale e quantitativo, misura la rilevanza sociale, preventiva e socio sanitaria che giocano i Consultori familiari di ispirazione cristiana: 200i consultori operanti in tutte le regioni italiane; 78 quelli della rete Ucipem; nei50 consultori della rete FeLCeAF (Federazione Lombarda dei Centri di Assistenza alla Famiglia) 180.000 le persone visitate, ascoltate, accompagnate, di cui circa 60.000 ragazzi e adolescenti in ambito scolastico con attività di prevenzione sui temi della sessualità e dell’affettività.

Il secondo, di visione di insieme, individua alcuni principi chiave che in qualche modo tracciano la strada per i consultori di matrice cristiana, partendo dal principio, afferma Don Algeri che: “le famiglie cambiano, faticano, si spezzano e si ricompongono, ma la famiglia sembra restare al suo posto di prima, in classifica fra gli ideali di gran parte delle persone, come dimostrano diversi indicatori sociali. Anche chi esce da un’esperienza difficile di famiglia sente il bisogno di ricostituirne un’altra più solida. Le forme familiari mutano, ma il bisogno di famiglia sembra attraversare le crisi e le generazioni.

Pertanto, i nostri consultori, sono chiamati a non perdere di vista questo assunto di partenza, guardando anzitutto alle persone e alle famiglie che accedono ai nostri servizi non come a utenti, ma a soggetti portatori di fragilità e di bisogni, spesso e non solo strettamente di tipo sanitario,aiutandoli nella fatica di educare, a ben-trattare i loro figli, a sostenere i fattori protettivi del loro sviluppo, ad andare incontro in modo innovativo ai nuovi bisogni delle nuove famiglie. Per fa ciò, i nostri consultori con i professionisti che li rendono luoghi così accoglienti e competenti, devono offrire risposte personalizzate, adeguate alla singolarità di ogni persona”.

In tal senso, la legge n. 405/75, istitutiva dei consultori familiari e le successive applicazioni regionali, ci guida affinché venga garantita una crescente attenzione a tutti i membri della famiglia, ove il bambino possa godere del diritto a crescere ed essere educato nella propria famiglia e il riconoscimento al bambino in stato di abbandono di poter contare sul diritto ad avere una famiglia. Una legislazione attenta a rimettere al centro dell’attenzione l’intero e non la parte.

Diviene dunque importante che i nostri consultori non agiscano solo sull’urgenza di dover intervenire sul mal-essere delle tante famiglie secondo un approccio di tipo medico-clinico-sanitario-riparatorio, orientato alla patologia, ma di mettere in campo interventi family friendly, a bassa soglia, facilmente accessibili, localmente collocati, in cui le famiglie sono considerate soggetti con cui costruire gli interventi e non destinatari su cui intervenire, protagonisti e non beneficiari di intervento.

Perché ciò avvenga, si rende necessario un ri-posizionamento del consultorio nei confronti delle famiglie, dei bambini, della società civile, delle comunità locali, del sistema dei servizi alla persona, delle scuole in ordine a questa funzione di sostegno ai genitori nel difficile compito dell’educazione. Il consultorio oggi è chiamato ad “uscire fuori”, in modo tale da avvicinarsi ancor prima che accogliere chi gli si avvicina, di entrare nella quotidianità della vita familiare, poiché è là che le famiglie, di fronte alla rapidità dei cambiamenti sociali e culturali, sperimentano difficoltà nel riconoscere e accrescere la propria autonomia e le proprie risorse e opportunità. Si tratta quindi di affiancare agli interventi «tradizionali» interventi finalizzati a promuovere relazioni significative nella comunità locale.

Incontrare, formare, raccordarsi con nuovi interlocutori che, da punti di vista e da prospettive disciplinari diverse, si dimostrano oggi attenti al tema del sostegno alla genitorialità: insegnanti di scuole di vario ordine e grado, dirigenti scolastici, pediatri, educatori dei servizi per la prima infanzia, di servizi educativi di vario tipo quali le ludoteche o i nuovi centri per le famiglie, delle strutture tutelari, operatori di altri enti quali i Comuni, di altri servizi come quelli delle équipe di neuropsichiatria infantile, dei Sert, i volontari e gli operatori del privato sociale, ecc.

Esercitare le funzioni di sostegno alla genitorialità di cui il consultorio familiare è titolare significa ampliare il proprio modello di riferimento in un continuum di interventi: da consultorio/ambulatorio in cui si gestiscono prestazioni di tipo specialistico a servizio della comunità, che orienta e sostiene le competenze di una molteplicità di soggetti, più che dispensare le proprie da erogatore di servizi e informazioni di carattere sanitario e assistenziale a luogo generatore di relazioni, formazione e opportunità.

Per informazioni
Fe.L.CE.A.F – Federazione Lombarda dei Centri di Assistenza alla Famiglia
Via S. Antonio, 5 – Milano
+39 02 58391369
Email:felceaf4777@gmail.com; Web: www.felceaf.it

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